Mina

233. Pantaloni a vita bassa:

LE MODERNE DIVISE DEL REGIME CONSUMISTA
 

 

Mina


E dopo la circolare del preside di Avezzano, da tutta la penisola si alza un appello alla resistenza: “Ombelichi d’Italia, unitevi”. Di rimando, pure le natiche, non accettando imposizioni di sorta, preparano cortei e sit-in in cui proclameranno a gran voce che “il sedere scoperto jamás será vencido”.

Dal piattume dei cervelli, come se fossero stati spianati dai bulldozer del nulla, non si eleva nient’altro che l’ovvia rivendicazione a “vestirci come ci pare e piace”. Nessun’altra battaglia ideale sembra varcare le soglie delle aule scolastiche. Le telecamere che lambiscono le scuole non ci rimandano altre immagini, se non quelle di branchi di adolescenti che ostentano jeans strappati con mutanda griffata a mo’ di accessorio, magliette malmesse, piercing in bella vista su ombelichi al vento o incastrati nelle narici, creste ingellate a coprire cervelli sempre più omologati. E mentre rivendicano la libertà di vestirsi a proprio piacimento, ricascano inconsapevoli in un rito che ha il sapore di un’iniziazione barbarica o di un’integrazione al consumismo più acritico. È l’epilogo sconclusionato e tragico di chi, pur senza un regime dittatoriale che li schiacci, non sa cedere al fascino della divisa che irregimenta nel gruppo.

E i padri e le madri? Anche loro, forse, risucchiati dalla civiltà delle vacue ossessioni, vittime di una peste che inibisce la capacità di dire “sì e no” in modo chiaro? Il povero preside viene messo sulla graticola destinata agli educatori troppo invasivi, e intanto, a furia di “tutto è dovuto, tutto è concesso”, tiriamo su generazioni di maschere, di occhi spenti, di orecchie sorde, caricature omologate ad una moda che li vuole solo carne da macello per un rito che, in fondo, è vuota rappresentazione di sé.

A dir la verità, poco mi appassiona il dilemma “jeans abbassati sì o no”. Mi preme di più che un ragazzo sappia ancora guardarsi dentro, prendere a cuore la propria essenza, piuttosto che mostrarsi troppo intento alla buona riuscita della propria rappresentazione nel gruppo dei suoi simili. E mi illudo ancora di pensare ad una scuola dove ci si nutra di domande sulla realtà e di risposte che innalzino il livello della conoscenza. Dove sempre meno accada di sentire quelle sublimi, addirittura geniali castronerie che spesso mi riferisce un mio amico insegnante. Il quale, per esempio, spiegando che Dante in Paradiso viene accompagnato da San Bernardo, si sente chiedere da uno studente “Ma prof, un cane?”. O in un’interrogazione si sente dire da un altro ragazzo che Renzo, di lavoro, faceva il tramaglino e Lucia la mondella e che uno dei compagni di Garibaldi nella spedizione dei Mille si chiamava Nino Biperio, non comprendendo che la ics di Bixio non equivale ad un’abbreviazione da sms.

Oltre ai jeans da tirar su, c’è ben di più da rialzare.
 

 

Secondo me: «233. Pantaloni a vita bassa: LE MODERNE DIVISE DEL REGIME CONSUMISTA» - di Mina, La Stampa, Sabato 16 ottobre 2004
http://www.minamazzini.com/

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