Bloc-notes

LADRO! ANZI, LADRONE.

Gesù non finisce mai di sorprendere. In tante circostanze rivela il suo volto umano. Ma è nel perdono che Gesù offre il suo vero Essere ed il tocco sublime del suo perdono lo tratteggia Luca nel capitolo 22:  un ladro, anzi un ladrone rimasto tale fino all’ultimo ed ancora un furto, prima di morire: Il paradiso

 

 

di Carmelo Cordiani

          Gesù non finisce mai di sorprendere. L’Evangelista Matteo, nel capitolo 11, ci presenta Gesù particolarmente comprensivo, al punto da invitare “gli oppressi e gli affaticati” ad avvicinarsi, ad andare da Lui per trovare sollievo. Offre i suo “giogo” perché è “soave” e “leggero”. Che paradosso! Gli oppressi e gli affaticati devono ancora caricarsi di un giogo per trovare “sollievo”. Ma Gesù precisa di essere “mite ed umile di cuore” (Mt. 11, 28): chi è mite ed umile non può appesantire gli oppressi e gli affaticati perché irradia quel clima di serenità che alleggerisce il carico delle sofferenze.

 

In tante altre circostanze Gesù rivela il suo volto umano. Nel capitolo 18, sempre di Matteo, Pietro “avvicinandosi gli disse: Signore, se il fratello pecca contro di me, quante volte gli dovrò perdonare? Fino a sette volte?” E Gesù: “Non dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette”.

 

Più avanti (Mt 19,10) quando gli furono presentati dei bambini, perché imponesse le mani, ai discepoli che li sgridavano disse : “Lasciate stare i bambini e non impedite loro di venire a me; perché il regno dei cieli è di quelli che sono come loro”. Un quadro meraviglioso che sottolinea la tenerezza di Gesù. Forse i discepoli si aspettavano che il Maestro dicesse ai bambini di diventare grandi, di comportarsi come i grandi… La sua logica è il contrario della nostra

 

Ma è nel perdono che Gesù offre il suo vero Essere. La risposta a Pietro anticipa quanto approfondirà in circostanze ben dettagliate. L’Evangelista Luca (Lc 7,36) riferisce  di un invito a pranzo in casa di un fariseo. Gesù non è molto tenero nei confronti dei farisei; tuttavia accetta, entra nella casa e si mette a tavola. “Ed ecco , una donna, che era una peccatrice della città, avendo saputo che (Gesù) stava a mensa del fariseo,, portò un vasetto di alabastro pieno di profumo, e stando dietro, vicino ai piedi di lui, piangendo cominciò a baciargli i piedi con le lacrime, e li asciugava con i capelli del capo; poi baciava i piedi di lui e li ungeva di profumo”. Scandalo per il fariseo! Una peccatrice che si è permessa di entrare nella sua casa, che si avvicina a Gesù, che gli bacia i piedi…! Ma come osa? Gesù, se fosse veramente un profeta, dovrebbe sapere con che razza di donna ha a che fare. Gesù, leggendo nel pensiero e nel cuore del fariseo, racconta  di quel creditore che condona il debito a due debitori che non avevano la possibilità di pagare: cinquecento denari uno, cinquanta l’altro. Chi dei due amerà di più il creditore? “Rispose Simone (il fariseo): Quello, penso, al quale ha condonato di più”. Bene: A questa donna “sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha amato molto”.

 

Il capitolo 15 di Luca è un inno al perdono. Il pastore che va in cerca della pecora che si è smarrita, la vedova che mette sottosopra la casa perché ha perduto dieci dracme, concludono allo stesso modo: “Ci sarà gioia nel cielo per un peccatore che si converte” (Lc 15,7). Ma un vero capolavoro è più avanti, quando Gesù inizia: “Un uomo aveva due figli…”. Conosciamo il dramma e la disavventura del giovane che chiede, ottiene e sperpera la parte della sua eredità. Sappiamo che il padre, nel rispetto della libertà del figlio, non oppone alcuna resistenza. Soffre dentro, sente venir meno una parte di se stesso, vive con la lontana speranza che un giorno…Quel giorno spunta, insieme al figlio che ritorna deluso, stanco, pentito: La sua eredità! Ma il padre vedendolo ritornare si commuove, gli va incontro, lo abbraccia, lo bacia, non gli dà il tempo di sentire: “Padre, ho peccato contro il cielo e dinanzi a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio” (Lc 15,21)

Un padre non riesce a dimenticare il figlio, anche il più ribelle. Dal racconto emerge che il padre ha più voglia di perdono di quanta possa averne il figlio nel chiedere perdono.

 

C’è un perdono particolare che attiene ad una particolare e, purtroppo, atavica, pandemia e attualissima trasgressione. Ne parla l’Apostolo Giovanni nel capitolo 8. I farisei sempre attenti a cogliere l’occasione buona per accusare Gesù, gli presentano una donna sorpresa in adulterio. La parola “sorpresa” la dice lunga e dimostra che la povera vittima veniva “monitorata”, diremmo oggi, proprio per avere un’esca appetitosa. “Maestro, questa donna è stata sorpresa in fragrante adulterio. Ora, Mosè nella Legge ci ha ordinato di lapidare queste tali. Tu dunque che ne dici?” (Gv. 8,4). Gli scribi e i farisei chiedono a Gesù una specie di autorizzazione a procedere. Proprio loro, per i quali Gesù ha tuonato più di una volta, definendoli “Razza di vipere”, “Sepolcri imbiancati”, gente che carica sulle spalle degli altri pesi che non toccherebbe nemmeno con un dito. Ma, si sa: I più esigenti, gli osservatori più pignoli, quelli che si appellano alle leggi, ai quali non sfugge nulla degli altri sono gli stessi che si macchiano delle medesime colpe che condannano. Ipocriti, volti impenetrabili, coscienze putride, ma che sanno coprire ogni fetore con gli unguenti più sofisticati. Persone, come Gesù li definisce, vestite con pelli di agnelli ma che “dentro” sono lupi rapaci. Alla domanda “Tu dunque che ne dici?”, Gesù assume un atteggiamento di distacco. Si china e “si mise a scrivere per terra con il dito”. Nessuno saprà mai il messaggio insolito ed inaspettato di Gesù che, come i Grandi Maestri, non ci ha lasciato alcuno scritto. Immaginarlo significa ripercorrere tutti gli atteggiamenti di Gesù nei confronti dei farisei, degli scribi, degli ipocriti, dei falsi profeti, dei superconoscitori della Legge e dei professionisti della inosservanza della stessa Legge. Ma il contenuto forte del suo pensiero è chiaro nella risposta: “Chi di voi è senza peccato scagli per primo una pietra contro di lei” (Gv. 8,7). “Chi di voi…” Gesù alza la testa. Il suo sguardo  penetra nelle pieghe più sottili degli accusatori che se ne vanno “uno dopo l’altro, cominciando dai più vecchi fino all’ultimo”. Poi si alza. Guarda la donna le domanda dove sono i suoi accusatori. Restano soli. “Nemmeno io ti condanno”.

 

 Ma il tocco sublime del suo perdono lo tratteggia Luca nel capitolo 22. Il Sinedrio aveva, ormai, deciso : Quel Maestro scomodo deve morire. Falliti i tentativi di “sorprenderlo” con il tributo a Cesare, con l’osservanza del sabato, con la peccatrice pubblica ricorsero alla strategia più spicciola: L’arresto. Poi si vedrà. Si servirono, corrompendolo ( strategia attuale!) dell’amico, dell’Apostolo, di chi condivideva anche il cibo con Gesù; capovolsero il princio “Nemo malus, nisi probetur” ( roba dei nostri giorni!) e trascinarono Gesù davanti a Pilato che crollò quando sentì dirsi: “Se non lo condanni non sei amico di Cesare”. Mors tua, vita mea. E Gesù fu crocifisso. Insieme a Lui due ladri. Uno sa di meritarsi la morte. Lo confessa come inevitabile conseguenza delle sue azioni. Ma Gesù no. E’ innocente; “Lui non ha commesso nulla di fuori posto”. Poi rivolto a Gesù dice: “Ricordati di me quando verrai nel tuo regno” ( Lc. 23,42). “Era circa l’ora sesta”. Gesù sta morendo, ma si rivolge al ladro per rispondergli: “ In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”.

Un ladro, anzi un ladrone rimasto tale fino all’ultimo. Ancora un furto, prima di morire: Il paradiso.

  

 

Cordiani Carmelo - Bloc-notes: «LADRO! ANZI, LADRONE. Gesù non finisce mai di sorprendere. In tante circostanze rivela il suo volto umano. Ma è nel perdono che Gesù offre il suo vero Essere ed il tocco sublime del suo perdono lo tratteggia Luca nel capitolo 22:  un ladro, anzi un ladrone rimasto tale fino all’ultimo ed ancora un furto, prima di morire: Il paradiso», Galatro (RC),  11 Febbraio 2010

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