Mina

258. PADRI E MADRI I PEGGIORI TIFOSI

Piccoli ultrà crescono
 

 

Mina



“SOGNO una squadra di orfani». Questo era il paradossale desiderio di un allenatore di una squadrina di bambini. I genitori ne facevano di tutti i colori: dall'urlare parolacce all'inveire contro i padri dei ragazzi della squadrina avversaria. Per non parlare del povero arbitro che non sapeva se ridere o piangere, dato che le frasi urlate contro di lui erano pari pari quelle dei grandi incontri fra squadre di A. Il maleficio della violenza, verbale e fisica, si è insinuato anche nel calcio cosiddetto minore, al punto che oggi e domani, in tutta l'Emilia Romagna, le partite inizieranno con cinque minuti di ritardo. Per stigmatizzare recenti episodi di aggressione ad arbitri e persino risse tra genitori di calciatori che, invece di guardare la partita, riversavano dagli spalti il peggio di se stessi. Nessuna meraviglia. Bellicosi, fanatici, aggressivi, feroci, violenti si nasce. È così. La bestialità è un fatto costitutivo del nostro midollo, della nostra spina dorsale. Per lo meno di una buona fetta di genere, per così dire, umano. Stiamo in piedi a furia di coltellate e di raffiche di mitra. Sì, abbiamo inventato mille forme di convenzioni sociali e di regole più o meno perbeniste e buoniste. Ma questo grumo, questa bomba sanguinaria che molti hanno piantata dentro il petto riesce sempre ad emergere. Soprattutto quando, per affermare il nostro istinto, non esitiamo a spappolare la dignità dell'altro. E' la costante, quotidiana vittoria della logica dell'«homo homini lupus». E a tentare di bilanciare la partita non bastano quei pochi stremati esempi di solidarietà, di amore disinteressato, di carità cristiana, nei quali ci affrettiamo a riconoscerci. Così come non garantisce esiti sicuri e positivi il guardare il viso di nostro figlio nella culla, il nutrirlo di parole chiare (sarebbe forse meglio insegnargli da subito che l'importante è non partecipare), l'opporre velleitarie barriere d'amore alla pervicace risorgenza dei multiformi cazzotti alla dignità umana. È un po' come il giocatore di carte, che alla fine, consegnando i soldi della perdita al vincitore, gli dice: «Tutti in medicine». Quante volte l'ho sentita questa deliziosissima frase. E sotto il finto, tirato sorrisino di uno che vuol far credere che sta scherzando, si vedeva chiaramente che era proprio quello che avrebbe fortemente desiderato. Questo siamo noi. Siamo sempre i pronipoti di chi ha ucciso il fratello. Siamo Caino. Infettati dalla nostra corrosiva, mortale, violenta animalità e massacrati da quel cazzotto di indegnità che amplifica tutta l'impotenza ad essere un «essere umano».
 

 

Secondo me: «258. PADRI E MADRI I PEGGIORI TIFOSI - Piccoli ultrà crescono» - di Mina, La Stampa, Sabato 23 Aprile 2005
http://www.minamazzini.com/

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