Memorare

di Pino Mulone

 

 

 

 

Le parole: sono suoni per coloro che non si impegnano,
 sono il nome di esperienze per chi le vive

 

 Indice analitico:

 

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Memorare Index
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il nostro scopo, Domenica 20 Agosto 2017
Noi vogliamo conoscere e vivere la fede in Cristo,
affinché il mondo Lo conosca.
Questo è il nostro scopo.
Luigi Giussani

(cit. in "Una strana compagnia" pag.179 ed.Bur Rizzoli €14)

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... se il male esiste, Dio ne è la prima vittima,
Domenica 13 Agosto 2017
I cristiani sanno che Dio non vuole il male.
E se il male esiste, Dio ne è la prima vittima.
(...)
Come può Dio essere toccato dal male?
Immaginate una madre con un figlio malato;
lei può soffrire per suo figlio a motivo del suo amore per lui e identificandosi con lui.
Una madre in perfetta salute può vivere l'agonia del proprio figlio
più dolorosamente che il figlio stesso,
proprio a motivo di questa identificazione dell'amore con l'essere amato.
Come si può pensare che l'Amore di Dio sia meno materno che l'amore di una madre,
mentre tutto l'amore di tutte le madri,
ivi compreso quello della Beatissima Vergine Maria stessa,
non è che una goccia in questo oceano della tenerezza materna di Dio?
E' per questo che nessun essere umano può venire colpito
senza che lo sia anche Dio, in lui, prima di lui e per lui.
Robert Sarah

(cit. in "La Forza del Silenzio" pag.173 ed. Cantagalli €22 )

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Per ascoltare, è necessario fare silenzio, Domenica 6 Agosto 2017
Per ascoltare, è necessario fare silenzio.
Non sto parlando semplicemente di una forma di costrizione
per cui si fa silenzio fisico per non interrompere il discorso altrui,
bensì di un silenzio interiore,
cioè non soltanto diretto all'accoglienza della parola dell'altro,
ma anche di un cuore traboccante di amore umile,
ricco di capacità di attenzione,
di accoglienza fraterna,
di spogliamento volontario e forte della consapevolezza della nostra povertà.
Il silenzio di ascolto è un'attenzione,
un dono di sé all'altro e un segno di eleganza morale.
Deve essere la manifestazione della coscienza della nostra umiltà
per accettare di ricevere l'altro come un dono che Dio ci fa.
Perché l'altro è sempre una ricchezza e un dono prezioso
che Dio ci offre per crescere in umiltà, in umanità e in nobiltà.
Penso che la relazione umana più difettosa
è proprio quella in cui manca il silenzio di attenzione.
Robert Sarah

(cit. in " La forza del silenzio" pag.96 ed. Cantagalli €22)

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L'amore cristiano, Domenica 3 Luglio 2017
L'amore cristiano
non è in contraddizione con le sobrie e severe leggi della vita quotidiana,
con la costrizione a stare assieme con ciò che non è amato,
chiuso e inutile,
non contrasta con i bui tramonti di dolore, demenza, crudeltà e morte.
Non rinnega la colpa, la propria e quella degli altri ,
e non nega il fardello che si accumula ogni ora,
e tutto ciò che è trascurato, inutile e sciupato.
Esso forse comprende benissimo che il mondo deve morire;
lo comprende benissimo da solo.
Ma una volta questa morte fu l'atto d'amore della vita eterna.
Questo "una volta" è bastato per "tutte la volte".
Confidando su questa "volta", il nostro amore può acquistare la fiducia di non morire totalmente nella morte
-non omnis moriar - e persino di cooperare, in maniera abbastanza incomprensibile,
alla trasformazione delle cose.
Il pungiglione della morte è stato eliminato,

perciò esso non colpisce più mortalmente.
In noi c'è qualcosa che sopravvive,
e questo deriva dalla forza dell'unione ipostatica.
Il nostro amore non basterebbe per la trasformazione se non fosse infiammato da un interiore fuoco divino,
che non siamo noi, che divampa da quella profondità in cui
siamo di Dio e Dio è più intimo a noi di quanto noi lo siamo a noi stessi
Hans Urs Von Balthasar

(cit. in "Escatologia nel nostro tempo" pag.71 ed Querniana €17)

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La morte è la fine della vita?, Domenica 23 Luglio 2017
La morte è la fine della vita -
e da sempre solleva questioni che non trovano pace
e che si trascinano dietro altre domande:
in definitiva la vita è stata soltanto un episodio che vien dal nulla e approda nuovamente al nulla?
oppure esiste una vita oltre la morte?
e se sì, in che modo la vita di un uomo,sempre frammentaria e segnata dalla colpa,
può essere sanata e compiuta?
l'uomo sosterrà un giudizio e dovrà arrivare alla verità con se stesso e con gli altri?
chi è il giudice e secondo quale misura l'uomo sarà valutato?
ci sarà un avvocato per i morti da giudicare?
come è conciliabile la speranza di una giustizia dopo la morte con la speranza nella misericordia?
E infine: che cosa avrà Dio stesso dal compimento dell'uomo?
fallirebbe con il suo universale piano di salvezza,
se anche una sola delle sue creature rifiutasse la sua offerta di riconciliazione?
Il luogo classico in cui sono trattate queste e simili domande
è l'escatologia - la dottrina delle realtà estreme, delle realtà ultime.
Jean-Heimer Tuck

(cit. in H. U. Von Balthasar "Escatologia nel nostro tempo" pag.97 ed. Querniana €17)

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Le creature di Dio sono perfette così come sono, Domenica 16 Luglio 2017

Non si può dire certamente che dall'eternità si guarderà indietro
al tempo come passato.
Come se ciò che abbiamo vissuto di più caro,
quello che abbiamo sperimentato di più prezioso ci fosse tolto,
sebbene sostituito da qualcosa di meglio.
Come se la vita eterna fosse una seconda esistenza che segue la prima.
No,
quello che adesso viviamo in modo incompiuto
-quello che adesso dissipiamo e da cui dobbiamo continuamente
prendere commiato- si svelerà nella sua eterna profondità.
Oppure dobbiamo aspettare forse rose più belle,
forse anche più grandi che fioriscono più a lungo
e hanno un profumo migliore?
No,
le creature di Dio sono perfette così come sono,
non c'è il loro doppio.
Solo che adesso non lo vediamo,
ma suo tempo lo vedremo.
Adesso tutto può deporre contro,
ma un giorno tutto deporrà a favore.
Hans Urs Von Balthsar

(cit. in "Escatologia Nel Nostro Tempo" pag.95 ed. Querniana €17)

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Si crede che i bambini non sappiano nulla. Domenica 9 Luglio 2017
Si crede che i bambini non sappiano nulla.
E che i genitori e le persone grandi sappiano qualcosa.
Ora io ve lo dico, è il contrario.
(E' sempre il contrario.)
Sono i genitori, sono le persone grandi
che non sanno nulla.
E sono i bambini che sanno
Tutto.
Perché essi sanno l'innocenza prima.
Che è tutto.
Beato neanche, beato non solo quello
che fosse come un bambino, che restasse
come un bambino.
Ma propriamente beato colui che è (un)
bambino che resta un bambino.
Propriamente, precisamente il bambino
stesso che è stato.
Poiché giustamente è stato dato a ogni uomo
Di essere.
Poiché è dato a ogni uomo di essere stato
Un piccolo bambino latteo
Charles Peguy

(cit. da Pier Paolo Bellini in "il Foglio" del 1/7/17 pag.4)

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I figli non sono nostri, Domenica 2 Luglio 2017
I figli non sono nostri,
assolutamente mai.,
non sono nati nemmeno per farci compagnia.
Hanno un destino loro, ed è buono.
Bisogna avere l'amore di lasciarli andare.
E' la paura nostra che andranno nel grande Nulla a farci tremare.
Ma non è così.
Non è per questo che sono nati: è così evidente.
Sono nati per la loro piena felicità.
Charlie, ma forse non ora,
un giorno andrà nella casa del Padre,
nelle braccia del Padre nostro che sei nei Cieli.
Ce lo porteranno i santi Angeli.
E sarà più felice che se fosse vissuto.
Andrà bene così, Charlie.
Maurizio Crippa

(cit. in "Il Foglio" 1/7/17 pag.1)

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Quando andiamo ad incontrare un ladro, noi portiamo noi stessi a quell'incontro. Domenica 25-06-2017
Quando andiamo ad incontrare un ladro, noi portiamo noi stessi a quell'incontro.
Gesù non ha avuto problemi ad andare a casa di Zaccheo,
senza bisogno di spiegargli tutta la sua teologia o le regole morali.
E' andato perché la verità si incarnava nella sua persona.
Il problema è:
che persone incontra chi ci incontra?
Se quello che incontrano in noi è semplicemente un manuale di cose da fare,
lo conoscono già e non sono capaci di metterlo in pratica.
Ma se si trovano davanti una persona che offre loro amore,
cominceranno a desiderare di andar dietro a quella persona
e di essere come lei, che è ciò che è accaduto con Gesù
Juliàn Carròn

(cit.in "Se non pensiamo che Francesco sia la cura è perché non capiamo la malattia" in www.clonline.org)

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Tu potrai scoprire se la realtà è positiva se la assecondi, Domenica 18 Giugno 2017
Io ti posso assicurare di si,
ma non ti serve granché, se tu
non lo scopri dall'interno della tua esperienza.
Che la realtà è positiva tu l'hai sentito,
ma non basta ripetere la frase giusta perché sia tua.
E qui di nuovo ritorna la questione della libertà.
[...]
Tu potrai scoprire se la realtà è positiva se la assecondi.
Juliàn Carròn

(cit. in " Appunti dalla Scuola di Comunità di Julian Carron 24 Maggio
2017" in www.clonline.org)

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La Madre è sempre presente, Domenica 11 Giugno 2017
La Madre era là quando il Figlio moriva;
ma è sempre presente anche là dove c'è qualcuno che muore;
nel suo amore, non separa il Figlio dell'uomo dai suoi fratelli;
essa ha accompagnato il Figlio, accompagna dunque tutti i suoi fratelli,
accompagna per servire, per aiutare.
Ciò che ha ricevuto lo mette a disposizione.
La fecondità permanente del suo amore è percepibile là dove uno che muore
ha paura di non incontrare più l'amore,
là dove, alla fine della sua vita, riconosce che ha amato troppo poco,
ha creduto troppo poco e troppo poco ha sperato.
Allora essa interviene con il suo amore affinché germogli un nuovo amore,
una nuova speranza e una nuova fede..
E la forma di questo 'nuovo' è:<< Che avvenga secondo la tua parola>>,
perché ogni persona che muore non può più fare altro che lasciare fare,
senza porre domande e in un abbandono totale.
In questo modo si svela il senso della morte, mentre si svela il senso della
vita della Madre e del Figlio, e l'accompagnamento nella morte diventa
un accompagnamento della vita al di là della morte nella vita eterna.
Adrienne von Speyr

(cit. in "Il mistero della morte" pag.103 ed. Centro Ambrosiano €12)

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I tempi sono cattivi, Domenica 6 Giugno 2017
<<I tempi sono cattivi>> diceva san Paolo agli efesini, nella lettera che scriveva loro:
tra allora e ora la differenza è minima, anzi,
forse ora la situazione è aggravata,
perché, come diceva giustamente una scrittrice inglese convertitasi al cristianesimo,
<< gli uomini raramente apprendono ciò che credono già di sapere>>.
Tutti credono di sapere cos'è il cristianesimo, cos'è Cristo,
e perciò nessuno più lo impara, mentre - almeno - duemila anni fa
era una cosa nuova!
Luigi Giussani

(cit. in "Una strana Compagnia" pag.206 ed. Bur - Rizzoli €14)

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Non è la realtà che è brutta, il problema è che vedi quel che vuoi vedere. Domenica 21 Maggio 2017
Quante volte chiamiamo realtà ciò che vogliamo vedere?
Quante volte abbiamo fatto lo sforzo di puntare lo sguardo sulla verità delle cose,
davvero curiosi di arrivare al cuore delle cose?
Se facessimo queste lavoro, che si chiama conversione,
la nostra vita vedrebbe cose che altrimenti non può vedere,
che il pregiudizio impedisce di vedere.
Non è la realtà che è brutta, il problema è che vedi quel che vuoi vedere.
La realtà è quella, è sempre lì.
Puoi aprire la finestra, vedere che piove e maledire;
oppure esclamare con san Francesco; <<Laudato si', mi' Signore, per sor' acqua>>.
La realtà è quella, piove. ma perché Francesco vede di più?
Perché la medesima realtà genera in lui una pace, una gratitudine e una lode,
mentre in noi suscita rancore, risentimento, malumore?
E' un modo di guardare.
Bisogna avere il coraggio di lasciare che qualcosa, qualcuno, ci muti lo sguardo,
ci aiuti a guardare.
Franco Nembrini

(cit. in "In Cammino con DANTE" pag.269 ed. Garzanti €169)

 

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...anche se io non lo vedo c'è un bene grande, Domenica 14 Maggio 2017
[..] occorre qualcuno <<che discernesse/ de la vera cittade almen la torre >>:
qualcuno il cui compito è vedere la meta.
Uno che ti assicura sulla meta, che risponde alla grande domanda che è il cuore dell'educazione;
"Assicurami che valeva la pena venire al mondo,
assicurami che anche se io non lo vedo c'è un bene grande,
c'è un bene per cui vale la pena fare questo sacrificio".
Perché ci vuole uno che discerne, che nella << selva oscura>> della vita,
nelle nebbie dell'esistenza, veda la meta.
Non vedrà la città, non vedrà tutto;
ma << almen la torre>>, ciò che segnala quello a cui tutti siamo destinati.
Franco Nembrini

(cit. in "In Cammino con DANTE" pag. 167 ed. Garzanti €16)

 

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Ma un amore condizionato a un "se" si chiama ricatto, Domenica 07 Maggio 2017
Quante volte è come se dicessimo al figlio:
" Sono la tua mamma, certo che ti voglio bene;
ma quanto più bene ti vorrei se tu fossi così e cosà,
facessi questo e quest'altro, ti comportassi come dico io
e non come vuoi tu...." e così via.
Ma un amore condizionato a un "se" si chiama ricatto.
L'amore vero, quello di cui tutti abbiamo bisogno,
è l'amore di Dio come lo descrive a un certo punto san Paolo:
<< mentre eravamo ancora peccatori, Cristo morì per noi>> (Romani 5,8).
Un amore che ti sceglie senza condizioni, che non ti chiede prima di cambiare.
Mia mamma e mio papà mi hanno voluto bene così:
io sapevo che avrebbero dato la vita per me in quel momento,
senza chiedermi prima di essere migliore, di cambiare, di prendere otto a scuola,
di laurearmi...Senza condizioni: questo è l'amore.
Franco Nembrini

(cit. in " In Cammino con DANTE" pag.66 ed. Garzanti €16)

 

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La ribellione totalmente irrazionale dell'uomo, Domenica 30 Aprile 2017
[...] la figura di Capaneo è sempre rimasta per me l'immagine più potente
della ribellione totalmente irrazionale dell'uomo.
Perché dico totalmente irrazionale?
Perché, se appena uso la ragione, qual è la prima evidenza che noto
a proposito della mia vita?
Che non mi faccio da me.
Non c'ero e adesso ci sono.
Non mi sono fatto da me, e non mi faccio da me ora:
che io continui a respirare, che il mio cuore continui a pulsare,
dipende da una forza che non faccio io.
La prima evidenza della vita è che io dipendo.
Anche un ateo leale con l'evidenza non può non riconoscerlo:
da Dio o dalla natura, comunque io dipendo.
Una vita davvero umana, una vita secondo la statura umana,
una vita secondo la grandezza della ragione umana,
non può non partire da questa evidenza:
l'evidenza di una originaria dipendenza.
Franco Nembrini

(cit. in "In Cammino con DANTE" pag.88 ed Garzanti €16)

 

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Veramente vale la pena essere nati? Domenica 23-04-2017
[....] veramente vale la pena essere nati?
E' la domanda che ci assale quando la vita, pur con tutta la sua bellezza,
con tutta la sua promessa, ci mette alle strette:
perché vale la pena essere nati?
[...] non sarebbe valsa la pena  essere nati se non avessimo la speranza di una vita compiuta , per sempre.
Come ci ricorda la lettera agli Ebrei, vivere sarebbe una condanna,
perché tutti vivremmo nella paura della morte,
[....].Invece noi possiamo riconoscere la positività ultima della creazione,
della vita dell'uomo, della vita di ciascuno di noi,
alla luce della vittoria di Cristo,
perché lì trova risposta compiuta la grande domanda sul significato della nostra vita..
[.....] Senza la risurrezione di Cristo, che cosa sarebbe la vita, quale sarebbe il suo significato?
[....] Don Giussani non usa mezzi termini:
<<Senza la risurrezione di Cristo, c'è una sola alternativa: il niente>>
Juliàn Carròn

(cit. in "Esercizi della Fraternità di Comunione e liberazione 2015)

 

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La condizione umana del cristiano è radicalmente cambiata. Domenica di Pasqua, 16 aprile 2017
Grazie alla fede nella risurrezione di Cristo, la condizione umana del cristiano è radicalmente cambiata.
Sa che deve morire, che la sua vita è un inesorabile cammino verso la morte.
Ma possiede qualcosa che lo distingue dal non credente:
ha la certezza che il suo ingresso nella morte sarà, come è stato per Cristo,
un ingresso nella risurrezione, nella vita senza necessità né possibilità di morire.
Detto con le parole di sant'Agostino, il cristiano ormai ormai non conosce solo due istanze,
nascere e morire, bensì tre; nascere , morire e risuscitare.
Apparentemente, la morte non è cambiata; e di fatto, per quelli che - come dice san Paolo-
non hanno speranza, non è cambiata.
Per il cristiano, invece, mediante la morte e la risurrezione di Cristo la morte ha perso la sua efferatezza
e si è trasformata in cammino verso Dio, verso la vita di Dio, insieme a Cristo.
Per questo la vita del cristiano non sarà più un cammino penoso, implacabilmente schiavo del timore della morte.
Ma tutto ciò a una condizione:
che la sua fede in Cristo morto e risorto sia sempre una realtà viva, che tale fede sia
- nel senso più reale del termine - il suo pane quotidiano.
Mariano Herranz

(cit. in "San Paolo attraverso le sue lettere" pag. 180 ed.Marietti 1820 €26)

 

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il problema della vita non è ... , Domenica 9 Aprile 2017
[...] il problema della vita non è accontentarsi, ma essere contenti.
Sono due cose diversissime.
Essere contenti è lo scopo della vita,
è sempre intrapreso e mai compiuto,
il desiderio di essere contenti è proprio quel che spinge Dante al cammino della Commedia,
è quello che muove ciascuno nella vita a continuare a cercare.
Accontentarsi è invece l'inferno,
legarsi a particolari che non hanno consistenza,
offrire una dedizione incondizionata a realtà effimere.
Afferrarsi, come Farinata, a un particolare,
e di quello fare il proprio idolo,
affermandolo contro tutti e contro tutto.
Franco Nembrini

(cit. in "In cammino con DANTE" pag.86 ed Garzanti €16)

 

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Se l'inferno è il luogo dell'assenza di Dio, Domenica 2 Aprile 2017
Se l'inferno è il luogo dell'assenza di Dio, è il luogo
dell'assenza della misericordia, dell'impossibilità
di cambiamento e di perdono.
[....]
Quando sei inferno per tua moglie, per i tuoi figli?
Quando li guardi e li crocifiggi al loro male, al loro difetto, al loro limite.
L'inferno è proprio un modo con cui ci si tratta,
perché se io ti incontro e di te vedo solo il limite e ti identifico con quel limite,
io ti tratto da inferno:
ti condanno senza appello, non c'è possibilità di redenzione, non c'è salvezza.
Non può cambiare niente, nulla di nuovo può avvenire:
questo è l'inferno, quando niente può più cambiare perché il male ha
detto la parola definitiva.
Franco Nembrini

(cit. in "In cammino con DANTE" pag.15 ed. Garzanti €16)

 

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Incapaci di colmare l'abisso della diversità, Domenica 26 Marzo 2017
Il dolore nasce dalla impossibilità di corrispondenza dell'assetto o dell'atteggiamento
dell'altro con quello che noi abbiamo pensato o immaginato,
sia come progetto buono su di lui, sia come soddisfazione di una nostra esigenza affettiva.
Il dolore nasce dall'accorgersi di essere incapaci di colmare l'abisso della diversità.
Perché la diversità è veramente un abisso, che soltanto un nesso con l'Infinito, con Dio,
può far superare (provate a pensare, mogli e mariti, alla diversità su un particolare: anche questo è un abisso!)
(...)
La purezza che è nella gratuità è proprio salvata dal dolore,
inteso come percezione della non corrispondenza;
una non corrispondenza che è alla radice di qualsiasi rapporto,
perché soltanto nell'Eterno noi avremo la vera corrispondenza.
Luigi Giussani

(cit. in "IL miracolo dell'ospitalità" pag. 15 ed. Piemme Religio)

 

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Come fare per non essere disincantati, Domenica 19 marzo 2017
Come fare per non essere disincantati
Qual è il metodo per far sì che ogni mattina ritroviamo il mondo
( e dunque anche la nostra sposa) con la gratitudine e la meraviglia
di chi esce improvvisamente da una paralisi totale, o anche da una
totale sordità, da un totale accecamento,
da un completa lesione dei centri gustativi, da una perdita
completa dell'odorato, eccetera?
Il metodo lo suggerisce Pietro, ed è infallibile.
Consiste nel sentirsi sempre indegni - il che è abbastanza facile
se si è onesti con sé stessi.
Chesterton vede in questo sentimento di indegnità la chiave d'oro,
e anche una delle chiavi di san Pietro:
<<Il solo modo di gioire anche solo di un'erbaccia è
di sentirsi indegni anche dell'erbaccia>>.
Fabrice Hadjadj

(cit. in "Risurrezione Istruzioni per l'uso" pag.133 ed.Ares €15)

 

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La facoltà di essere liberi diventa un dramma o addirittura una tragedia, Domenica 12/03/2017
Quando non possiamo realizzare quello che vogliamo,
la facoltà di essere liberi diventa un dramma o addirittura una tragedia,
per cui, dobbiamo chiederci
perché vogliamo vogliamo quello che vogliamo.
L'infelicità è determinata certamente dal fatto
che non ci è concesso quello che vogliamo,
ma spesso e volentieri anche e soprattutto da un esercizio sbagliato
nei modi e negli scopi perseguiti.
Posso dire che sono libero quando faccio quello che voglio?
Si, ma il problema è coda voglio.
Sono più libero quando faccio di testa mia e me la rompo,
oppure quando obbedisco al dato di realtà,
o al consiglio di chi è più saggio di me?
Giancarlo Cesana

(cit. in "Ed io che sono? - tra psicologia ed educazione" ed. La Fontana di Siloe pag.93 €10)

 

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Quando sono libero? Domenica 05 Marzo 2017
[...] quando sono libero?
La risposta immediata è che ci sentiamo liberi
quando riusciamo a realizzare ciò che vogliamo e, così, essere protagonisti della vita.
ma la constatazione che non sempre riusciamo a realizzare ciò che vogliamo,
significa che non siamo liberi?
Oppure può significare semplicemente che la nostra libertà è limitata?
La libertà è un mezzo per raggiungere la felicità,
un compimento di sé che non è ultimamente nelle nostre facoltà.
Noi possediamo gli organi per camminare, ma la meta cui arriviamo non ci basta mai,
o se ci basta, ci basta per poco.
Poi l'insoddisfazione ci riprende e ci rimette in moto.[...]
Giancarlo Cesana

(cit. in "Ed io che sono?-Tra psicologia ed educazione" ed.La Fontana di Siloe pag.93 €10)

 

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Per un amico fedele non c'è prezzo, Domenica 26 Febbraio 2017

Per un amico fedele non c'è prezzo
Dal libro del Siracide, Sir 6,5-17

Una bocca amabile moltiplica li amici,
una lingua affabile le buone relazioni.
Siano molti quelli che vivono in pace con te,
ma tuo consigliere uno su mille.
Se vuoi farti un amico, mettilo alla prova
e non fidarti subito di lui.
C'è infatti chi è amico quando gli fa comodo,
ma non resiste nel giorno della tua sventura.
C'è anche l'amico compagno di tavola,
ma non resiste nel giorno della tua sventura.
[.....]
Tieniti lontano dai tuoi nemici
e guardati dai tuoi amici.
Un amico fedele è rifugio sicuro:
chi lo trova, trova un tesoro.
Per un amico fedele non c'è prezzo,
non c'è misura per il suo valore.
Un amico fedele è medicina che dà vita:
lo troveranno quelli che temono il Signore.
Chi teme il Signore sa scegliere gli amici:
come è lui, tali saranno i suoi amici.

 

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E' la Chiesa che ha abbandonato l'umanità, o l'umanità che ha abbandonato la Chiesa?, Domenica 12 Febbraio 2016
DOMANDA: La nostra generazione ha percepito la presenza pubblica della Chiesa in Spagna
 praticamente come legata solo alle battaglie sulla morale sessuale e sul diritto a educare nelle scuole.
Perché si è ridotto in questo modo ciò che dovrebbe essere un annuncio universale?
Che cosa occorre perché la Chiesa abbia una modalità di presenza diversa?
RISPOSTA: 
E' la domanda che si fece molti anni fa un poeta inglese, Thomas Stearns Eliot;
<< E' la Chiesa che ha abbandonato l'umanità,
o l'umanità che ha abbandonato la Chiesa?>>.
Perché la Chiesa abbia una presenza diversa occorre solo una cosa:
che noi cristiani sappiamo approfittare di questa circostanza - e questa crisi è una opportunità -
per scoprire qual è la vera natura del cristianesimo.
Il cristianesimo è in primo luogo l'avvenimento di Dio che si fa uomo
e rimane presente nella storia attraverso la vita cambiata di coloro che lo seguono
Juliàn Carròn

(cit. in "I PROBLEMI NON LI CREANO GLI ALTRI , GLI ALTRI CI RENDONO COSCIENTI DEI PROBLEMI CHE ABBIAMO"  in  www.clonline.org.)

 

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Quando uno si innamora, comincia a ..., Domenica 5 Febbraio 2017
Quando uno si innamora, comincia a fare spazio all'esistenza dell'altro, perché lo percepisce decisivo;
quando uno si innamora, comincia a cambiare la sua concezione individualista.
Comincia a tener presente l'altro nel modo di concepire il suo tempo, il suo denaro, l'uso delle cose che possiede.
Ossia, l'etica è la conseguenza di un avvenimento che accade nella vita.
Nessuno dice:<< Mi sono innamorato e disgraziatamente adesso mi tocca uscire con la ragazza di cui mi sono innamorato>>
Uscire con la ragazza di cui mi sono innamorato è la conseguenza etica normale di un avvenimento.
Se non mi va di uscire con lei...forse non è vero che mi sono innamorato!
Nessuna imposizione potrà avere la forza di convinzione del fatto di innamorarsi.
Lo stesso accade con il cristianesimo.
Il cristianesimo è un avvenimento di questa portata.
Quelli che incontrarono Gesù si trovarono sorprendentemente a vivere la vita quotidiano in un altro modo.
E' un modo nuovo di vivere le cose solite.
Juliàn Carròn

(cit. in" I problemi non li creano gli altri, gli altri ci rendono coscienti dei problemi che abbiamo" in www.clonline.org )

 

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Perché ci dovrebbe essere giustizia? , Domenica 29 Gennaio 2017
<<Vuoi dire che alcune persone si sono comportate male con te, suppongo.
E ciò che vuoi è giustizia>>
<<Forse.>>
Abenadar scosse il capo. <<Perché ci dovrebbe essere giustizia? >> chiese.
Voglio dire.... Se non c'è un Dio, o non ci sono dei? Perché ci dovrebbe essere giustizia?>>
<< Non c'è.>>
<<Tu lo dici. Ma pretendi che ci sia. Per quale diritto pretendi una cosa del genere,
in un mondo che non è altro una somma di coincidenze?>>
<<Sei un filosofo, eh?>>
<<Tutti la vogliamo>> disse Abenadar pensieroso,
<<Tutti vogliamo la giustizia, e alcuni di noi pensano che giustizia significhi l'accoglimento di tutti i nostri desideri, e
chi se ne frega di quelli degli altri.
Vogliamo giustizia, , eppure vediamo che l'ingiustizia viene perpetrata ogni giorno.
La pretendiamo, a dispetto della realtà, malgrado i fatti. [....]
Louis De Wohl

(cit. in "La lancia di Longino" pag.151 ed.BUR € 13)

 

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Secoli Bui, Domenica 22 Gennaio 2017
Stupisce assai poco che molti storici contemporanei si siano irritati per l'uso del termine <<Secoli Bui>>.
Come affermava l'illustre medievalista Warren Holliste (1930-97) nel suo discorso da presidente
alla Pacific Historical Association, << a mio parere chiunque creda che l'epoca che vide la costruzione della
cattedrale di Chartres e l'invenzione del parlamento e dell'università fu <<buia>> non può che essere mentalmente ritardato o,
nella migliore delle ipotesi, profondamente, profondamente, ignorante>>.
Oppure potrebbe semplicemente essere un irriducibile anticattolico.
Rodney Stark

(cit. in:" False Testimonianze- Come smascherare alcuni secoli di storia anticattolica" pag.123 ed.Lindau €25)

 

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Ritengo che non siano uomini, ma bestie quanti pensano che ..., Domenica 15 Gennaio 2017
Ritengo che non siano uomini, ma bestie quanti pensano che l'ideale sia vivere
senza dover consolare nessuno,
senza essere di peso o causa di dolore per alcuno;
senza trarre gioia alcuna dal bene degli altri,
né amareggiarli con i propri sbagli;
stando bene attenti a non amare nessuno,
e non curandosi di essere amati da qualcuno.
Alredo di Rievaulx

(cit. in "La promessa della nostra amicizia" Vacanze estive della Fraternità san Carlo- pro manuscripto)

 

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E' meglio lasciare ciascuno nella sua opinione che dilungarsi a contestare. Domenica 8 Gennaio 2017
Nella comunità c'è una sorella che ha il dono di dispiacermi in tutto;
i suoi modi, le sue parole, il suo carattere mi sembravano molto sgradevoli;
tuttavia è una santa religiosa che credo sia molto gradita al Buon Dio.
Così, non volendo cedere all'antipatia naturale che provavo,
mi sono detta che la carità non doveva consistere nei sentimenti ma nelle opere,
allora mi sono impegnata a fare per questa sorella quello che avrei fatto per la persona che amo di più
[.....]
Non mi accontentavo di pregare molto per la sorella che mi causava tante lotte interiori,
ma cercavo pure di renderle tutti i favori possibili
e quando avevo la tentazione di risponderle in modo scortese mi limitavo a farle
il mio più amabile sorriso, cercando di sviare la conversazione,
perchè nell' Imitazione è detto:
è meglio lasciare ciascuno nella sua opinione che dilungarsi a contestare.
Teresa di Lisieux

(cit. in "Storia di un' anima" pag.265 ed. Paoline €9,50)

 

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Sperare per tutti, Domenica 1 Gennaio 2017
Dobbiamo sperare per tutti.
Non c'é nessuno che le Scritture affermino sia stato condannato all'Inferno, che esiste, é una possibilità reale.
Ma neppure per Giuda sappiamo se é stata più forte la misericordia.
Hans Urs von Balthasar

( cit da Renato Farina in settimanale Tempi in edicola)

 

 

 
Memorare 2016 Torna all'inizio pagina

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Il compito del cristiano, non è quello di rivoluzionare le strutture, ma di comunicare l'annuncio, Domenica 25 Dicembre 2016
Tutta la nostra vita si esaurisce, come significato, nel rendergli testimonianza, nel comunicare a tutti che Lui è venuto.
Il cristiano, infatti, non è migliore degli altri, è colui che ha ricevuto il compito di comunicare agli altri l'annuncio, la gioia de Natale.
Perciò, il compito del cristiano, come tale, non è quello di rivoluzionare le strutture, ma di comunicare l'annuncio, - annuncio che non si può, però,comunicare se non si è compagni dell'uomo.
Di qui l'impegno con tutto quanto riguarda l'uomo - quindi anche con le strutture - che è però una conseguenza e un veicolo,
perché il valore all'impegno dell'uomo viene dal trascendente
(<<senza di me non potete fare niente>>)
Luigi Giussani

(cit. in "Dalla liturgia vissuta: una testimonianza" pag.46 ed Jaca BOOK)

 

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L'attesa , Domenica 18 Dicembre 2016
L'attesa si nutre dell'intensità con cui si vive il presente.
Se si vive intensamente il presente,
si capisce ciò che manca e che cosa quindi bisogna attendere.
Giancarlo Cesana

(cit. in un ritiro di Avvento 2016)

 

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Perché un ragazzo può fare anche il contrario di quello che gli si dice?, Domenica 11 Dicembre 2016
Perché un ragazzo può fare anche il contrario di quello che gli si dice?
Perché decisiva é la sua libertà , quella dimensione misteriosa per cui lui è indipendente da noi.
In questo senso, i genitori si devono come consegnare nelle mani dei figli;
gli insegnanti in quelle dei propri alunni.
Per quanto manipolabile, ogni persona é ultimamente libera e non soggetta a nessuno; padre, madre, professore, o padrone.
Sana o pazza, povera o ricca, forte o debole, ogni persona possiede un quid che la rende unica, irreprimibile e, per chi ci crede, simile a Dio, é libera.
GIANCARLO Cesana

(CIT. In "Ed io che sono-Tra psicologia ed educazione" pag.110 ed.La fontana di Siloe €10)

 

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Dentro la quotidianità ci vogliono le dimensioni dell'universo, Domenica 4 Dicembre 2016
Dentro la quotidianità ci vogliono le dimensioni dell'universo,
così che quel che è banale dovere di tutti i giorni possa diventare il contributo cosciente al destino di tutti.
Se una donna lava i piatti, come obbligo di un ruolo derivante dalla divisione dei compiti con il marito,
alla lunga non regge.
Se li lava come gesto di amore nei confronti della famiglia,
perché cresca e i rapporti dentro e fuori diventino più veri,
la fatica non è tolta,
nemmeno l'occasionale arrabbiatura per la scarsa partecipazione dei familiari,
ma affrontata con una coscienza che cambia anche chi è vicino
Giancarlo Cesana

(cit. in"Ed io che sono-Tra psicologia ed educazione"pag.120 ed. La Fontana di Siloe €10)

 

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La normalità, Domenica 27 Novembre 2016
<<la cosa più grande è la normalità.
Perché è nella normalità il passo che ti avvicina al destino.
E se hai coscienza del destino, allora tutto diventa grande della grandezza che il destino comunica.
"Nell'esperienza di un grande amore tutto ciò che accade diventa avvenimento nel suo ambito",
e l'amore è l'affermazione dell'altro, non un sentimento che riduce,
che tenta di ridurre l'altro a sé.
Affermare l'altro è strapparsi da sé,
strappare quasi l'altro da sé per affermarlo [...]
Vale a dire, diventa avvenimento la normalità>>.
Luigi Giussani

(cit. da Monica Scholz-Zappa in "Giussani e Guardini Una lettura originale" pag.115 ed Jaca Book €18)

 

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Cos'è la verità?, Domenica 20 Novembre 2016
La verità è verità, perché è la verità.
E' in sé e per sé indifferente ciò che la volontà le dice
o se essa possa dare inizio con la verità a qualche intrapresa.
Il volere non deve giustificare la verità, né essa ha bisogno di giustificarsi dinanzi ad esso,
bensì quello deve riconoscersi del tutto incompetente di fronte a questa.
Il volere non crea la verità, ma la trova;
[...]
Il volere deve fondamentalmente riconoscere il primato della conoscenza sulla volontà,
del Lògos sull'Ethos.
Romano Guardini

(cit. da Monica Scholz-Zappa in "Giussani e Guardini Una lettura originale" pag.121 ed. Jaca Book €18)

 

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Dio non c'è o manca?, Domenica 13 Novembre 2016
Quando io sento dire da un ateo,
uno di quelli che 'si confessano' tali in pubblico,
che Dio non c'è, mi viene alla mente:
non c'è, ma manca.
Martin Walser

(cit. in "Il Foglio" 13 novembre 2016 pag. 3)

 

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La questione della divinità di Cristo, Domenica 6 Novembre 2016
La questione della fede consiste essenzialmente nella questione della divinità di Cristo:
l'angoscioso problema dei nostri giorni sta proprio in questo:
se l'uomo moderno può ancora ragionevolmente professare tale fede.
[...]
[Anche se] non sta qui tutta la questione.
Infatti il mistero del Cristo non consiste solo nel fatto che Egli è Dio,
ma specialmente in questo: che Egli è "Uomo-Dio".
La grande realtà meravigliosa, incredibile,
non consiste che nel Volto di Cristo risplendeva la maestà di Dio;
ma che Iddio è divenuto vero uomo:
che Egli, Iddio, si manifestò sotto forma di un uomo.
Karl Adam

(cit. da Monica Scholz-Zappa in "Giussani e Guardini-Una lettura originale" pag.146 ed Jaca Book €18 )

 

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Ciò ch'io vedeva mi sembrava un riso/dell'universo, Domenica 30 Ottobre 2016
<<Ciò ch'io vedeva mi sembrava un riso/dell'universo>>
(Dante, Paradiso, vv. 4-5)
E perchè, aprendosi alla realtà, i vostri occhi abbiano a vedere tutte le cose come parte
di un grande riso dell'universo - l'universo ride, che vuol dire positività foriera,
profezia di felicità, bellezza e ordine forieri di felicità -,
perchè questo accada, trattatevi bene tra voi, condividete il bisogno dell'altro.
Questo è amare.
[...]
Se vi si rimprovera ingiustamente, perdonate, tacete.
Che grandezza saper tacere!
Nel silenzio che vi impone il tacere entra dentro tutta la luce delle cose.
[.....]
Ciò che fa valer la pena di vivere è questo: che scopriate ciò che val la pena di vivere.
Se una cosa passa,sciupandosi mentre la usate, non val la pena;
se una cosa sta e vi accompagna, allora vale la pena.
[.....]
Il cristianesimo è una grande ipotesi di lavoro rispetto a tutto:
l'erba del campo e le stelle del cielo, il padre e la madre, e il nemico.
E' una grande ipotesi di lavoro ed è la più bella che ci sia: abbraccia tutto e non c'è nessun'altra
ipotesi che gli si possa solo paragonare.
Luigi Giussani

(cit. in "Avvenimento di libertà" pag.139 ed. Marietti 1820 €13)

 

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Dare la mia anima - ma a chi? Chi è in grado di chiedermela?, Domenica 23 Ottobre 2016
Occorrerà arrivare alla frase: chi vuol serbare la sua anima, la perderà; chi invece la dona, la salverà.
[...]
Dare la mia anima - ma a chi? Chi è in grado di chiedermela?
Di chiedermela in modo, che tuttavia non sia ancora io che la prenda in mano?
Non semplicemente "Dio", poiché quando l'uomo vuole avere a che fare soltanto con Dio,
allora dice 'Dio' e intende se stesso.
Deve perciò esserci una istanza oggettiva,
che possa trarre la mia risposta da ogni nascondiglio dell'affermazione di sé .
Ma tale istanza è soltanto una e unica:
la Chiesa cattolica nella sua autorità e precisa determinazione.
La questione del conservare o dare la propria anima viene decisa
in ultima analisi non dinanzi a Dio, ma dinanzi alla Chiesa.
Romano Guardini

(cit. da Monica Scholz-Zappa in "Giussani e Guardini- una lettura originale" pag.62 ed. Jaca Book €18)

 

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Densità dell'istante, Domenica 16 Ottobre 2016
Dio si è fatto uomo salvando tutto l'umano.
L'ipotesi di Cristo come risolutivo del problema umano impone di essere verificata.
E per questo la serietà verso noi stessi impone di <<vivere intensamente il reale>>
Di affrontare la <<densità dell'istante>>.
Il <<caso serio>>, come lo chiamava l'amico Balthasar, non è rinviabile alla prossima vita.
Bisogna rispondere alla domanda di senso che arde nel cuore dei ragazzi
che si spalancano alle stelle e all'infelicità del mondo,
alla paura del futuro, agli occhi della compagna di scuola.
Cristo si è fatto uomo,non si è fatto fantasma, neppure angelo.
Come noi.
Dà il centuplo.
E noi diamolo a tutti, rendiamo il mondo più bello.
La conseguenza della scoperta è che nessuno più ti è estraneo.
Renato Farina

(cit. in "Don Gius" pag.81 ed. Piemme €15,50)

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Senza amore, senza affezione, Domenica 9 Ottobre2016
Senza amore, senza affezione - Giussani preferisce questo termine più discreto, più raccolto -
non si può reggere nessuna convivenza.
In realtà è impossibile vivere.
Come si impara l'amore?
L'amore si impara essendo amati, cioè preferiti.
[....]
Noi siamo stati preferiti sin dal primo istante.
Infatti siamo stati tratti dal nulla, con un nome.
E tutto questo si rivela subito nell'essere chiamati per nome dalla madre.
Il metodo di Dio è quello della preferenza.
[.....]
Anche tra due innamorati, l'amore vero è l'esperienza di una preferenza reciproca
che si proietta in una passione amorosa per tutto.
Renato Farina

(cit. in "Don Gius pag.26 ed. Piemme €15,50)

 

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Il cristianesimo esiste per difendere l' "io", Domenica 2 Ottobre 2016
Il primo insegnamento [di don Giussani] è che il cristianesimo non esiste per difendere se stesso ma
per difendere e aiutare a essere felici quei miliardi di "io" unici che sono così sottovalutati, schiacciati, ridotti.
Anche quando il nostro tempo sembra proteso a far valere i "nuovi diritti individuali",
in realtà dei singoli - di te e me - non gli importa nulla.
.I diritti individuali sono una mancia, una modesta tangente,
per di più in valuta falsa, per indurci a consegnare i nostri desideri a quella specie di IO enorme, ciclopico, insensibile
che è la macchina sociale che alcuni si illudono di saper governare per trarne vantaggio o realizzare il mondo perfetto,
e in realtà ne sono anch'essi vittime.
Renato Farina
(cit. in "Don Gius" pag.11 ed.Piemme €15,50)

 

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La scristianizzazione in Europa prosegue, Domenica 25 Settembre 2016
In effetti sì. Direi che la scristianizzazione [in Europa] prosegue.
[.....]
E' palese che i nostri principi non coincidono più con quelli della cultura moderna,
che la struttura fondamentale cristiana non è più determinante-
Oggi prevale una cultura positivistica e agnostica che si mostra sempre più intollerante verso il cristianesimo.
La società occidentale, quindi, in ogni caso in Europa, non sarà una società cristiana e,
a maggior ragione, i credenti dovranno sforzarsi di continuare a plasmare e sostenere
la coscienza dei valori e della vita.
Sarà importante una testimonianza di fede più decisa delle singole comunità e Chiese locali.
Avranno una maggiore responsabilità.
Benedetto XVI

(cit. in: "Ultime conversazioni-a cura di Peter Seewald pag.217 ed Garzanti €12,90)

 

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Non siamo il prodotto casuale e senza senso dell'evoluzione, Donenica 18 Settembre 2016
Non siamo il prodotto casuale e senza senso dell'evoluzione.
Ciascuno di noi è il frutto di un pensiero di Dio.
Ciascuno di noi è voluto,
ciascuno è amato,
ciascuno è necessario.
Benedetto XVI

(cit. in:"Ultime Conversazioni- a cura di Peter Seewald" pag. 179. ed. Garzanti € 12,90 )

 

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Io sono meglio di te, Domenica 11 Setembre 2016
Soltanto l'amore non dice ciò che tutti noi passiamo tutta la vita a dire a tutti: <<Io sono meglio di te>>.
L'amore ha altri modi per essere rassicurato.
Ha un'autorità diversa, che non viene dall'alto ma dal basso.
Le nostre società, tutte le società umane, sono piramidali.
Al vertice ci sono le persone importanti:
ricchi, potenti, belli, intelligenti, quelli a cui tutti guardano.
In mezzo, la plebe, che è la maggioranza e che nessuno guarda.
E poi, in fondo, quelli che persino la plebe è contenta di guardare dall'alto in basso:
gli schiavi, i minorati, le nullità.
Pietro è come tutti: gli piace essere amico delle persone importanti, non delle nullità,
e ora Gesù si mette in modo molto concreto al posto di una nullità.
Così non va più bene.
Pietro rattrappisce i piedi in modo che Gesù non possa lavarli, e dice:<<Neanche per sogno>>.
Gesù gli risponde con fermezza:
<< Se non ti laverò i piedi, non potrai aver parte con me, essere mio discepolo>>,
e Pietro cede, esagerando come sempre:
<<D'accordo, >>dice <<ma allora non solo i piedi. Anche le mani, e po la testa!>>.
Dopo aver lavato i piedi a tutti, Gesù si alza, si rimette la tunica e torna a sedersi.
Dice:<<Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene , perché lo sono.
Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi,
anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri.
Se lo farete sarete beati>>.
Emmanuel Carrère

(cit. in "Il Regno" pag. 424 ed. Gli Adelphi €14)

 

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La riconquista dell'identità, Domenica 4 Settembre 2016
Ma l'emergenza dell'uomo, la riconquista dell'identità, è possibile
non per un ragionamento, per un' auto riflessione, bensì solo per un incontro:
l'incontro con una realtà umana viva.
[...]
Ciò che caratterizza il fenomeno dell'incontro è una differenza qualitativa,
una percepibile differenza di vita.
L'incontro è l'imbattersi in una differenza qualitativa,
in una diversità che attrae.
E attrae nella misura in cui passa attraverso il filtro del paragone e del giudizio,
in quanto cioè corrisponde di più al cuore.
L'incontro suscita dunque la libertà.
Luigi Giussani

(cit. in "Un avvenimento di vita cioè una storia" pag.227 ed. "Il Sabato")

 

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Non compio il bene che desidero, ma il male che odio, Domenica 28 Agosto 2016
Io sono d'accordo con Nietzsche quando paragona il cristianesimo al buddhismo e loda il secondo perché è
<<più freddo, più obiettivo, più sincero>>,
ma mi sembra che al buddhismo, come allo stoicismo, manchi qualcosa di essenziale e di tragico,
che è il cuore del cristianesimo e che quel pazzo furioso di Paolo aveva capito meglio di tutti.
Stoici e buddhisti credono nel potere della ragione e ignorano o minimizzano la profondità dei conflitti interiori.
Pensano che l'infelicità degli uomini coincida con l'ignoranza e che se conosciamo la ricetta della vita felice, bé,
non resta che metterla in pratica.
Quando, in contrasto con ogni forma di saggezza, Paolo detta questa frase folgorante:
<<Non compio il bene che desidero, ma il male che odio>>,
quando stende quel verbale che Freud e Dostoevskij non hanno mai smesso di analizzare e che
non ha smesso di far digrignare i denti a tutti i nietzschiani da operetta,
esce completamente dall'orizzonte del pensiero antico
Emmanuel Carrère

(cit. in "Il Regno" pag.322 ed. Gli Adelphi €14)

 

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La verità e la menzogna abbiano lo stesso sapore?,  Domenica 21 Agosto 2016
In uno dei quaderni in cui vent'anni fa commentavo san Giovanni, ho copiato un brano di Lanza del Vasto che denuncia
<< chi fa della verità un argomento di curiosità,
delle cose sacre un oggetto di piacere,
della pratica ascetica un'esperienza interessante;
chi sa dividere se stesso,
ricominciare daccapo,
vivere più vite in una sola;
chi ama sia il pro sia il contro,
trova che la verità e la menzogna abbiano lo stesso sapore,
chi a furia di mentire dimentica di mentire e inganna se stesso;
l'uomo d'oggi insomma,
che s'interessa superficialmente di tutto,
capovolge tutto,
cambia idea su tutto;
l'uomo a noi più vicino,
quello che conosciamo meglio.
Sarei forse io, Signore?>>
Le parole <<sarei forse io, Signore?>> sono quelle che mormorano i discepoli quando Gesù dice che uno di loro lo tradirà.
Nell'abbozzare questo ritratto, Lanza del Vasto ha in mente Giuda, non Luca.
Ma quando l'ho copiato,
mi sembrava avesse in mente me.
Emmanuel Carrère

(cit. in "Il Regno" pag.318 ed, Gli Adelphi €14)

 

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Ma insomma, alla fin fine, lei è cristiano o no?. Domenica 14 Agosto 2016
Ho idea che quando questo libro uscirà qualcuno mi chiederà:
<<Ma insomma, alla fin fine, lei è cristiano o no?>>
[...]
Potrei giocare d'astuzia, dire che se ho sudato sette camicie su questo libro è proprio per non dare una risposta.
Per lasciarla in sospeso, per rinviare tutti a quella domanda.
Sarebbe proprio una cosa da me.
Ma preferisco rispondere.
No.
No, non credo che Gesù sia risorto.
Non credo che un uomo sia tornato dal mondo dei morti.
Ma il fatto che lo si possa credere, e che io stesso l'abbia creduto, mi intriga, mi affascina, mi turba, mi sconvolge - non so quale sia il verbo più adatto.
Scrivo questo libro per non pensare, ora che non ci credo più, di saperne più di quelli che ci credono e di me stesso quando ci credevo.
Scrivo questo libro per cercare di non essere troppo d'accordo con me stesso.
Emmanuel Carrèr

(cit. in "Il Regno" pag.244 ed.Gli Adelph €14)

 

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Il cristianesimo è un avvenimento - qualcosa di accaduto, che accade, Domenica 7 Agosto 2016
Il cristianesimo è un avvenimento - qualcosa di accaduto, che accade - :
questa è l'insostituibile categoria che ne definisce la natura. (...)
Non è una produzione dialettica, ma la notizia di qualcosa che c'è: un avvenimento un fatto. L'annuncio di tale Fatto coincide con l'annuncio di un cambiamento: un cambiamento dell'uomo, che all'uomo è impossibile, tanto da chiamarsi <<miracolo>>. (...) Il cristianesimo è un avvenimento (annuncio e miracolo) profondamente razionale, perchè permette l'esperienza di un potenziamento dell'umano che ne costituisce la verifica: l'uomo si sente più certo e limpido nella ragione della vita, e più libero, cioè più capace e più pieno di energia nell'aderire all'essere.
Luigi Giussani, (cit. in "Un avvenimento di vita cioè una storia" pag.158 ed. Il Sabato)

 

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Non ci fa paura nulla. Nemmeno la crisi della Chiesa. Non ci fa paura nulla. Domenica 31 Luglio 2016
Nemmeno la crisi della Chiesa.
Il cardinal Giacomo Biffi mi raccontava una sua scoperta che non mi ha trovato - devo dirlo - impreparato.
E cioè che il cristianesimo non è una religione ma un evento:
incarnazione, morte e resurrezione di Gesù Cristo.
E Biffi diceva: un evento non può andare in crisi: c'è.
(...)
Kafka dice nel suo Diario:<< Anche se la salvezza non viene, voglio però esserne degno ad ogni momento>>.
(...)
Siamo stati scelti solo per questo, per la missione.
Che questa salvezza, che è la persona di Cristo, possa essere incontrata.
Luigi Giussani

(cit. in "Un avvenimento di vita cioè una storia" pag.107 ed. Il Sabato)

 

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I primi cristiani non puntellarono l'impero ma fecero semplicemente un'altra cosa: fecero il cristianesimo. Domenica 24 Luglio 2016
"In questo mondo dove tutto si dissolve e la solitudine domina la vita dei singoli e della società
bisogna decidersi a non puntellare l'impero.
I primi cristiani non puntellarono l'impero ma fecero semplicemente un'altra cosa:
fecero il cristianesimo.
Affermarono che Cristo era l'unica vera risposta sulla vita dell'uomo e del mondo.
Ricostruiamo dunque le nostre comunità attorno a Gesù Cristo"
Luigi Negri

(cit. da Camillo Langone su "Il Foglio" del 19/7/2018 pag.1)

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Essere una <<presenza>>, Domenica 17/07/2016
Ciò che colpisce di un uomo è l'essere una <<presenza>> tra chi gli vive accanto, nell'ambiente in cui opera.
Essere presenza significa avere un volto, essere una personalità, rimandare a un Altro.
C'è una poesia di Rimbaud che mi fluttua dentro quasi quotidianamente.
In essa si parla di un individuo che non vive, ma si limita a lasciarsi vivere.
Si alza al mattino senza sapere perché...rotola dentro tutte le circostanze che la giornata gli offre senza lasciarsi interrogare,
senza tentare di farsene una ragione.
Ma in fondo lui chi è?
E' un uomo senza volto senza personalità.
La poesia si conclude in questo modo:
<<Così quelli che ho incontrato forse non mi hanno veduto>>.
Oggi spesso il cristianesimo è una non esperienza,
privo di quella carica indispensabile per diventare volto dai connotati definiti e proposta credibile,
come se non riuscisse più a generare adulti nella fede.
Primo Soldi

(cit. in "Pier Giorgio Frassati - L'amico degli ultimi" pag. 33 ed. Elledici €9,90)

 

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Il giudizio e l'emozione, Domenica 10 Luglio 2016
Il giudizio è una verità che si riconosce e si afferma;
l'emozione è una reazione del proprio temperamento - e momentanea, per di più! - .
L' uomo è chi cammina in base al giudizio e non in base alla reazione,
perché in base alla reazione anche i topi si muovono.
Luigi Giussani

(cit. in"Si può (veramente?!) vivere così?" pag. 568 ed. Bur-Rizzoli)

 

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"Dio ha fatto l'uomo per l'essere e la felicità; è l'uomo che vuole la morte",  Domenica 3 Luglio 2016
"Dio ha fatto l'uomo per l'essere e la felicità; è l'uomo che vuole la morte" (Sap 1,14-16)

Se Dio si nasconde dentro questa apparente contraddizione, prima di dire: <E' assurdo, è un Dio assurdo>>,
bisogna che noi facciamo tutto lo sforzo per capire come, accettando la condizione in cui mette, l'uomo diventi migliore:
io, se accetto questa condizione, divento migliore;
se non accetto questa condizione, perdo me stesso, smarrisco me stesso, ingrettisco me stesso, rendo sterile me stesso
[...]
solo chi muore, vive;
solo chi dà la vita per l'altro - l'altro è l'<<implicitazione>> della parola mistero,: il diverso, il non me, perciò l'oltre ragione -,
afferma se stesso.
Luigi Giussani

(cit.in "Si può (veramente?!) vivere così?) pag.509 ed. Bur-Rizzoli)

 

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Il sacrificio è necessario perché... , Domenica 26 Giugno 2016
Il sacrificio è necessario perché è un aspetto ineliminabile della figura intera del mondo come la concepisce il Mistero che la fa.

Il sacrificio, dunque, è necessario perché c'è,
e c'è perché il Mistero che fa il mondo, fa un disegno che implica la croce e la partecipazione alla croce di ogni uomo.

Qui c' è un punto fermo davanti al quale Pavese si ribellerebbe:
direbbe che il sacrificio per il sacrificio è una cosa bestiale, disumana.

Ma come è possibile che Colui che ha fatto il mondo facendone culmine l'uomo,
renda necessaria una cosa così disumana come il sacrificio, come la morte?
[...]

"Dio ha fatto l'uomo per l'essere e la felicità; è l'uomo che vuole la morte" (Sap.1,14-16)
Luigi Giussani

(cit.in "Si può (veramente?!) vivere così?) pag.508 ed. Bur-Rizzoli)

 

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Bisogna essere nella carne per capire Gesù, Domenica 19 Giugno 2016
Pensate, una madre per esprimere il suo amore al bambino dice:
<< Ma io ti mangerei!>>.
Che truculento paragone!
Eppure è il più bel paragone che una madre possa fare,
perché per esprimere un'attività di tutto l'io in termini materiali,
occorre un'immagine materiale, altrimenti non si capisce-
<< Pur vivendo nella carne, io vivo nella fede del Figlio di Dio>>:
bisogna essere nella carne per capire Gesù.
E' un'esperienza che ci fa capire Gesù.
Se Dio, il Mistero, è diventato di carne, nato dalle viscere di una donna,
non si può capire niente di questo Mistero se non partendo da esperienze materiali.
Se per farsi capire è diventato di carne, bisogna partire dalla carne.
Luigi Giussani

(cit. in " Si può (veramente?!) vivere così? ) pag. 481 ed. Bur-Rizzoli)

 

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Come facciamo noi a capire le misure di Dio? Domenica 1 Giugno 2016
Sembra impossibile rassegnarsi al Mistero
quando fa morire una figlia di cancro, quando fa morire un padre di AIDS.
Sembra impossibile rassegnarsi, ma non rassegnarsi è evidentemente contro la ragione.
Perché - lo pensavo per uno che si è suicidato - come facciamo noi a capire le misure di Dio?
Questo è certo: se uno ha fatto dei gesti buoni, un solo gesto buono varrebbe per redimere tutto.
Come potrebbe l'Essere infinito, come potrebbe Dio, come potrebbe lo Spirito di Dio, Spirito di vita,
Dio che è carità, sopprimere uno che ha fatto un gesto veramente buono, un gesto di carità?.
Non può.
Ma il modo di muoversi dell'essere è ancora più bello:
se questo gesto di carità lo fa chi ti è padre, madre, parente, amico, e lo fa per te, lo offre a Dio per te perché ti salvi,
Dio salva.
Luigi Giussani

(cit. in "Si può (veramente ?!) vivere così?" pag.455 ed Bur-Rizzoli)

 

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Solo un amore che non trova soddisfazione può durare. Domenica 5 Giugno 2016
Proust ha ragione quando afferma che solo un amore che non trova soddisfazione può durare.
Due persone possono restare "innamorate" - un'espressione resa praticamente inutile
da un rivoltante romanticismo - solo se il loro desiderio reciproco converge
in un più grande desiderio di Dio - cioè, essi non trovano appagamento, ma diventano entrambi
più desiderosi dell'amore soprannaturale, in unione con Dio.
Miio Dio, fatti carico di queste bolle e vesciche e pustole di romanticismo malato [...]
Flannery O' Connor

(cit. in "Diario di preghiera" pag. 45 ed Bompiani €11)

 

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Solo Dio è ateo, Domenica 29 Maggio 2016
Chi non conosce tutte le cose non può essere ateo.
Solo Dio è ateo.
Il diavolo è il più grande credente, e ha le sue ragioni.
Flannery O' Connor

(cit. in "Diario di preghiera" pag. 39 ed. Bompiani €11)

 

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L'uomo è niente, Domenica 22 Maggio 2016
L'uomo è niente: tutti lo dicono,
ma anche se non lo dicessero, basterebbe guardarlo due giorni dopo la morte;
se c'è la speranza, è da una misteriosa Presenza che viene.
Questa misteriosa Presenza può essere ipotizzata, può essere immaginata, può essere supposta.
C'è un avvenimento nella storia in cui uno dice:
<< Io sono questa Presenza. Io sono >>.
Luigi Giussani

(cit. in " Si può (veramente?!) vivere così?" pag.301 ed. Bur-Rizzoli)

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Lo stile divino, Domenica  15 Maggio 2016
<<Perché non ti sei opposto con potenza ai tuoi nemici che ti hanno portato sulla croce?
[...]
Perché non hai con vigore inconfutabile dimostrato loro che tu sei il Vivente, il Signore della vita e della morte?
Perché ti sei mostrato solo a un piccolo gruppo di discepoli della cui testimonianza noi dobbiamo fidarci ?
[.....]
Perché [ti sei rivelato] solo ad Abramo - perché non ai potenti del mondo?
Perché solo a Israele e non in modo indiscutibile a tutti i popoli della terra? >>.
[....]
<< E' proprio del mistero di Dio agire in modo sommesso.
Solo pian piano Egli costruisce nella grande storia dell'umanità la sua storia.
Diventa uomo ma in modo da poter essere ignorato dai contemporanei, dalle forze autorevoli della storia.
Patisce e muore e, come Risorto, vuole arrivare all'umanità soltanto attraverso la fede dei suoi ai quali si manifesta.
Di continuo Egli bussa sommessamente alle porte dei nostri cuori e, se gli apriamo, lentamente ci rende capaci di "vedere">> e quindi di capire.
[...]
<< Non è forse questo lo stile divino?
Non sopraffare con la potenza esteriore, ma dare libertà, donare e suscitare amore>>.
Benedetto XVI

(cit. in "Ti ho amato di un amore eterno, ho avuto pietà del tuo niente" Esercizi della Fraternità di Comunione e Liberazione" in www.clonline.org)

 

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Il Carisma, Domenica 8 Maggio 2016
Carisma vuol dire grazia, dono, dono che l'infinito fa di sé, e indica la modalità esistenziale di temperamento, di mentalità, di ambiente
per cui questo dono assume per te una certa fisionomia, un accento, uno sguardo particolari.
(...)
Chi è stato raggiunto da un carisma, non può seguire Cristo abbandonando il carisma:
sarebbe un tradimento.
Tutta la gente che mi ha detto:<<Il Movimento ha tutti questi difetti, me ne vado>>,
tutti quelli che se ne sono andati, hanno perso tutto,
non hanno capito più niente, tant'è che a un certo punto tanti ritornano.
(....)
Se Cristo ti ha fatto conoscere se stesso attraverso queste circostanze rappresentate da queste facce,
è attraverso queste facce, queste circostanze che ti cambia,
che ti fa diventare grande il cuore, l'anima, la testa.
Luigi Giussani

( cit. in "Si può vivere così?" ed. Bur-Rizzoli pag.333)

 

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Modalità nuova di rapporti tra la gente, Domenica 1 Maggio 2000

Elenchiamo gli aspetti di questa modalità nuova di rapporti tra la gente (...)

Primo. L'affermazione dell'altro perché c'è e come è:
non per un tornaconto nostro, per un calcolo nostro; o come lo vorremmo noi.
Affermazione dell'altro come è, perché c'è: questa è la vera stima dell'uomo.

Secondo. La condivisione dei bisogni.
E' attraverso il bisogno che l'uomo è spinto al suo destino,
attraverso il bisogno impara che gli manca qualche cosa (...)

Terzo. Perdono, capacità di perdono, che vuol dire ridare spazio e libertà all'altro in se stessi.
Uno ti ha offeso: viene escluso dal giro.
Il perdono è farlo rientrare: gli ridai uno spazio e una libertà.

Quarto. Attaccamento all'altro, affezione all'uomo;
sia come devozione (rispetto), sia come fedeltà (continuità del rispetto)
Luigi Giussani

(cit. in "Si può vivere così?" pag. 293 ed. Bur-Rizzoli )

 

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Non è facile accettare il perdono, Domenica, 24 Aprile 2016
[...] non è facile accettare il perdono. E non è facile nemmeno accettare la gratuità di un altro:
"Perché dovrei accettarlo? Io non ho deciso di esistere
e in più mi trovo addosso un'umanità ferita,
prima ancora che abbia fatto qualcosa di male.
E allora mi viene voglia di bestemmiarlo, questo Dio.
Mi offende vedermi così meschino davanti a questo Dio buono, compassionevole.
Tienitelo il tuo perdono.
Tieniti la tua bontà, non mi interessa".
E invece no.
[....]
Ecco l'immensa scoperta: io che sono niente, posso dare gioia a Dio.
Posso farlo felice nell'accettare l'attimo, la carne e il sangue di ciò che mi è dato.
Con la mia semplice obbedienza al piccolo posto che mi ha assegnato,
con la semplice offerta a Lui di ogni istante, [....] io posso fare felice l'Infinito: io sono infinito.
E' questo che Nietzsche non ha visto, che l'uomo di oggi non vede,
e che siamo chiamati a testimoniare.
Paolo Prosperi

(cit. in "Passione Sponsale" meditazione del Giovedì Santo - Casa di formazione della Fraternità san Carlo" in www.sancarlo.org )

 

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La vita dell'uomo consiste ...., Domenica 17 Aprile 2016
Scrive san Tommaso d'Aquino: <<La vita dell'uomo consiste nell'affetto che principalmente lo sostiene e nel quale trova la sua più grande soddisfazione>>. Se tu ti aspetti la tua soddisfazione da una cosa che domani può essere polvere, avrai polvere
Luigi Giussani, (cit. in "Si può vivere così? pag.78 ed. Bur-Rizzoli )

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Conoscenza per fede, Domenica 10-04-2016
Si chiama fede, conoscenza per fede, il riconoscimento della realtà attraverso la testimonianza che porta uno,che sichiama testimone o teste - uno: perciò si tratta di persona, è un problema che c'è soltanto a livello di persone - ;è una conoscenza della realtà che avviene attraverso la mediazione di una persona fidata, adeguatamente affidabile. Io non vedo la cosa; vedo soltanto l'amico che mi dice quella cosa, e quell'amico è una persona affidabile, perciò quello che lui ha visto è come se l'avessi visto io. (...)  Quindi la fede, prima di tutto, non è soltanto applicabile a soggetti religiosi, ma è una forma naturale di conoscenza, una forma naturale di conoscenza indiretta: di conoscenza, però!
Luigi Giussani, (cit. in "Si può vivere così? - uno strano approccio all'esistenza cristiana " pag.22 ed. BUR - Rizzoli )

 

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Veramente vale la pena essere nati? Domenica 3  Aprile 2016
[...] veramente vale la pena essere nati? E' la domanda che ci assale quando la vita, pur con tutta la sua bellezza, con tutta la sua promessa, ci mette alle strette: perché vale la pena essere nati? A questa domanda, che l'uomo si pone sulla propria vita, si può trovare una risposta piena di significato solo nella luce della notte di Pasqua. Perché non sarebbe valsa la pena essere nati se non avessimo la speranza di una vita compiuta, per sempre.(...) <<Nessun vantaggio per noi essere nati, se lui non ci avesse redenti>>. Senza la risurrezione di Cristo, che cosa sarebbe le vita, quale sarebbe il suo significato?
Juliàn Carròn, (cit. in "Esercizi della Fraternità 2015: Una presenza nello sguardo"pag. 5)

 

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Chissà perché si deve morire, Domenica 27 Marzo 2016
Il mondo è pieno di male e di morte. L'uomo che prende coscienza del mondo finito - che è una sponda finita: tutte le cose vanno alla morte - , l'uomo che prende coscienza di questo e accetta questo come parte del disegno di Dio, salva il mondo, dà la ragione, proclama la ragione per cui il mondo c'è, per cui non è la morte, non è il limite, non è la dissoluzione l'ultima parola. L'ultima parola è la risurrezione. L'uomo è la coscienza del creato, no? La ragione è la coscienza della realtà secondo la totalità dei suoi fattori; ma c'è un fattore che la ragione non riesce ad afferrare: << Chissà perché si deve morire>>. Riconoscere che c'è un motivo a questo, misterioso, completa la ragione e si chiama fede.
Luigi Giussani

(cit. in "Una presenza che cambia" pag.114 ed. Bur - Rizzoli €9,50 )

 

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Come possiamo offrire qualcosa che sia più attraente di ciò che gli uomini  possono scegliere riducendo il loro desiderio, Domenica 20 Marczo 2016
Fin dall'inizio, per il fatto di averlo creato libero, [Dio] non ha potuto evitare di permettere all'uomo di comportarsi come voleva. Altrimenti ci avrebbe ammazzato tutti al primo errore. <<Dio ha avuto la pazienza di dirci - continua Giussani - "fate da voi ">>. E cosa ha fatto l'uomo? << La torre di Babele>>. Da quel momento ne abbiamo fatte di tutti i colori. E noi? E' come se volessimo evitare all'uomo l'esercizio della libertà. Ma non si può saltare il rischio della libertà: non perchè adesso non vada di moda imporre qualcosa alle persone, bensì perchè Dio ci ha fatti liberi. (...) La vera sfida che abbiamo davanti è come possiamo offrire qualcosa che sia più attraente di ciò che gli uomini  possono scegliere riducendo il loro desiderio.
Juliàn Carròn, (cit. in "Una presenza originale" in www.clonline.org )

 

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Solo ciò che agisce nel presente, <<è>>, Domenica 13 Marzo 2016
Solo ciò che agisce nel presente, <<è>>. Ciò che non agisce nel presente << non c' è >>. Noi non possiamo uscire dal presente: partiamo dal presente, agiamo nel presente, finiamo nel presente. Il presente è la grande caratteristica dell'Essere, tant'è vero che il suo verbo principale è la parola <<è>>, che è la parola più piccola che ci sia e più grande che ci sia. <<Sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo>>: Egli è presente.
Luigi Giussani, ( cit. in "Tutta la terra desidera il Tuo volto" pag.74 ed San Paolo €12,39)

 

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<<Amore solo per cause naturali>> vuol dire che si tratta di un idolo, Domenica 6/03/2016
Nei "Detti dei Padri" c'è una frase tremenda: l'amore che un uomo porta a un altro uomo per cause solo naturali si trasformerà in un'accanita inimicizia, perchè deluderà; la delusione sta sempre in fondo a un rapporto perché non mantiene la promessa. <<Amore solo per cause naturali>> vuol dire che si tratta di un idolo, e l'idolo non mantiene mai la sua promessa.
Luigi Giussani, (cit. in "Tutta la terra cerca il Tuo volto" pag.100 ed San Paolo €12,39)

 

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Un'incidenza sulla Chiesa e sul mondo. Domenica 28 Febbraio 2016
Il nostro movimento non potrà avere un'incidenza sulla Chiesa e sul mondo, se non raggiungerà il suo orizzonte ultimo, il suo compiersi ultimo, vale a dire se non creerà una unità matura, un movimento di adulti, una unità di gente matura, di gente adulta.
Allora sarà stato innegabilmente utile, altrimenti sarà stato solo un'evocazione giovanile che lascerà tracce frammentate. E la stessa sussistenza del nostro movimento dovrà appoggiarsi a questa unità tra la gente matura, perchè il movimento non avrà operato educazione, se non avrà generato della gente che la << comunione>> e la << liberazione>> senta come dimensioni della propria personalità responsabile, se comunione e liberazione non saranno le dimensioni della propria famiglia, della propria professione, della propria presenza civile, del proprio progetto totale. E questo è quello che la parola << confraternite>> vorrebbe significare.
Ma il tempo vedrà.
Luigi Giussani, (cit. in " Certi di alcune grandi cose (1979 - 1981)" pag.331 ed Bur €11,80)

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L'annuncio di tipo missionario si concentra sull'essenziale, sul necessario, Domenica 21 Gennaio 2016
Gli insegnamenti, tanto dogmatici quanto morali, non sono tutti equivalenti.
Una pastorale missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine da imporre con insistenza.
L'annuncio di tipo missionario si concentra sull'essenziale, sul necessario, che è anche ciò che appassiona e attira di più,
ciò che fa ardere il cuore, come ai discepoli di Emmaus.
Dobbiamo quindi trovare un nuovo equilibrio, altrimenti anche l'edificio morale della Chiesa rischia di cadere come un castello di carte,
di perdere la freschezza e il profumo del Vangelo.
La proposta evangelica deve essere più semplice, profonda, irradiante.
E' da questa proposta che poi vengono le conseguenze morali.
Papa Francesco

(cit. da Juliàn Carròn in "La bellezza disarmata" pag.40 ed.Rizzoli €18)

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Nell'esperienza di un grande amore, tutte le cose diventano un avvenimento nel suo ambito, Domenica 14 Febbraio 2016
<<Nell'esperienza di un grande amore, tutte le cose diventano un avvenimento nel suo ambito>>. La grande cosa per cui tutto diventa un avvenimento nel suo ambito (cioè è determinato da essa) è la fede.
 La giustizia è la fede. <<Il mio giusto vive di fede>>.
Qual è la giustizia nel rapporto con tuo padre e tua madre?  La fede.
E qual è la giustizia nel rapporto con la tua donna? La fede.
E qual è la giustizia nel tuo modo di studiare? La fede
E qual è la giustizia nel tuo modo di lavorare? La fede.
E qual è la giustizia nel tuo modo di metterti in rapporto con tutte le forme di solidarietà tra i lavoratori che si chiamano sindacato? La fede
E qual è la modalità con cui tu guardi la società, il modo d'affrontare la società e la realtà? La fede.
La giustizia è la fede, e la fede è riconoscere quella Presenza: Cristo è il contenuto della fede
Luigi Giussani, (cit. in "Certi di alcune grandi cose (1979 - 1981)" pag.398 ed, BUR - Rizzoli €11,80)

 

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La compagnia autentica, Domenica 7 Febbraio 2016
La compagnia autentica è quella che nasce quando uno incontra un altro che ha visto qualche cosa  di giusto, di bello e di vero, e glielo dice; e siccome anche lui desidera il giusto, il bello, e il vero, si mette insieme. E chiunque incontra - tutta la gente - incomincia ad interessarlo, per poter dire a tutti il giusto, il bello e il vero: così la compagnia nasce e s'allarga.
Luigi Giussani, (cit. da Paolo Sottopietra in "La promessa della nostra amicizia" pag. 51)

 

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La vita è una cosa seria, Domenica, 31/01/2015
La vita è una cosa seria: seria di fronte all'universo (perciò ha un compito) e seria di fronte al destino (perciò ha un significato ultimo da raggiungere); niente corrisponde al tuo cuore più di queste due cose.
Luigi Giussani , (cit. da Paolo Sottopietra in"La promessa della nostra amicizia" pag.50 )

 

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E' solo una vita diversa e nuova che può rivoluzionare strutture, iniziative, rapporti, Domenica 24 Gennaio 2015
[scrive don Giussani] << in una società come questa non si può creare qualcosa di nuovo se non con la vita: non c'è struttura né organizzazione o iniziative che tengano. E' solo una vita diversa e nuova che può rivoluzionare strutture, iniziative, rapporti, insomma tutto>>. [...] <<Ciò che manca, non è tanto la ripetizione verbale o culturale dell'annuncio. L'uomo di oggi attende forse inconsapevolmente l'esperienza dell'incontro con persone per le quali il fatto di Cristo è realtà così presente che la loro vita è cambiata.
E' un impatto umano che può scuotere l'uomo di oggi: un avvenimento che sia eco dell'avvenimento iniziale, quando Gesù alzò gli occhi e disse: " Zaccheo, scendi subito, vengo a casa tua">>. Qui ci viene indicato il metodo con cui il cristianesimo è accaduto e può riaccadere sempre. E questo che importanza ha per tirare fuori l'uomo dalla riduzione del desiderio dove poi soffoca, affinchè possa cominciare di nuovo a respirare? [....] Solo Cristo come avvenimento presente nell'esperienza delle persone è in grado di liberare l'uomo dalla riduzione del desiderio e di fargli desiderare quella pienezza per cui è fatto.
Juliàn Carròn, (cit. in "Appunti della SdC del 20/01/2016 con Juliàn Carròn" in www.clonline.org )

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 è fatto per il bene anche l'errore, Domenica 17 Gennaio 2016
[...] il disegno che Dio persegue nella storia è sempre un disegno di bontà, cioè di misericordia. [...] Saper trovare nel tempo che passa l'effetto buono, il frutto buono che le circostanze danno, anche le peggiori delle circostanze: questa è saggezza, è sapienza, è partecipare alla sapienza con cui Dio governa il disegno del mondo per una misericordia, per un frutto di misericordia. In questo senso la misericordia non s'afferma come tale - come ultimo significato - perché sorvola gli aspetti negativi, ma perché scopre la finalizzazione buona anche degli aspetti negativi: cessano di esser negativi, diventando funzione dell'aspetto positivo. [...] è fatto per il bene anche l'errore ;
Luigi Giussani, (cit. in "<<Tu>> (o dell'amicizia)" pag. 299 ed. Bur - Rizzoli)
 

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Il problema del rapporto con l'altro è nell'io, Domenica 10 Gennaio 2016
Il problema del rapporto con l'altro è nell'io, vale a dire nella percezione che ho di me e quindi dell'altro. Ma questo ci sembra individualismo. No, no! Il problema è nella percezione di sé , e se uno non ha chiaro questo allora scarica sull'altro (lui o lei) la responsabilità di "risolvere" il proprio desiderio di compimento. Ma l'altro non lo risolve, non può farlo: per questo tante volte il rapporto diventa violenza. [....] L'esperienza ci dice che un io e un tu destano l'uno nell'altro, reciprocamente,  un desiderio di infinito - di pienezza, di compimento - che è sproporzionato rispetto alla capacità che hanno di rispondervi. Perciò, è soltanto l'orizzonte di un amore più grande che impedisce che ognuno dei due si consumi in una pretesa (ultimamente violenta) che l'altro o l'altra - strutturalmente limitati - risponda a quel desiderio di infinito che pure ha destato.
Juliàn Carròn, (cit. in "Una presenza nello sguardo" pag.102 in: www.clonline .org/libretti-degli esercizi-spirituali-della fraternità di CL(dal 2005 a oggi)
 

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Affezione, Domenica 3 Gennaio 2016
Affezione è volere il bene, vedere una persona e volerne il bene; vedere uno, una persona e volere il bene; e siccome so chi è il bene e chi è il destino dell'uomo, cioè Cristo, voler bene vuol dire volere Cristo per essa.
Luigi Giussani, (cit. in" <<Tu>> (o dell'amicizia)" pag.157 ed. BUR-Rizzoli )

 

 

 
Memorare 2015 Torna all'inizio pagina

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La nostra vita non la compie quello che facciamo, ma la compie un rapporto con la Sua presenza ora, Domenca 27 Dicembre 2015
Che cosa cercate nel lavoro [...]? Il compimento di voi stessi.  [...] il problema della vita comincia quando la vita va bene, quando tu hai tutto quello che cerchi nel lavoro, eppure scopri che non basta. E non basta per la ragione che ci ha detto Pavese: <<Ciò che un uomo cerca nei piaceri è un infinito, e nessuno rinuncerebbe mai alla speranza di conseguire questa infinità>>. Se noi non riconosciamo che ciò che compie la vita è quel rapporto col Mistero di cui stiamo parlando, non possiamo pensare che si introduca una qualche novità nel nostro rapporto con il lavoro.  Perché quello che si oscura in noi - per cui si oscura il modo di vivere il lavoro - è la consapevolezza della natura del nostro io: viene meno la coscienze della sproporzione sconfinata tra le cose che ho davanti e l'ampiezza del mio desiderio, per cui, e neanche se le cose vanno bene potrò essere soddisfatto.  Questo non è un problema etico, non si tratta di dire:<< Devo accontentarmi di un po' di meno>>, anche perché non riusciamo ad accontentarci di un po' di meno. Potremo "accontentarci" - cioè essere liberi - solo se abbiamo tutto, perché qualunque altra cosa che non sia tutto - i soldi, il potere, la carriera - è troppo poco Allora la questione è se incominciamo a capire che la nostra vita non la compie quello che facciamo, ma la compie un rapporto con la Sua presenza ora. [...] Il problema è la memoria, altrimenti viviamo come tutti, proprio come tutti.
Juliàn Carròn, (cit in "Una presenza nello sguardo" pag.100 in www clonline.org/libretti-degli-esercizi-spirituali-della fraternità di CL (dal 2005 a oggi)

 

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Nella svalutazione del passato è implicita una giustificazione della nullità del presente, Domenica 20 Dicembre 2015
<<Una generazione che deprime la generazione precedente, che non riesce a vederne le grandezze e il significato necessario,  non può che essere meschina e senza fiducia in se stessa... Nella svalutazione del passato è implicita una giustificazione della nullità del presente>>. (A. Gramsci, Quaderni, XXVIII) Ora, proprio dal passato giunge una notizia: il Mistero, ciò che i popoli chiamano <<Dio>>, ha voluto comunicarsi a tutti gli uomini come un uomo,  dentro un pezzo di tutta la realtà. Si chiama <<Natale>> l'iniziale attuarsi del metodo con cui il Mistero si manifesta comunicandosi nella vita: l'incarnazione di Gesù di Nazareth, come risposta all'attesa di ogni cuore umano in tutti i tempi,  che ha avuto la prima e più dignitosa intuizione nel genio ebraico.
Luigi Giussani, (cit. in lettera a "Repubblica" 27 dicembre 1997)

 

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Di fronte a un rimprovero bisogna guardare il Tu, Domenica, 13 Dicembre 2015
[...] in tutte le osservazioni che ci fanno, se hanno una sfumatura negativa (un invito a un cambiamento perché non è tutto giusto quello che facciamo), noi, da una parte, restiamo ingolfati dall'aspetto di rimprovero (il rimprovero ci pesa addosso, ci fa andare a letto male), dall'altra parte, sul peso del rimprovero schizza fuori un fungo velenoso  che si chiama rammarico e astio contro chi ci ha fatto il rimprovero. così perdiamo tempo e tutto. Invece, di fronte a un rimprovero bisogna guardare il Tu e dirgli: <<Rimetti a me, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Signore liberaci dal male>>.
Luigi Giussani, (cit. in "L'attrattiva Gesù" pag.221 ed. Bur-Rizzoli)

 

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Il tempo e l'esito non è nostro, Domenica 6 Dicembre 2015
[...] non dobbiamo mai aver paura, non dobbiamo mai scoraggiarci di niente. Il tempo e l'esito non è nostro e la potenza di Dio è più grande di tutta di tutta la nostra debolezza; siamo, in qualsiasi caso, anche quando sbagliamo, sereni, lieti. Se uno, perché ha sbagliato, non è lieto, sbaglia lì, perché si affidava a se stesso. Invece no, è a Gesù che ci si affida. E il Signore, che è venuto per salvarti, lo sa Lui come salvarti! Perciò anche se sbagli oggi, sbagli domani, dopodomani, tu sei sicura che chi ti ha chiamato, <<chi ha iniziato in te quest'opera buona la porterà fino alla fine>>. Ma i tempi non li misuri tu.
Luigi Giussani , ( cit. in "L'attrattiva Gesù" pag.267 ed. Bur-Rizzoli )

 

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Noi siamo realmente fatti di un Altro, Domenica 29 Novembre 2015
Noi siamo realmente fatti di un Altro, di qualcosa d'altro; questo qualcosa d'altro è un Infinito, è l'infinito Mistero, e di questo infinito Mistero sappiamo qualche cosa attraverso le esigenze di felicità, di bellezza, di ordine e di amore. In noi è esigenza quello che in Lui è già atto, è già attuato. Lui è amore, felicità, giustizia, bontà, bellezza: Lui è questo, il Mistero è questo. Noi non potremmo neanche lontanamente saperlo, se non sentissimo in noi le esigenze di questo. Infatti, essendo stati creati, siamo stati creati come esigenza di questo.
Luigi Giussani, (cit. in "L'attrattiva Gesù" pag. 43 ed. BUR-Rizzoli )

 

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Ecco, la morte è questa cosa, ma vasta: una pacificazione di tutto, a tutti i livelli, di tutte le cose, Domenica 22 Novembre 2015
 Uno, sentendosi privare delle energie, capisce come è nato lui: non è nato da sé, ha avuto fino ad allora un'energia che non si dava lui; si accorge lì che non se la dava lui. E l'esito è quello di un bambino tra le braccia di sua madre. perciò, è una pacificazione, che prima uno non poteva neanche pensare: parlava di pace e serenità, ma non così profonda, non così fisicamente sentita. E tre mesi fa pensavo:<< Ecco, la morte è questa cosa, ma vasta: una pacificazione di tutto, a tutti i livelli, di tutte le cose>>, perché sono le braccia della vera madre, di una madre originaria che è Dio, che è l'Essere, che per questo è Mistero, perché viene prima di tutto quello che noi possiamo sperimentare. Peccato che queste cose si capiscano a settant'anni [...]
Luigi Giussani, (cit. in "Dal temperamento un metodo pag.134 ed. Bur-Rizzoli )

 

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La mente torna, Domenica 15 Novembre 2015
Io le faccio cantare [le canzoni d'amore] per spiegare che che già al livello elementare del vivere noi abbiamo la percezione chiara e netta che la presenza di un tu (minuscolo) non è qualcosa che  rovina l'autonomia dell'io, ma che lo rende più se stesso.. Questo lo sappiamo al livello elementare dell'esperienza umana, ben prima che Dio diventi un Tu incontrabile. Non faccio cantare La mente torna perché pensiate immediatamente a Cristo. Faccio cantare La mente torna perché pensiate innanzitutto a quel che cantiamo. Perché viviamo in una mentalità in cui la persona è chiusa in se stessa, è concepita individualisticamente come autonomia totale, senza legami. Invece occorre cominciare a vedere che nell'esperienza comune tutti riconoscono che << non sono quando non ci sei >> . E se questo succede già nell'esperienza comune,immagina quando il problema del vivere comincia a crescere, quando l'urgenza diventa più stringente.
Juliàn Carròn, (cit. in "Appunti dalla scuola di comunità di Juliàn Carròn 21/10/2015 in www.clonline.org )

 

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Le circostanze sono la modalità attraverso cui il Mistero ti chiama a rispondere, Domenica 8 Novembre 2015
[...] le circostanze capitano, sono la modalità attraverso cui il Mistero ti chiama a rispondere. Brutte o belle che siano, le circostanze ci chiamano. [...] la vita è la chiamata che il Mistero ci fa attraverso le circostanze. [...] Non è che Dio ti dia certe circostanze e poi ti chiami da un'altra parte ti chiama attraverso le circostanze che ti mette davanti. E quali sono le circostanze più semplici, più chiare? Quelle che sono inevitabili, perché non avendole scelte tu, puoi essere sicura che ti sono date dal Mistero. Il Mistero non ti prepara prima per un evento e poi te lo dà; permette la malattia, per esempio, e poi ti dà tutto il tempo per capirne il significato. [....] E così uno può scoprire, se accetta di riconoscere le circostanze come la chiamata di un Altro, non una serie di fattori in fondo senza volto,  bensì che dietro la realtà (...) c'è il volto buono del Mistero che ti sta chiamando.
Juliàn Carròn, (cit. in "Appunti dalla scuola di comunità con Juliàn Carròn 21/10/2015 in www.clonline.org )

 

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L'appartenenza , Domenica 1 Novembre 2015
Ultima verità:<< Io sono nato>> è una verità di fede. Essa deriva dal credere, non dal vedere. Non mi sono visto nascere, ho creduto a qualcuno che me l'ha detto, in questo caso i miei genitori e non ho alcun dubbio in merito. La verità della mia esistenza non viene afferrata da una mia introspezione, ma è ricevuta dalla testimonianza di altri. Nascendo, sono votato a una relazione fondamentale con persone che non ho scelto. Ciò mi insegna ad aprirmi agli altri, al mondo, all'avvenimento; [...]  L'appartenenza non scelta mi dispone all'incontro non programmato. 
Fabrice Hadjadj , (cit. in "Ma che cos'è una famiglia" pag.152 ed . ARES €16)

 

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Da quel punto depende il cielo e tutta la natura. Domenica 25 Ottobre 2015

[....]
un punto vidi che raggiava lume
acuto si, che 'l viso ch'elli affoca
chiuder conviensi per lo forte acume;
[.....]

la donna mia, che mi vedea in cura
forte sospeso, disse:<<Da quel punto
depende il cielo e tutta la natura.

Mira quel cerchio che più li è congiunto;
e sappi che 'l suo muovere è sì tosto
per l'affocato amore ond'elli è punto

Dante Alighieri, Paradiso canto xxvii, 16-18, 40-45

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La realtà è positiva, Domenica 11 Ottobre 2015
La chiave di volta della nostra posizione può essere sintetizzata con la frase: la realtà è positiva. [...] La realtà può essere percepita come positiva perché è positiva. Non si tratta di "battezzare" la realtà a partire da un preconcetto religioso, da una visione "pia", ma di riconoscerla nella sua natura ultima. La realtà è ontologicamente positiva. Perché? La realtà è positiva perché c'è. Tutto ciò che esiste c'è perché il Mistero ha permesso che accadesse (tutto, infatti, ha origine in un Quid misterioso,nulla si fa da sé ), provoca e mette in moto la persona, rappresenta un invito al cambiamento, l'occasione di un passo verso il proprio destino. Ogni circostanza è una strada e strumento del nostro cammino: è segno. In quanto c'è, la realtà è provocazione, e quindi occasione di risveglio dell'io dal suo torpore
Juliàn Carròn , (cit. in "La bellezza disarmata" pag.302 ed Rizzoli €18)

 

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L'avere dato per scontato l'avvenimento della fede e l'essersi  spostati sull'etica ...  , Domenica 4 Ottobre 2015
Non è forse, come dice Giussani, l'avere dato per scontato l'avvenimento della fede e l'essersi  spostati sull'etica la ragione per cui i cristiani sono percepiti dagli altri come dei clown? Possiamo difendere la dottrina giusta e gridarla davanti a tutti senza che l'altro si senta minimamente colpito, senza che cambi minimamente il suo modo di guardarci. Possiamo gridare tutte le nostre sacrosante ragioni, possiamo richiamare valori etici pur giusti, senza riuscire a spostare gli altri neanche di un millimetro:  anzi, essi ci vedono come dei clown. Un cristianesimo ridotto a insieme di valori o a leggi da rispettare sembra loro una pagliacciata e noi cristiani dei clown, parte del circo. C'è qualcosa che può scardinare questa situazione? C'è qualcosa in grado di afferrarci e di afferrare gli altri fino nel midollo, a tal punto che essi smettano di considerare il cristianesimo una pagliacciata? Si, c'è.
Juliàn Carròn , (cit. in "Ti ride negli occhi la stranezza di un cielo che non è il tuo" pag.13 in www.clonline.org )

 

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Il gioco della libertà, Domenica 27 Settembre 2015
La libertà è un dono, è un tratto costitutivo dell'essere umano, ne è quasi "il" tratto costitutivo: la "libertà di", la "libertà da", e la "libertà per". Il nostro rapporto con il reale è a ogni livello caratterizzato dalla libertà, implica strutturalmente il gioco della libertà: ognuno di noi può scegliere di realizzarsi oppure di perdersi, può dire di sì o di no a ciò che lo compie. E' questo il rischio che il Mistero ha voluto correre creando l'uomo libero ed è questo che tante volte ci procura vertigine e paura, fino allo scandalo. Basti pensare ai genitori quando vedono un figlio usare male la libertà o agli adulti impegnati nell'educazione dei giovani quando assistono a certi loro momenti di sbandamento: è facile subire lo scandalo della libertà.
Juliàn Carròn, (cit. in "La bellezza disarmata" pag.41 ed. Rizzoli €18 )

 

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Nell'ambito religioso, la fede non produce effetti che là dove essa resta fede e non calcolo, Domenica 20 Settembre 2015
<<Nell'ambito religioso, la fede non produce effetti che là dove essa resta fede e non calcolo. La civiltà dell'Europa cristiana è stata costruita da gente il cui scopo non era affatto quello di costruire una "civiltà cristiana", ma di spingere al massimo le conseguenze della loro fede in Cristo La dobbiamo a persone che credevano in Cristo, non a persone che credevano nel cristianesimo. Queste persone erano dei Cristiani, e non, come potremmo definirli, dei "cristianisti" >>
(Rèmi Brague)
[...]
Dal punto di vista della fede l'Occidente nell'ultimo mezzo secolo, passa dai "cristiani anonimi" attratti dal marxismo ai "cristianisti" affascinati dal capitalismo. Al di là dell'opposizione politica il trade d'unions è il terreno etico. In termini giussaniani siamo di fronte a una prevalenza accordata ai valori sull'Avvenimento   [...] Dal punto di vista di Giussani la questione decisiva è dove cade l'accento: se su Cristo o sulle conseguenze morali. E questo non già perché queste non siano importanti ma perché il movimento è sorto, innanzitutto, per comunicare Cristo al mondo moderno, per introdurre l'uomo moderno all'esperienza del Fatto cristiano. [...] Il passaggio dall'ontologia all'etica qualifica la riduzione del cristianesimo nel mondo moderno. La fede non indica più un'ontologia nuova che si comunica ma un plesso di valori. Giussani delinea qui lo scambio tra ciò che è essenziale nel cristianesimo e ciò che ne consegue, che sarà al centro della Evangelii gaudium di papa Francesco Massimo Borghesi
(cit. in " Luigi Giussani Conoscenza amorosa ed esperienza del vero. Un itinerario moderno" pag.191 edizionidipagina €16)

 

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L'uomo moderno , Domenica 13 Settembre 2015
L'uomo moderno non guadagnò questo mondo quando perse l'altro mondo, e neppure la vita ne fu favorita. (...) E' perfettamente concepibile che l'età moderna - cominciata con un così eccezionale e promettente rigoglio di attività umana - termini nella più mortale e nella più sterile passività che la storia abbia mai conosciuto
Hanna Arendt. (cit. in "La scelta di Abramo e le sfide del presente" in www.clonline.org )

 

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Ogni incontro viene da Dio, Domenica 6 Settembre 2015
Ogni incontro viene da Dio, perché ogni incontro è l'istante in cui e persone si trovano faccia a faccia, a volte per un brevissimo istante, ma nello stesso tempo anche per sempre, poiché, quando ci si incontra con il cuore, con fede, carità, con una speranza comune, nel segno della comune croce, nella luce della comune vittoriosa resurrezione che verrà, ormai non ci si può più separare, le distanze terrene non separano più le persone.
metropolita Antonij,    (cit. in mostra "Per me vivere è Cristo - Metropolita Antonij " Meeting 2015)

 

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Il punto di partenza del cristiano è un Avvenimento. Domenica 30 Agosto 2015
Il punto di partenza del cristiano è un Avvenimento. Il punto di partenza di tutto il resto del pensiero umano è una certa impressione e valutazione delle cose, una certa posizione che uno assume <<prima>> di affrontare le cose, soprattutto prima di giudicarle[...] La logica di un discorso che parte da un preconcetto e vuole sostenerlo e imporlo si chiama ideologia.
Se invece l'origine, il fondamento, il principio fondante di tutta l'esperienza umana è un avvenimento - unica vera alternativa al preconcetto, qualcosa che accade e in cui l'uomo si imbatte -, se il criterio suggeritore del comportamento dell'uomo è un avvenimento, esso si ricompone, si ripropone continuamente nella storia, nel tempo, giorno per giorno, ora per ora: questo avvenimento si capisce perchè << sta avvenendo qualcosa >> adesso. La memoria è il contrario dell'ideologia.
Luigi Giussani , (cit. in " L'uomo e il suo destino - In Cammino" pag.109 ed.Marietti 1820 )

 

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Il nome che indica e definisce una realtà che ho incontrato nella mia vita, Domenica 23 Aprile 2015
Cristo, questo è il nome che indica e definisce una realtà che ho incontrato nella mia vita. Ho incontrato: ne ho sentito parlare prima da piccolo, da ragazzo, ecc.  Si può diventar grandi e questa parola è risaputa, ma per tanta gente non è incontrato, non è realmente sperimentato come presente; mentre Cristo si è imbattuto nella mia vita, la mia vita si è imbattuta in Cristo, proprio perchè io imparassi a capire come Egli sia il punto nevralgico di tutto, di tutta la mia vita.  E' la vita della mia vita, Cristo. In Lui si assomma tutto quello che io vorrei, tutto quello che io cerco, tutto quello che io sacrifico, tutto quello che in me si evolve per amore delle persone con cui mi ha messo. [...] Cristo, vita della vita, certezza del desino buono e compagnia per la vita quotidiana, compagnia familiare e trasformatrice in bene: questo rappresenta l'efficacia di Lui nella mia vita.
Luigi Giussani, ( cit. in "L'uomo e il suo destino - In Cammino" pag. 57 ed. Marietti 1820)

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Gesù di Nazareth è Gesù detto il Cristo , Domenica 16 Agosto2015
Il Mistero, sorgente e destino di tutta la realtà creata, ha voluto che ci fosse un uomo nato da una donna,  che ha fatto la carriera dell'umano come ogni uomo, l'uomo Gesù di Nazareth, e volendo comunicarsi agli uomini attraverso questo uomo, lo ha fatto suo fin dal primo istante del concepimento, assumendo misteriosamente il suo io nel Verbo, nella seconda persona della Santissima Trinità, rendendolo perciò direttamente partecipe alla natura di Dio: supremo mistero nella storia dell'uomo e del cosmo. Per questo Gesù di Nazareth è Gesù detto il Cristo.
Luigi Giussani , (cit. in "L'uomo e il suo destino - In cammino" pag.53 ed.Marietti )

 

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Partite sempre dalla ragione! , Domenica 9 Agosto2015
Partite sempre dalla ragione! La ragione è il faro che illumina tutto. Non tutto,ma vi illumina il confine a cui arrivate. E, illuminandovi il confine a cui arrivate, capite che questo non è l'ultimo muro di cinta. c'è qualcosa d'altro. Avere la semplicità e il coraggio di affermare questo qualcosa d'altro ti rende ragionevole, perchè affermi tutti i fattori.
Luigi Giussani, (cit. in "Affezione e dimora" pag.360 ed Bur-Rizzoli )

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Riconoscere Dio non è un problema nè di scienza, nè di sensibilità estetica e neanche di filosofia come tale. E' un problema anche di libertà. Domenica 2 Agosto
Se io fossi portato al mio destino senza libertà, io non potrei essere felice, non sarebbe una felicità mia, non sarebbe il destino mio. E' attraverso la mia libertà che il destino, il fine, lo scopo, l'oggetto ultimo può diventare risposta a me. Non sarebbe umano un compimento dell'uomo, non sarebbe compimento dell'essere umano, se non fosse libero. Ora, se il raggiungimento del destino, del compimento deve essere libero, la libertà deve "giocare" anche alla scoperta di esso. Anche la scoperta del destino, del significato ultimo, se fosse automatica, non sarebbe più mia. Il destino è qualcosa di fronte al quale l'uomo è responsabile; il modo che l'uomo ha di raggiungere il suo destino è responsabilità sua, è frutto della libertà. La libertà ha a che fare non solo nell'andare a Dio come coerenza di vita, ma già nella scoperta di Dio. [...] Vi sono tanti filosofi che sono arrivati a Dio attraverso la loro riflessione; e tanti filosofi che attraverso la riflessione hanno escluso Dio. Allora vuol dire che riconoscere Dio non è un problema nè di scienza, nè di sensibilità estetica e neanche di filosofia come tale. E' un problema anche di libertà. Lo riconosceva uno dei più noti neo-marxisti, Althuser, quando diceva che tra esistenza di Dio e marxismo il problema non è di ragione, ma di opzione. Certo c'è una opzione che è secondo natura, ed essa evidenzia la ragione,, ed un'opzione che è contro natura, ed essa oscura la ragione. Però, alla fin fine, l'opzione è decisiva.
Luigi Giussani, (cit. da Massimo Borghesi in "Luigi Giussani Conoscenza amorosa ed esperienza del vero. Un itinerario moderno" pag.72 edizioni di pagina €16)

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Solo il testimone di una vita cambiata può suscitare di nuovo la curiosità per il cristianesimo, Domenica, 26 Luglio 2015
Come possiamo vedere, la risposta alla situazione di difficoltà in cui ci troviamo è che si incontri una presenza diversa. Non occorre spiegare troppo le cose. Allora, come oggi, solo il testimone di una vita cambiata può suscitare di nuovo la curiosità per il cristianesimo: vedere realizzata quella pienezza che uno desidera raggiungere, ma non sa come. Ci vogliono uomini nuovi che creino luoghi di vita dove ciascuno possa essere invitato a fare la verifica che fecero i primi due sulla riva del Giordano:<< Vieni e vedi >>.
Juliàn Carròn, (cit. in "Una presenza nello sguardo" pag. 48 in Esercizi della Fraternità di Comunione e Liberazione in www.clonline.org )

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La libertà è l'unica cosa che appare alla ragione come fuori da Dio. Ma la libertà cos'è? Domenica, 19 Luglio 2015
[....] come fa il Mistero a creare qualche cosa che non si identifichi con Se stesso? Questo è il vero mistero! Tutto è, quindi, comprensibile,  salvo una cosa che resta ancora fuori, che per la ragione è fuori di Dio: la libertà.  La libertà è l'unica cosa che appare alla ragione come fuori da Dio. All'Essere come tale non si può aggiungere né togliere niente:
la libertà però sembra sottrarre qualcosa al mistero dell'Essere, a Dio. Ma la libertà cos'è? [...] La libertà è la soddisfazione di un desiderio. Il fenomeno che mi fa dire:<< sono libero>> è la soddisfazione. Il fenomeno che definisce la libertà è, dunque, la soddisfazione totale di me, la risposta alla mia sete. La libertà è esigenza di soddisfazione totale. [...] Se l'Essere, Dio, è tutto, la libertà è riconoscere che Dio è tutto. Il Mistero ha voluto essere riconosciuto dalla nostra libertà, ha voluto generare il proprio riconoscimento.
Luigi Giussani, (cit. in "L'uomo e il suo destino - in cammino" pag.19 ed.Marietti 1820 )

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Nostalgia: dal greco nostos "ritorno", e algos "dolore" , Domenica 12 Luglio 2015
[...] Ripensare al dolore, al dolore della stanchezza di vivere, che è così frequente, significa ripensare alla fragilità che fa parte della condizione umana; ma il dolore ci richiama anche alla esigenza di riflettere sul senso del vivere e del morire, sul tempo che si intreccia al dolore: come ci dicono le parole di Simone Weil: "Il dolore ci inchioda al tempo, ma l'accettazione del dolore ci trasporta al termine del tempo, nell'eternità"
Eugenio Borgna, (cit. in "Il tempo della vita" pag.13 ed Feltrinelli €18)

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Entrare in rapporto con persone con le quali si è vicini, Domenica 5 Luglio 2015
La cosa più dura e allo stesso tempo più bella in carcere è che si è costretti a entrare in rapporto con persone con le quali si è vicini solo perché sono anch'esse sottoposte alle stesse condizioni. Così uno capisce che il prossimo è prossimo, ossia una persona del medesimo genere umano. E quando inizi ad ad accogliere l'uomo creato da Dio, senti crescere in te una responsabilità particolare verso l'altro fino ad arrivare a quella carità evangelica che ama il prossimo come se stesso. E dato che tutti hanno il proprio fardello, i pesi della propria umanità, delle proprie famiglie e delle vicende personali, oltre alle relative croci, è qui che cresce quella comunità cristiana auspicata da san Paolo che sa portare i pesi gli uni degli altri.
Ruzena Vackova
(cit. in"Vive come l'erba.. Storie di donne nel totalitarismo" pag.137 ed. La casa di Matriona €12)

 

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In  fondo, noi sogniamo un rapporto con la realtà, con l'evidenza, che non implichi la libertà, Domenica 28 Giugno 2015
Gli apostoli Lo avevano davanti in carne e ossa. Non è che mancasse qualcosa alla testimonianza di Cristo. Eppure decadevano. [..] Noi non decadiamo per colpa degli altri, ma perchè siamo dei poveracci. [...] Che noi decadiamo è normale, amici. Ma davanti al nostro decadere guardiamoci con un istante di tenerezza! [....] << Senza di me non potete far nulla>>. Ci ha detto Gesù. Non basta neanche il più imponente testimone, perchè c'è di mezzo la libertà. In fondo, noi sogniamo un rapporto con la realtà, con l'evidenza, che non implichi la libertà. Ma questo è impossibile. Siamo liberi e perciò possiamo decadere in ogni istante.
Juliàn Carròn, (cit. in "una presenza nello sguardo" Esercizi della Fraternità di Comunione e Liberazione pag.92 in www.clonline.org )

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Un altro mondo dentro il mondo della gente che va per strada, Domenica 21  Giugno 2015
Io vorrei parlarvi di come noi siamo un altro mondo dentro il mondo della gente che va per strada o che scrive sui giornali che leggiamo, che fa la televisione, che parla alla televisione che vediamo, che parla nelle scuole, che fa la direttrice delle scuole in cui siamo: una differenza infinita. Ma noi non abbiamo coscienza di questo. Dobbiamo prendere coscienza della diversità tra noi e il mondo. [...] Quel pezzo di Filippesi,[Fil 2, 12b-15] se fosse letto adesso in una pubblica assemblea non sarebbe tollerabile. [...] Per cui è impossibile che noi siamo veramente liberi dalla persecuzione. Come è stato impossibile che Cristo non fosse perseguitato, così è impossibile che noi non siamo perseguitati. Quando non siamo perseguitati è perchè siamo del mondo, come il mondo. Perseguitati non vuol mica dire rotta la testa, eh! Si arriva anche a quello ( nel Corano, per esempio, ci sono alcune sure in cui addirittura si incita  con promessa di premio eterno, all'uccisione del miscredente).
Luigi Giussani, (cit. in "Affezione e Dimora" pag.112 ed. Bur-Rizzoli )

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L'uomo è tormentato dal desiderio di felicità e della verità, Domenica 14 Giugno 2015
Non bisogna dare per scontato il desiderio di felicità perchè a parlarne è Leopardi. Non è anzitutto Leopardi, il poeta, a dire che l'uomo è tormentato dal desiderio di felicità e della verità:  è la nostra stessa vita che lo grida! E perciò possiamo leggere Leopardi ( o altri) e ritrovarci in lui, sentirci espressi da lui più compiutamente di come saremmo in grado di fare noi. Nello stesso senso, non siamo noi qui, ora, per partito preso, a dire che l'uomo è ineludibile esigenza di un significato: lo dice drammaticamente la vita appesantita e sofferente, il malessere profondo di tanti giovani oggi. Perchè << del nulla non si vive. Nessuno può stare in piedi, avere un rapporto costruttivo con la realtà. senza qualcosa per cui valga la pena vivere, senza una ipotesi di significato>>.
Juliàn Carròn ,  (cit. in "Una presenza nello sguardo" pag.25. in www.clonline.org )

 

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Strano oscuramento del pensiero, Domenica 7 giugno 2015
Per uno << strano oscuramento del pensiero>>, in noi e intorno a noi sono crollate tante evidenze:  tra queste è crollata perfino l'evidenza dell'io, anche in noi , che non siamo impermeabili alle sollecitazioni che riceviamo. E il senso dell'io che ciascuno di noi ha è il criterio necessario per rapportarsi a tutto[...] Senza io, non c'è tu, ma solo aridità nei rapporti. Chi sono io? Che cosa veramente desidero? Oggi proprio questi è diventato oscuro. Ciascuno avverte in sè una spinta, un anelito, una voglia di essere, di realizzarsi, di affermarsi. Ma di che cosa è fatta questa spinta, verso dove si dirige, che cosa la può soddisfare veramente? Niente è meno evidente di questo. Si sa quello che gli altri vogliono da noi - come "bisogna" essere, cosa "bisogna" pensare - ,ma  non si sa quello che si è, non ci è più evidente. Il contenuto della parola <<io>> è spesso solo una convenzione sociale.
Juliàn Carròn, (cit. in "Una presenza nello sguardo" pag.23 in www.clonline.org )

 

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Che la fatica abbia un significato positivo, Domenica 31 Maggio 2015
Che un dolore, un sacrificio, che la fatica abbia un significato positivo - cioè, che il <<val la pena>> rimanga dopo il sacrificio, emerga con chiarezza dopo il sacrificio -  è una scelta, è una scelta amorosa, cioè è una scelta positiva del significato del vivere. Perché la scelta positiva è la scelta amorosa? Perché afferma il valore di un presente.  Affermare il valore di un presente mentre il presente si palesa come chiodi nelle mani, affermare il valore di un presente quando il presente si palesa come morte: più prova di così? E' una bella prova!
Luigi Giussani, (cit. in "Affezione e dimora" pag. 165 ed. Bur-Rizzoli)

 

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Presto o tardi si vedrà il positivo che c'è dentro, Domenica 24 maggio 2015
Tutta la gente che vedeva Cristo morire in croce diceva:<<Ma guarda come è andato a finire>> (i migliori, eh!). <<Ma guarda come è andato a finire>>. Solo sua madre sapeva che non poteva andare a finir così. Non sapeva come, ma sapeva che non poteva andare a finir così.Perciò sua madre abbracciava quel momento, che non era mica un momento di conforto facile: era il sacrificio di sè con la morte del figlio! Ma negare che quel momento avesse avuto un senso [...] sarebbe sembrato il commento più giusto. Invece non era vero! Questa è una osservazione che non vale solo per Cristo in croce, ma è generale, perchè tutto dipende dal mistero dell'essere e il mistero dell'essere è positività, è Padre, è Essere. Se è Essere, non può essere negativo, perciò presto o tardi si vedrà il positivo che c'è dentro.
Luigi Giussani, (cit. in: "Affezione e dimora" pag.180 ed. Bur Rizzoli)

 

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E' se cambia, Domenica 17 Maggio 2015
<<E' se cambia>>. Vale a dire: l'affermazione dell'Essere - del mistero di Dio di cui siamo fatti - è, se cambia qualcosa in noi. La resurrezione è il cambiamento. Per testimoniare al mondo, per vivere la missione, bisogna far vedere che si è cambiati, non c'è un altro mezzo. Anche i miracoli sono degli estremi a cui Dio giunge per dire: << Beh, vedete che sono capace di fare anche queste cose! Ma non è necessario, tant'è vero che non ne faccio sempre; anzi, normalmente non ne faccio. Perchè il vero miracolo continuo è che ti cambi, che tu cambi, cioè che veda le cose in modo diverso, che senta le cose in modo diverso.
Luigi Giussani ,  (cit. in "Affezione e dimora" pag.155 ed. Bur Rizzoli )

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Veramente vale la pena essere nati?, Domenica 10 Maggio 2015
[...] veramente vale la pena essere nati? E' la domanda che ci assale quando la vita, pur con tutta la sua bellezza, con tutta la sua promessa, ci mette alle strette: perchè vale la pena essere nati?
[...] Perchè non sarebbe valsa la pena essere nati se non avessimo la speranza di una vita compiuta, per sempre. Come ci ricorda la lettera agli Ebrei, vivere sarebbe una condanna, perché tutti vivremmo nella paura della morte, sotto questa spada di Damocle che pende su di noi. Invece, noi possiamo riconoscere la positività ultima della creazione,  della vita dell'uomo, della vita di ciascuno di noi, alla luce della vittoria di Cristo, perché lì trova risposta compiuta la grande domanda di significato della nostra vita. Infatti dice il canto del Preconio pasquale: << Nessun vantaggio per noi essere nati, se lui non ci avesse redenti>>. Senza la resurrezione di Cristo, che cosa sarebbe la vita, quale sarebbe il suo significato?
Juliàn Carròn, (cit. in "Una presenza nello sguardo" Esercizi della Fraternità 2015 in www.clonline.org )

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La spiritualità, Domenica 3 Maggio 2015
[don Giussani] Odiava la parola "spiritualità", non gliel'ho mai sentita pronunciare. Per lui lo Spirito non era la rarefatta alternativa alla materia,  ma l'ordine del mondo, l'energia che rende il tempo vibrante. Non ha mai accettato o proposto una verità che non fosse razionale. Anche la fede, soprattutto la fede. Non ha mai sostenuto fosse un salto nel buio o una scommessa. Il suo metodo era quello di Cristo, il quale diceva:<< vieni e vedi>>. Vale per il Barolo, vale per le cose importanti e belle: se non lo assaggi come fai a parlare? Verifica la proposta nell'esperienza. Vedi e tocca, Tommaso, e non dubitare. Ma che cosa possiamo vedere e toccare noi adesso senza di te , Gius? Lasciaci un pò di tempo per capirlo, in fondo Gesù, che pure doveva essere informato sull'aldilà, pianse per l'amico Lazzaro. [...] No, non è lo sforzo della rinuncia a rendere degni della salvezza. La vita nuova accade per grazia, come l'alba,  incontrando qualcuno che testimonia una potenza di umanità stupefacente.
Renato Farina ,
(cit. in "Don Gius" pag.206 ed.Piemme €15,50)

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L'ideologia è una prigione, Domenica 26 Aprile 2015
L'ideologia è fatta di atti di amore e di fede cui, però, manca la libertà. E' una prigione, perchè senza libertà non può connettersi alla realtà, quindi non può aprirsi alle persone e agli eventi che di questa realtà fanno parte. E' un po' come una madre amorevole che tiene suo figlio prigioniero,  perchè lei stessa è prigioniera della sua paura per lui. Per questo l'ideologia si interessa soltanto del potere e si sforza di raggiungere soltanto questo, perchè è l'unica garanzia per dominare la realtà. La persona ideologica, dunque, è un po' come un carcerato che lotta per diventare carceriere.
Wael Farouq, (cit. in "Un'attrattiva che muove" pag.221 ed. Bur €12)

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La scienza non risponde alla domanda sul perchè ultimo, domenica 19 Aprile 2015
Le domande così ingenue sul perchè la luna stia sospesa in cielo, non è la fesseria di un pastore asiatico prestatagli pittorescamente da un poeta infelice di Recanati rimasto eterno erudito ragazzino, dunque una faccenda atavica superata dalle risposte della scienza. La scienza non risponde alla domanda sul perchè ultimo. Come si fa a non capirlo? Ogni azione che sia razionale o si raccorda al destino ultimo, alle stelle, oppure se non ha questa risposta, non l'ha ancora incontrata, almeno obbedisca a ciò che è massimamente razionale, cioè la categoria della possibilità. Non chiuda le porte. Tenga aperta la finestra semmai quella stella discenda tra noi. E' discesa: è Cristo, è qui, è ora.
Renato Farina,  (cit. in "Don Gius" pag.157. ed.Piemme €15,50)

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Il cristianesimo come annuncio, Domenica 12 Aprile 2015
Non può essere motivo per aderire al cristianesimo nè la tradizione, nè una teoria, nè la concezione, nè una teoresi; non la concezione dell'universo che ha il cristianesimo. [...]
Quello che, adesso, mi pare, possa costituire - unicamente - motivo di adesione, è l'incontro con un annuncio, è il cristianesimo come annuncio, non come teoria.Un annuncio, cioè un certo tipo di presenza, una certa presenza carica di messaggio
Luigi Giussani, (cit. in A. Savorana "Vita di don Giussani" pag. 404 ed.Rizzoli € 25)

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Nessuno può avere la verità. E' la verità che ci possiede, Domenica, 5 Aprile 2015
Benedetto XVI ha detto: <<nessuno può avere la verità. E' la verità che ci possiede>> La condanna e il giudizio degli altri sono il comportamento di chi pretende di possedere la verità. Chi è posseduto dalla verità, invece,  non conosce altra via che non sia il testimoniarla  e non conosce altra via per testimoniarla che non sia l'amore. Chi possiede la verità sceglie una volta sola nella vita e tutto finisce lì.  Per chi è posseduto dalla verità, invece, la scelta è una sfida quotidiana e continua, perchè con ogni scelta prende forma il suo essere unico,  che testimonia l'esistenza di una verità più grande dell'effimero e del fugace. Non esistono parole migliori di queste per descrivere la vita di don Giussani:  un uomo posseduto dalla verità.
Wael Farouq, (cit. in "Un'attrattiva che muove" pag.230 ed. Bur - Rizzoli €12)

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Io sono volontà di potenza, voglia di vivere, Domenica, 29-03-2015
<< Tu e voi - si riferisce alla sua comunità religiosa protestante - parlate di giustizia, di fraternità, di amore. Io dico che tutte queste cose sono balle, sono parole vuote. Io so una cosa, la so con certezza: che io sono volontà di potenza, voglia di vivere, desiderio di toccare l'esistente. Io di questo sono sicuro, cioè di questa mia volontà di vita. Se tu, mamma, se la tua comunità, se voi cristiani dite che l'amore, la fraternità, la giustizia sono tutte cose vere, fatemele vedere, molto semplicemente>>.
Friedrich Nietzsche, (cit. da Mauro Magatti in "Un'attrattiva che muove" pag.131 ed. Bur € 12)

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Se la vita non è data, è rubata, domenica 22 Marzo 2015
Se la vita non è data, è rubata, portata via. La vita, infatti , non è nostra. L'abbiamo ricevuta;  ogni giorno la riceviamo contro la fatalità che potrebbe negarla e distruggerla. La vita è dipendenza, dall'aria, dal cibo, dagli altri e soprattutto dal suo senso, ovvero dal rapporto che la vita tende a ricercare e stabilire con tutto quel che esiste. Penetrare il senso, ecco lo scopo e il fascino e il fascino della vita, il perchè della ragione, che esplora instancabilmente sè e la natura.
Giancarlo Cesana, Giuliano Ferrara, Fabrice Hadjadj
(cit. in "Un'amicizia piena di verità e di ragione" in settimanale Tempi del 25 marzo 2015 pag.6)

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Il compito della cultura è tenere viva la categoria della possibilità, Domenica 15 Marzo 2015
[ultimo colloquio di Renato Farina con don Giussani]
Come noi respiriamo l'aria, lui respirava quello che chiamava il Mistero-Carità, la Misericordia. [...] Io osai dirgli: tu vedi così, ma gli altri perchè non vedono?  Io intravedo qualcosa, come una sagoma di campanile in fondo alla nebbia. Ma altri, io sono certo, in assoluta buona fede, non vedono proprio nulla. Perchè? Lui mi rispose: "A noi è stato dato". Aggiunse:" E' stato dato per gli altri". E a chi non è stato dato? "La ragione impone loro di non disperare, di implorare anche da atei:'Dio se ci sei, rivelati a me!'. Il compito della cultura è tenere viva la categoria della possibilità, senza cui non c'è ragione e non c'è speranza."
Renato Farina, (cit. in "Don Gius" pag.208 ed.Piemme €15,50)

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Il Mistero della misericordia,Domenica 8 Marzo 2015
Il Mistero della misericordia sfonda ogni immagine umana di tranquillità o di disperazione.
anche il sentimento di perdono è dentro questo mistero di Cristo
Il Mistero come misericordia resta l'ultima parola anche su tutte le  brutte possibilità della storia.
Per cui l'esistenza si esprime, come ultimo ideale, nella
 mendicanza.Il vero protagonista della storia è il mendicante:
Cristo mendicante del cuore dell'uomo e il cuore dell'uomo mendicante di Cristo.
Luigi Giussani

(cit. DVD allegato al Corriere della Sera in edicola fino al 21 marzo)

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In questo istante non non mi sto facendo io, Domenica 1 Marzo 2015
In questo istante non esiste niente di più profondo e tremendo e nello stesso tempo più
 evidente per me,
che non mi sto facendo io,
l'essere non me lo do io.
In questo istante ciò che è più mio è qualcosa che mi è dato.
In questo determinato istante c'è un'evidenza 
sperimentalmente più grande, più affascinante, più tremenda di questa evidenza?
In questo momento dovrei dire:<<Tu che mi fai>>.
Comunque, sono fatto, sono dato, sono dono di un Altro - di Altro - ,
che giustamente si nasconde dentro la parola <<Mistero>>.
Luigi Giussani

(cit. in dvd allegato al Corriere della Sera in edicola fino al 21 marzo)

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La ragione è il senso religioso che hanno anche gli atei, Domenica 22 Febbraio 2015
Il secondo insegnamento che propongo, e che mi sciocca sempre quando leggo una pagina di don Giussani, è la sua straordinaria fiducia nella ragione di cui l'uomo è costituito. Altro che fede contrapposta a ragione! Senza ragione la fede non potrebbe esistere, sarebbe una faccenda da bestie, non da uomini. La ragione è il senso religioso che hanno anche gli atei. E la ragione esige di tenere aperta la porta alla possibilità. Sappiamo così poco! Come possiamo dedurre dal non avere incontrato ancora la risposta sul caso serio della vita che essa non esiste e non può esistere? La stessa domanda che ci urge dentro, qualcun altro ce l'avrà messa, forse. Il grande forse.
Renato Farina, (cit. in "Don Gius" pag.12 ed.Piemme €15,50)

 

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Cristo è tutto, Domenica 15 Febbraio 2015
<< Ciò che stai soffrendo, il buon Dio lo permette  perchè tu possa finalmente diventare un uomo per il quale Cristo è tutto>>
Luigi Giussani , (cit. in "La notte dell'anima è esperienza necessaria agli uomini di fede" dal dialogo di P. Aldo Trento con don Giussani in Tempi 18/2/15 pag.43)
 

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Dove è passata la morte passerà anche la grazia, Domenica 8 Febbraio 2015
[Supplica per Renè Bichet sul cammino verso Chartres]
<<Veniamo a pregarvi per quel povero ragazzo /
Che è morto come uno stupido quest'anno [...]
O vergine, non era il peggiore del gregge. /
Non aveva che un difetto nella giovane corazza / [...]
Eccolo ora nel vostro regno. /
Siete regina e madre e saprete prenderlo. /
Era un essere puro. Lo farete rientrare /
nella vostra protezione e indulgenza. [...] /
Regina ricevetelo nel vostro perdono./
Dove è passata la morte passerà anche la grazia >>
Charles Pegùy

( cit. in :R. Gabellini "L'ultima marcia del tenente Pegùy" pag. 147 ed. Ares €14)

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Con tutto quel che accade, è giusta la vita?, Domenica 1 Febbraio 2015

<< Con tutto quel che accade, è giusta la vita?>>. [...]

nella ricerca di una risposta che affermi la bontà dell'esistenza l'uomo incontra un limite, si scopre limitato per natura, così che tutto sembra senza fiato.[...] c'è una sola spiegazione ragionevole di tutto ciò che è accaduto: la croce di Cristo.
Ma l'uomo non capisce e allora [...] si fa giudice di Dio [...] giudica ingiusto Dio per qualcosa che accade e che egli non riesce a comprendere.

E invece Dio può permettere quello che vuole ( è il mistero di Dio, in cui l'uomo non può entrare se Dio non gli apre la porta) e l'uomo che giudicasse Dio - per pura presunzione -  compirebbe il vero cataclisma.
La tragedia di Gesù è questa ! (quella per cui muore in croce).
Ma l'opera di Cristo è la vittoria del bene sul male, che l'uomo può imitare in qualunque circostanza si trovi, riconoscendo così che la vita è giusta perchè va misteriosamente ma sicuramente verso il suo destino di positività.
Luigi Giussani

( cit. in A. Savorana "Vita di don Giussani" pag.1114 ed. Rizzoli €25 )
 

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Senza la vita è insopportabile, domenica 25 gennaio 2015
<<Non possiamo non desiderare [...] perché senza questo [...] la vita è insopportabile. Tutti saremmo condannati inevitabilmente a questa passività, a questa noia mortale,  riempita di tante cose che in fondo non ci interessano, non riescono a trascinarci (lavoro, affetti, distrazioni),  a cui ci dedichiamo per potere sopportare la noia di una vita che in fondo non riesce a essere calamitata; saremmo anche noi condannati a questo, se non ci fosse accaduta una novità, un imprevisto>>.
Juliàn Carròn, (cit. in "Il cammino della speranza - Dalla noia al desiderio" pag.71 ed. I Rombi Marietti €10)
 

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Malgrado la sua apparente somiglianza, l'espressione di san Paolo:<<Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo>>,(Ef 4,5) si oppone  radicalmente allo slogan nazista:<<Ein Volk, ein Reich, ein Fuhrer!>>.  Via il monolito! L'Uno non abolisce l'Altro ma lo desidera e lo accoglie infinitamente. In Dio, l'unità assoluta dell'Essenza non impedisce più l'assoluta distinzione delle Persone.
Tommaso d'Aquino lo esprime con una semplice sfumatura della grammatica latina: <<Perciò diciamo che il Padre è alius (altro, maschile) rispetto al Figlio,  ma non aliud (altra cosa, neutro): e all'opposto diciamo che essi sono unum (una stessa cosa, neutro), ma nonunus (un solo soggetto, maschile)>>.
Fabrice Hadjadj,
(cit. in "Il paradiso alla porta" pag.302 ed.Lindau €29)

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Viva le domande, 11 Domenica 2015
<<Vorrei pregarla come posso, caro signore, di essere paziente verso tutto l'insoluto del suo cuore, e di tentare di amare le domande stesse[..]. Non ricerchi ora le risposte, che non possono esserle date perchè non le potrebbe vivere. Mentre si tratta appunto di vivere tutto. Ora viva le domande. Forse così, a poco a poco, insensibilmente, si troverà un giorno lontano a vivere la risposta>>.
Rainer Maria Rilke,
(cit. in:Jesus Sanz Montes "il cammino della speranza- Dalla noia al desiderio" pag.37 ed. I Rombi- Marietti €10)

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Il punto critico della cultura contemporanea, Domenica 4 Gennaio 2014
Il punto critico della cultura contemporanea sta proprio nella miopia con cui guarda ai bisogni profondi dell'uomo: non cogliendo la portata infinita delle esigenze costitutive dell'uomo, essa propone [...]  una moltiplicazione all'infinito di risposte parziali [...] Il dramma della nostra cultura non sta , dunque, tanto nel fatto che all'uomo sia tutto permesso,  quanto nelle false promesse e nelle illusioni che quel permissivismo reca con sè.
Juliàn Carròn, (cit. in "Le periferie dell'umano" a cura di E. Belloni e A. Savorana pag.119 ed.BUR €11)

 

 

Memorare 2014 Torna all'inizio pagina

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Il fascino della conversione è il volto lieto, Domenica 28 Dicembre 2014
<<Il fascino della conversione è il volto lieto che essa produce; non sono i discorsi, ma il volto lieto che essa produce. Questa frase è fantastica: Notam faciet gloriam nomini Sui in laetitia cordis vestri: renderà nota la gloria del Suo nome (cioè del suo dominio, del suo potere) attraverso la letizia del vostro cuore>>
Luigi Giussani, (cit. in "Esercizi della fraternità 2014" pag.71 in www.clonline.org )

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Che cos'è il peccato originale?,  Domenica 21 dicembre 2014
<<Che cos'è il peccato originale? Che cos'è l'orgoglio del peccato originale? E' l'affermazione di sè prima che la realtà>>.
Luigi Giussani,
(ciit. in: Il cristianesimo una storia semplice di Giacomo Tantardini 15/12/2000)

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Cristo è venuto per risvegliare l'uomo, Domenica 14 Dicembre 2014
Cristo è venuto per risvegliare l'uomo; e la Sua presenza è documentata dal fatto che chi Lo riconosce si rapporta diversamente con il reale, vive intensamente ogni circostanza che gli è data. Solo se facciamo esperienza di questo,possiamo comunicarlo agli altri, dando le ragioni della nostra fede, muovendo quindi qualcosa nella ragione di chi incontriamo. Altrimenti il nostro contributo sarà pari allo zero.
Juliàn Carròn, (cit. in ""Nel crollo delle evidenze, la generazione di un soggetto" in www.clonline.org )
 

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Il rischio è necessario alla libertà dell'altro, Domenica, 7 Dicembre 2014
Il rischio è necessario alla libertà dell'altro, e scommettere tutto sulla libertà è la cosa più difficile e più terribile. Per questo sentiamo come scorciatoia la regola, se riesco a imporre a mio figlio il rispetto della legge penso di aver svolto il mio compito di educatore; e invece ne ho fatto un burattino, o un inadeguato, uno che osserva le regole ma non ha un criterio suo di libertà, una convinzione sua: lo hai tirato su come un burattino, uno schiavo, e noi non vogliamo crescere i figli e gli alunni da schiavi. Noi vogliamo correrlo questo rischio della libertà, questo rischio terribile di cui parla la parabola del figliol prodigo, la più grande parabola del Vangelo con a tema l'educazione.
Franco Nembrini, (cit. in:" Di padre in figlio - Conversazioni sul rischio di educare " pag.95 ed. Ares €15 )
 

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Non vivere ma vivere male è male, Domenica 30 Novembre 2014
L'infelicità della vita presuppone la gioia di vivere. La disperazione psicologica presuppone una speranza ontologica. E la disperazione più atroce è quella che senza tregua ci strappa dal cuore quella speranza che continuamente rinasce. Morta quella speranza, non c'è più niente di cui di-sperare. La speranza è necessariamente il fondo e il fondamento della disperazione. [....] Non la vita, ma solamente il male che la rode è disprezzabile.  [..] [a Diogene]: A chi gli disse che vivere è un male rispose: "Non vivere ma vivere male"
Fabrice Hadjadj (cit. in "Il paradiso alla porta - Saggio su una gioia scomoda" pag.150 ed. Lindau €29)
 

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La pedagogia e l'educazione come imposizione di regole è un inferno, Domenica 23 Novembre 2014
Se tu hai come proposta le regole sei finito, perchè nelle regole non si riesce mai a stare,  perchè le regole sono un meccanismo perverso che genera sempre nuove regole e nuove rotture delle regole, rendono la vita un inferno, e la pedagogia e l'educazione come imposizione di regole è un inferno da cui i vostri figli scappano. Aggiungo: per fortuna. La legge è la caratteristica più evidente del paganesimo in cui siamo ripiombati o stiamo ripiombando. Gesù era venuto a liberarci dalla legge e a insegnare che le regole servono sì, ma servono all'impegno esistenziale della persona di fronte al reale: <<Non l'uomo per il sabato, ma il sabato per l'uomo>>. Era venuto a dirci che le regole vanno bene, io non tocco niente della legge, la legge resta tutta; ma se mi chiedete di condensarvela in un comandamento vi dico subito qual è: ama Dio, ama il prossimo, relazionati con il reale in modo positivo, scopri l'infinita bontà del reale
Franco Nembrini, (cit. in "Di padre in figlio Conversazioni sul rischio di educare" pag.74 ed. Ares €15)

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Lo scopo della vita è una passione per sé stessi, Domenica 16 Novembre 2014
Lo scopo della vita è una passione per sé stessi, è che uno ha a cuore sè, ama sè stesso, vuole grande sè stesso:  questa è la ragione per cui uno si muove, studia, lavora, ama, fa figli, sacrifici. Non c'è una ragione se non è una passione per sè, per il proprio cuore, per la propria persona, anche perchè, come dice il Vangelo, non si possono amare gli altri se non si ama sè stessi, <<Ama il prossimo tuo come te stesso>>. Sembrerebbe una formula ridotta, perchè Gesù non ha detto <<Ama il prossimo tuo più di te stesso?>>. Perchè non è possibile: ami nell'altro quello che ami in te stesso. Ami nell'altro il destino buono che hai scoperto per te, ami nell'altro le cose belle, grandi e vere che è stato dato a te di vedere e incontrare; se non le ami per te non le ami neanche per l'altro.
Franco Nembrini, (cit, in "Di padre in figlio Conversazioni sul rischio di educare" pag.192 ed. Ares €15)
 

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Papà, perché devo essere buono? Domenica 10 Novembre 2014
...Che cosa deve rispondere un genitore a un figlio che gli chiede:<<Papà, perchè devo essere buono? Dove fondi questi valori che mi chiedi di praticare? >>?
Tu devi poter dire: << Ragazzo mio, sono anch'io come te, siamo sulla sessa barca, ho lo stesso problema tuo, ho il problema che hai tu di fronte al male, di fronte alla noia, 
di fronte al nulla che a volte sembra divorare le cose, vivo lo stesso dramma che vivi tu, vivo la stessa possibilità che la vita sia al fondo una tragedia.
Da questo, da questa tragedia, da questa possibilità di male, dalla possibilità che la vita alla fine sia niente, sia polvere, sia distruzione, sia il nulla che vince,
da questa possibilità di male io sono stato salvato, tirato fuori, mi è accaduta una cosa>>.
Lo dico da cristiano, ma la sfida è uguale per tutti.
Se doveste alzarvi e dirmi:<< Ma io non credo>>, direi che non importa, vale la stessa cosa perchè, giratela nella forma più laica che conoscete, la sfida è identica,
è tuo figlio che ti guarda e dice: <<Dimmi comunque qual è l'ipotesi di bene su cui basi la tua vita>>.
Franco Nembrini
(cit. in "Di padre in figlio - Conversazioni sul rischio di educare" pag.47 ed. Ares €15)

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La realtà, Domenica2 Novembre 2014
<< La realtà si rende evidente nell'esperienza>> <<L'esperienza è il fenomeno in cui la realtà diventa trasparente e si fa conoscere>>
Luigi Giussani, (cit. in "In cammino" pp. 311, 250 ed Bur-Rizzoli  €12)

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Il nemico di Dio nell'uomo è l'assenza di ragione, Domenica, 26 Ottobre 2014
La vera fatica del rapporto fra l'uomo e Colui che l'ha fatto è l'assenza di ragione: non ti sei fatto da te, non ti sei dato nulla di quello che hai avuto per incominciare la vita, non te lo sei dato da te; non c'eri, perciò ti è dato, su questo non ci piove e non è giusto tirare la conclusione che l'uomo è nulla come faceva Montale [...]. Non è vero che è nulla, perchè tu non sei nulla, lui non è nulla, ma eravate nulla: eravamo nulla e siamo; dunque dipendiamo da qualcosa d'Alltro. [...] il nemico di Dio nell'uomo è l'assenza di ragione, è la non ragione, il non uso giusto della ragione.[....] Noi siamo i difensori, gli ultimi difensori della ragione, in questa società malvagia, fraudolenta, tanto cinica quanto piena di menzogna.
Luigi Giussani, (cit. in "In cammino" pag.185 ed. Bur- Rizzoli €12 )

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Qualcuno mi faccia vedere che la vita ha un senso positivo, Domenica, 19 Ottobre 2014
<< Qualcuno abbia pietà di me, qualcuno mi faccia vedere che la vita ha un senso positivo, ha un senso ultimamente buono; papà, fammi vedere che valeva la pena venire al mondo. Ho bisogno solo di questo: vi perdono tutto, papà, mamma, io lo so che anche voi siete due poveri cristi, lo so che potete sbagliare e vi perdono i vostri sbagli come voi spero perdoniate i miei; ma vi prego, ditemi, fatemi vedere che valeva la pena venire al mondo, che c'è una ragione positiva per l'esistenza>>. Questa è l'emergenza educativa in cui viviamo: una generazione di adulti che non ha più speranza sufficiente da comunicare ai propri figli, da far vedere! Non da comunicare con le parole, da far vedere.
Franco Nembrini, (cit. in:" Di padre in figlio Conversazioni sul rischio i educare" pag.45 ed. Ares €15)

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Ah! Se esisti...,DOMENICA 12/10/2014
"E' a te adesso che mi rivolgo, Dio del cielo e della terra, origine e sostegno delle idee e delle cose, padrone del tempo e dell'eternità. Ho sempre pensato che ti dovevo tutto e prima di tutto il mio passaggio in questo mondo che ho creduto con forza tu avessi creato  e che solo a te doveva la sua esistenza. Non è escluso, sono così debole e stupido, che mi sia sbagliato e che tu non esista. Ma poichè il mio sogno sarà stato bello e mi avrà impedito di sprofondare nell'assurdo e nella disperazione, poichè, leggenda o realtà, mi avrai fatto vivere un pò al di sopra della mia inutile bassezza, non benedirò meno il tuo grande e santo nome. Ma se esisti, in un modo o in un altro, nella tua eternità........Ah! Se esisti...... Allora quando apparirò di fronte a te e alla tua gloria nascosta, lo spirito ancora tutto pieno di Marie,  inchinandomi ai tuoi piedi, ti dirò soltanto: << Grazie >>. E tu, se esisti, e se lo vorrai, nel tuo amore senza limiti per tutto ciò che è stato, ti chinerai su di me che sarò ormai soltanto un ricordo e mi dirai con bontà e forse con un sorriso: << Ti perdono >>.
Jean d'Ormesson
(cit. in " Un giorno me ne andrò senza aver detto tutto" pag.243 ed. Clichy €15)

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Morire mi è indifferente. Ciò che mi è insopportabile è l'idea di non vederti più, di non parlarti più, di non ascoltarti più, Domenica 5/10/2014
Io: Il tempo passa.
(...)
E, per finire, ci uccide.

Marie:Si...mi uccide.
La vita con te è stata meravigliosa. Ci siamo molto divertiti. Abbiamo riso tanto. Abbiamo visto e letto e ascoltato cose che erano belle e che ci hanno emozionato.
Siamo stati felici insieme.
E poi ecco: questa vita è un fallimento.
Non ha senso
E' assurda.
Ci siamo incontrati, ci siamo amati - e saremo separati per sempre e spariremo nel niente.
Sono già morta poichè morirò.
Morire mi è indifferente. (...)
....ciò che mi è insopportabile è l'idea di non vederti più, di non parlarti più, di non ascoltarti più.
Mai più. Mai più.
Un velo nero cade sulla mia vita. Su ciò che mi resta da vivere.
(..)
Io: Non piangere, mio caro amore.(...)
Moriremo.
Non credo a quasi niente o forse proprio a niente...
Ma poichè credo in Dio, credo anche a qualcosa di diverso da questa parentesi magnifica e risibile
a cui facciamo così tanto caso e che chiamiamo vita.
Jean d'Ormesson

(cit. in "Un giorno me ne andrò senza aver detto tutto" pag.236 ed. Clichy €15)

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Fragilità passeggera,Domenica 21/09/2014
Marie: Ti sei dato una gran pena, caro amore mio, per arrivare a ben poco. Sono rimasta conquistata dall'imparare che la luce trasportava del passato alla velocità record di trecentomila chilometri al secondo, che questa vita che abbiamo tanto amato ci arriva dalle stelle, che il nostro vecchio Sole che ci illumina e ci riscalda era arrivato più o meno a metà della sua vita e che, capaci di cose così grandi, così affascinanti e così allegre, gli uomini non saranno qui per sempre. Ma non me ne importa niente. Mi è, francamente, abbastanza indifferente. Quello che volevo sapere continuo a non saperlo. Cosa succederà, a te e a me, tra qualche anno appena, o forse perfino domani, quando sarà finito il tempo del nostro passaggio su questa terra, mi è sempre molto oscuro. Ti ho spesso sentito dire che speravi di scrivere libri che cambiassero la vita della gente. Non hai cambiato molto nella fragilità passeggera e così spaventosamente minacciata del mio amore per te.
Io: Il tempo passa
[.....]
E, per finire, ci uccide.
Jean d'Ormesson, (cit. in "Un giorno me ne andrò senza aver detto tutto" pag.235 ed. Clichy €15)

 

Non sappiamo cosa sia il niente, Domenica 21/09/2014
MARIE: Che tristezza! Sei matto. Sei idiota. Sei un buono a nulla. Ma ti amo. Avrei voluto rimanere con te per l'eternità. E tu metti in dubbio quest'ultima speranza. Tutto ciò che mi offri è il niente.
IO: Non sappiamo cosa sia Dio. Non sappiamo che cosa sia l'eternità. Non sappiamo cosa sia il niente. Non è impossibile che il niente non esista. E' possibile che Dio sia e che il niente non sia.
MARIE: Non capisco granchè di quel che mi dici. Tutto ciò che vedo è che non c'è niente da aspettarsi rispetto a qualsiasi forma di sopravvivenza.
IO: Hai ragione. Sopravvivere alla morte è un'illusione. La morte pone fine alla vita. Ma forse c'è qualcosa di diverso dalla vita.
MARIE: Senza di te?.
IO: Non lo so.
MARIE: Ah! Io lo so: tu non sai mai niente.
IO: Io ti amo nel tempo. E ti amerò fino alla fine del tempo. E quando il tempo sarà trascorso, allora io ti avrò amata. E niente di questo amore, come niente di ciò che è stato, potrà mai essere cancellato.
Jean d'Ormesson, (cit. in "Un giorno me ne andrò senza aver detto tutto" pag.230 ed.Clichy €15)
 

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Il mistero è il nostro destino, Domenica, 14/09/2014
Dio è inverosimile.
E anche noi.
Il tempo è inverosimile.
E tutto ciò che possiamo cercare di mettere al posto di Dio e per evitare Dio - una cieca eternità, una valanga di casi fortunati e slegati
tra loro,
una successione armonica di big bang e di big crunch, un'infinità di multiversi di cui noi saremmo soltanto un esemplare...-
è altrettanto inverosimile.
Il mistero è il nostro destino.
Per rispetto, per gratitudine, per cercare di evitare l'assurdo e la disperazione, per cercare di essere felice,
io scelgo di chiamarlo Dio.
Jean d'Ormesson

(cit. in "Un giorno me ne andrò senza aver detto tutto". pag.223 ed. Clichy €15)

 

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Le cose, gli avvenimenti, le persone sono un segno non un fine, Domenica, 31/08/2014
Noi non pensiamo veramente a noi stessi, ma le nostre gioie e le nostre malinconie sono spesso soltanto reazioni davanti alle cose. Siamo disperati di noi stessi perchè non conosciamo il nostro fine. Non dobbiamo abbandonare nulla, ma scoprire il significato di tutto e abbracciare la realtà di tutto. La pigrizia che fa perdere tempo, la distrazione che non offre la gioia, sono i peggiori nemici. La felicità è il termine di tutto il disegno della nostra vita. Le cose, gli avvenimenti, le persone sono un segno non un fine. Non sono ciò per cui siamo fatti, sono ciò attraverso cui andiamo, verso il significato e l'amore della vita. [...] Cristo è morto per avere insegnato che tutto è segno e tutto quello che ci capita è per volontà del Padre e non c'è nulla di cui avere paura, perchè tutto va valorizzato.
Luigi Giussani
(cit. in M. Camisasca "In cammino dentro il mondo - La storia di CL" pag.121 ed. San Paolo €16,90)

 

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Noi guardiamo i volti degli amici con gratitudine, Domenica, 31/08/2014
Noi guardiamo i volti degli amici con gratitudine, non con nostalgia; tanto non li abbiamo persi, nè li perderemo mai,per cui non c'è bisogno di nostalgia. Siamo grati a loro, invece, perchè grazie e tramite la loro libertà abbiamo conosciuto l'amore del Signore, abbiamo riconosciuto che siamo amati in modo inaspettato ed abbiamo creduto in questo amore. Come dice san Giovanni: <<La fede è riconoscere che Dio ci ha amato, credere in questo amore>>.
Alfonso Carrasco Rouco, (cit. in "Il dono della comunione" pag.52 ed. Itaca €7,50)

 

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La certezza della verità della nostra fede, Domenica, 27/07/2014
Noi arriviamo alla certezza su quello che abbiamo trovato nel volto dell’amico, e dunque alla certezza della verità della nostra fede, in un percorso dove è necessaria l’esistenza oggettiva della compagnia, della comunione che Lui offre;  soltanto così sapremo che quello che abbiamo visto nel volto dell’amico non era un miraggio, non dipendeva dal sentimento in quel momento davanti a lui. Se non ci fosse nella storia il luogo di questa comunione vissuta e reale, si oscurerebbe il segno della presenza del Signore.
Alfonso Carrasco Rouco , (cit. in “il dono della comunione” pag.54 ed. Itaca €7,50)

 

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Lo scopo dell'obbedienza , Domenica, 20/07/2014
Obbedire deriva da "udire", e lo scopo dell'obbedienza è quello di insegnare alla persona a strapparsi dai propri pensieri, dalla propria posizione davanti alle cose per prestare ascolto a ciò che gli dice un altro. [...] L'ascoltatore deve semplicemente non fermarsi a analizzare parole e atti di chi parla, perchè in tal modo trasferirebbe l'attenzione dal contenuto al contenitore, e nel contenitore si trovano sempre difetti; non deve pensare per prima cosa che chi parla è irragionevole e indegno (in base a tale dinamica respingiamo subito il 90% delle parole a noi rivolte, e così non sentiremo mai), ma occorre che si concentri su quanto è stato detto, perchè, qualunque cosa sia stata detta in sua presenza, è rivolta a lui. [...] ... il Signore può servirsi delle labbra di chiunque ci sia vicino, che Dio ci parla continuamente, in ogni istante, attraverso tutto e tutti quelli che ci circondano, mentre noi ci fermiamo ad analizzare parole e atti di chi ci parla, e, trovando sempre motivi di critica o condanna nell'interlocutore, riteniamo per ciò stesso disprezzabili le sue parole (chiunque significa proprio chiunque, non solo chi ha gli ordini sacri).
 TAT'JANA KASATKINA , (cit. in "Dal paradiso all'inferno" pag.65 ed. Itaca €14)
 

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Tristano non vuole la morte, vuole il nulla, Domenica, 27/07/2014
T
ristano e Isotta [..] Non smettono di proclamare il loro desiderio di sparire. Tuttavia non è la morte il loro più caro desiderio, facile da soddisfare dopo tutto. Ciò che  Tristano vuole è finirla col supplizio dell'individualità, è di tornare alla <<terra notturna donde la madre m'ha inviato>>, al <<mirabile regno della notte>>, al <<divino eterno primordiale oblio>>. Liebe ist Heinweh. (L'amore è nostalgia) Ma il paese natale di cui Tristano ha nostalgia è il nulla. Tristano non vuole la morte, vuole il nulla. Che non è la stessa cosa. Il nulla è possibile solo se non se n'è mai usciti. Il problema di Tristano non è, come in metafisica, di sapere perchè esista qualcosa piuttosto che nulla, ma: come, essendo esistito, fare in modo di non essere mai esistito? [...] <<La vita eterna, vale a dire il fatto indelebile di essere stato, è un regalo che la morte fa alla persona vivente>>. Regalo, forse, ma che alcuni ricevono come una maledizione. Se il fatto di essere stato non può essere cancellato, non può neanche essere corretto [...] La morte è fonte di angoscia non perchè precipiterebbe nel nulla, ma proprio perchè non vi precipiterebbe: non fa che fissare in perpetuo il soggetto a quello che è stato, senza vie d'uscita, senza possibilità di diserzione, senza speranza di morire.  Non è la paura del non essere che distoglie Amleto dal suicidio, ma la paura di essere inchiodato ai suoi incubi, per l'eternità.
Oliver Rey
(cit. in ITINERARI DELLO SMARRIMENTO- E se la scienza fosse una grande impresa metafisica? pag.122 ed.Ares € 15,90)

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La certezza della verità della nostra fede, Domenica, 20/07/2014
Noi arriviamo alla certezza su quello che abbiamo trovato nel volto dell’amico, e dunque alla certezza della verità della nostra fede, in un percorso dove è necessaria l’esistenza oggettiva della compagnia, della comunione che Lui offre; soltanto così sapremo che quello che abbiamo visto nel volto dell’amico non era un miraggio, non dipendeva dal sentimento vissuto in quel momento davanti a lui. Se non ci fosse nella storia il luogo di questa comunione vissuta e reale, si oscurerebbe il segno della presenza del Signore.
Alfonso Carrasco Rouco, (cit. in “Il dono della comunione” pag.54 ed. Itaca €7,50)
 

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Tutti gli uomini hanno paura, Domenica, 13/07/2014
Epitteto, un filosofo del II secolo, disse una frase famosa, che un mio amico patrologo mi ricordò: <<Tutti gli uomini hanno paura. Ci sono due generi di uomini che non hanno paura: i pazzi, perché sono pazzi, e i nazareni che non hanno paura, ma non sappiamo perché>>. Si conserva questa frase antica, dove i cristiani sono ancora chiamati nazareni. Ebbene quest’uomo è imprescindibile, perché parla della novità di Cristo nella storia.
Alfonso Carrasco Rouco, ( cit. in “Il dono della comunione” pag.32 ed. Itaca €7,50)

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Come si fa a vivere?, Domenica, 6/07/2014
<<Come si fa a vivere?>> Il primo strumento di un cammino umano è prendere coscienza di se stessi, del proprio desiderio, del bisogno di significato, della necessità di uno scopo adeguato e di una strada per raggiungerlo , di una certezza per affrontare le circostanze, i problemi, le contraddizioni. Perché la vita non va da sé, e senza significato tutto si disperde, tutto quello che succede non ci serve: possiamo vedere fatti bellissimi, ma non ci servono per affrontare il vivere.
Juliàn Carròn, (cit. in:”Nella corsa per afferrarlo”.

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RiconoscerLo qui tra noi non risolve i problemi ma ci fa vivere meglio, Domenica, 22/06/2014
….la conseguenza contingente per chi dice così [E’ qui, è qui tra noi, il Dio fatto uomo] è che vive meglio – meglio - ; non risolve, ma vive meglio anche i problemi della sua umanità: vuol più bene alla sua donna, sa come volere più bene ai figli, vuol più bene a se stesso, ama gli amici più degli altri, guarda agli estranei con una gratuità, con una tenerezza di cuore come se fossero amici, soccorre il bisogno degli altri come può, come se fosse il suo bisogno, guarda il tempo con speranza e perciò cammina con energia; usa di tutto per poter camminare e far camminare anche gli altri, nel dolore rincuora, nella gioia è cauto, intensamente cauto; è intenso nella gioia, ma nella consapevolezza che tutto ha un limite, un limite che è provvisorio. Da limite a limite, l’uomo, insieme, cammina verso il suo destino, verso quel giorno in cui Lui riapparirà non come è apparso a Giovanni e Andrea, i due che lo seguivano ma come è apparso a un certo momento della sua vita, sul monte Tabor, come è apparso resuscitato dai morti.
Luigi Giussani, (cit. in “Nella corsa per afferrarlo” Esercizi della Fraternità di Comunione e Liberazione pag.35 in www.clonline.org )
 

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Chi è il il compimento dei desideri tutti dell’umanità?, Domenica, 2206/2014
[dice don Giussani] <<Noi siamo nel mondo per gridare a tutti gli uomini:” Guardate che è tra noi una presenza strana; il Mistero che fa le stelle, che fa il mare, che fa tutte le cose […] è diventato un uomo, è nato dal ventre di una donna [..]”. Noi siamo al mondo, perché a noi e non ad altri è stato reso noto che Dio è diventato un uomo. C’è un uomo tra di noi, venuto tra di noi duemila anni fa e rimasto con noi ( Sarò con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”), c’è un uomo [tra di noi] che è Dio. La felicità dell’umanità, la gioia dell’umanità, il compimento dei desideri tutti dell’umanità è Lui che lo porta alla fine; lo porta alla fine per coloro che Lo seguono>>. Noi oggi potremmo aggiungere: anche la brama di liberazione, che è confusamente e contraddittoriamente espressa nelle rivendicazioni dei nuovi diritti, può trovare compimento solo in Cristo
Juliàn Carròn, (cit. in “Nella corsa per afferrarlo” Esercizi della Fraternità di Comunione e Liberazione pag.35 in www.clonline.org )
 

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Siamo andati a casa nostra con un’altra faccia, Domenica, 15/06/2014
<<….. stavamo camminando lungo una strada, abbiamo sentito uno, un ideologo che parlava, ma era più che un ideologo, perché era un tipo serio, si chiamava Giovanni Battista. Siamo stati lì ad ascoltarlo. A un certo punto, uno che era lì con noi ha fatto per andarsene e abbiamo visto Giovanni Battista che si è fermato a guardare quello lì che andava via e a un certo punto si è messo a gridare: “Ecco l’Agnello di Dio”. Già, un profeta parla in modo strano. Ma noi due, che eravamo lì per la prima volta, venivamo dalla campagna, da lontano, ci siamo staccati dal gruppo e ci siamo messi alle calcagna di quell’uomo, così, per una curiosità, per un interesse strano, chissà chi ce l’ha messo dentro, e Lui si è voltato a un certo punto e ci ha detto:  “Cosa volete?”, e noi: “Dove stai di casa?”, e Lui:  “ Venite a vedere”. Siamo andati e siamo stati là tutto quel giorno a guardarlo parlare, perché non si capivano le parole che diceva, però parlava in un certo modo, diceva quelle parole in tal modo, aveva una tale faccia, che noi stavamo là a guardarlo parlare. Quando siamo andati via, perché era sera, siamo andati a casa nostra con un’altra faccia, abbiamo visto nostra moglie e i nostri figli in modo diverso, c’era come un velo tra noi e loro, il velo di quella faccia, e ci arrovellava il cervello. Quella notte nessuno dei due ha dormito tranquillamente e il giorno dopo siamo andati ancora a cercarlo. Aveva detto una frase che noi abbiamo ripetuto ai nostri amici: Venite a vedere uno che è il Messia che doveva venire;  è il Messia, l’ha detto Lui: “Io sono il Messia”. E i nostri amici sono venuti e anche loro sono rimasti calamitati da quell’uomo. Era come se dicessimo, alla sera, quando ci radunavamo vicino al fuoco, coi quattro pesci che avevamo preso la notte precedente: “Se uno non crede a un uomo così, se io non credo a un uomo così, non devo credere più ai miei occhi”>>.
Luigi Giussani
(cit. in “Nella corsa per afferrarlo” Esercizi della Fraternità di Comunione e Liberazione pag.34 in www.clonline.org )
 

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Per scoprire la vita che sguardo dobbiamo incontrare?, Domenica, 8/06/2014
<<Per scoprire […] la vita>>, che sguardo dobbiamo incontrare? <<Per rendersi conto che tutto è bello e non costa niente>>, che tutto è donato, che sguardo dobbiamo incontrare? <<Per scoprire e rendersi conto delle cose>> basta qualsiasi sguardo? No, non basta quello del marito o della moglie, e neanche quello degli amici. Occorre quello di una presenza capace di stare davanti a tutte le sfide, che documenti l’esperienza che niente di quello che di bello accade va perduto. C’è bisogno di un rapporto che non estingua il fuoco della nostalgia, ma lo accenda. Esistono questi occhi? Esiste nella realtà questo sguardo?
<<ACOTENCEU.>>
E’ accaduto, quando la gente meno se lo aspettava. E’ accaduto un fatto nella storia che ha introdotto questo sguardo per sempre. Come lo sappiamo?
Juliàn Carròn, (cit. in “Nella corsa per afferrarlo” Esercizi della Fraternità di Comunione e Liberazione in www.clonline.org )

 

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L’educazione ridotta a psicologia, Domenica, 1/06/2014
[…] Nelle scuole di formazione e nelle università l’educazione è totalmente ridotta a psicologia: l’insegnamento della pedagogia, infatti, si è diviso in pedagogia generale, che è il corrispondente della fisiologia medica, e in pedagogia speciale, che è il corrispondente della patologia.
Ciò significa che tutto il discorso dell’educazione è impostato attraverso il modello medico e il modello medico è che la fisiologia e la patologia dipendono dagli antecedenti.
Appunto, la libertà non c’è più.
E per tutto, non solo per le questioni del gender! [..]
Anche il discorso sull’ideologia di genere – qui sta la sua gravità – non è che il punto di arrivo di una lunga infiltrazione della mentalità, dell’educazione, della pedagogia, della filosofia, del pensiero e della politica.
E ora siamo arrivati a un punto tale per cui viene contraddetta persino la questione più evidente, che è la natura delle cose, come son fatte le cose.
Non ci si ferma più di fronte a niente.
Ma il destino di questo non aver più timore di niente è l’infelicità, perché si traduce in un’incapacità di gustare la vita;
ci rende simili , come evoca la Bibbia, << a un eunuco che vuole violentare una vergine>> (cfr Sir 20,4).
E’ – ahimè – la direzione verso cui stiamo andando.
Giancarlo Cesana,  (cit. in settimanale “Tempi” del 4/6/2014 pag. 40)

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Conoscere, Domenica, 25/05/2014
<< Conoscere qualcuno è saperlo descrivere scientificamente?>>
Oliver Rey,
(cit. in “Itinerari dello smarrimento- E se la scienza fosse una grande impresa metafisica? “ pag.20 ed. Ares €15,90)

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Se desideriamo che cambi veramente qualcosa per noi e intorno a noi , Domenica, 18/05/2014
[…] basta un appello etico per portare a termine la gravidanza di un figlio che vivrà soltanto poche ore? Basta un incoraggiamento ad avere figli per decidere di averli ? Ciascuno può verificarlo nella sua esperienza. Vorremmo rispondere alla sfida antropologica con l’etica: invece l’unica risposta è un incontro (un incontro capace di ridestare l’io), da cui rinasce anche l’etica; l’unica risposta è << lo spessore storico del fatto cristiano>>, una presenza diversa nel mondo, la testimonianza di << qualcosa che è già libero>> che si esprime in maniera originale, senza farsi imporre il campo di gioco dalla dialettica mondana degli schieramenti. Perciò, se desideriamo che cambi veramente qualcosa per noi e intorno a noi, occorre << fare il cristianesimo>>, cioè << essere presenza, […] costruire questo pezzo di umanità nuova in cammino là dove siamo>>.
Juliàn Carròn, (cit. in “Nella corsa per afferrarlo” Esercizi della Fraternità di Comunione e Liberazione in www.clonline.org )
 

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Il bene che costituisce l’altro, Domenica, 11/05/2014
<< Ciò di cui abbiamo soprattutto bisogno in questo momento della storia – diceva Benedetto XVI – sono uomini, che attraverso una fede illuminata e vissuta, rendano Dio credibile in questo mondo. […] Abbiamo bisogno di uomini che tengano lo sguardo dritto verso Dio, imparando da lì la vera umanità. Abbiamo bisogno di uomini il cui intelletto sia illuminato dalla luce di Dio e a cui Dio apra il cuore, in modo che il loro intelletto possa parlare all’intelletto degli altri e il loro cuore possa aprire il cuore degli altri>>.  E’ allora che uno capisce il bene che costituisce l’altro. Infatti, senza l’incontro con l’altro – e con un certo altro – non potrebbe emergere né mantenersi vivo un io che si apra alle domande fondamentali del vivere, che non si accontenti di risposte parziali. Il rapporto con l’altro è una dimensione antropologica costitutiva.
Juliàn Carròn, (cit. in “Europa 2014 : E’ possibile un nuovo inizio?” in www.clonline.org )
 

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Il non senso prodotto dal male, Domenica, 4/05/2014
[…] esiste una rivolta comune contro il non senso prodotto dal male […] Infatti, perché se la vita non ha senso, insistiamo a cercarne uno? Perché se la morte di una persona amata è una tragedia dolorosa ma anche inevitabile, insistiamo con il rifiutarla?
Perché un autore come Giovanni Pascoli, un autore completamente segnato da cima a fondo dalla propria tragedia familiare, introduce i Canti di Castelvecchio,mettendo nero su bianco:<< E io non voglio. Non voglio che siano morti>> riferendosi ai propri genitori?
Perché Gabriel Marcel afferma che amare qualcuno vuol dire dirgli <<tu non morirai>>?
Perché un laico della seconda metà del novecento, un semiologo e araldo della modernità qual è Roland Barthes [..] si congeda da quella stessa modernità di cui è alfiere, il giorno stesso che morirà sua madre, dichiarando la propria indifferenza all’essere moderno o meno?
Perché se nulla ha senso, non ci rassegniamo mai all’assenza di chi abbiamo amato? [..]
La modernità non sa spiegare una tale rivolta contro la morte, questa resta incomprensibile se non come semplice reazione emotiva, destinata a rientrare, a ricomporsi. L’imbarazzo della modernità è evidente in quanto una tale rivolta contro la morte e il non senso che questa proclama è incompatibile con l’idea che il vero non esista,così come è incomprensibile con l’idea che non esista una natura umana [..]
Salvatore Abbruzzese, (cit. in”Ridare identità all’uomo” a cura di E. Belloni e A.Savorana pag.108 ed. BUR Rizzoli €11)
 

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Del senso della vita non si chiederà più nulla, Domenica, 27/04/2014
All’atto di effettuare un sondaggio europeo sui valori, un’inchiesta che con tappe decennali diverse università europee stanno svolgendo in Europa dal 1980, l’equipe dei sociologi svedesi ha ritenuto opportuno di non porre ai soggetti intervistati nel proprio Paese, la domanda se e con che frequenza capitasse all’intervistato di riflettere sull’esistenza di un significato e di uno scopo della vita.
Una tale domanda è stata giudicata inopportuna e invasiva della vita privata e per questo è stata tolta dal questionario.
Il fatto che vi sto citando è avvenuto nel 1999 e consente di comprendere quanto il problema del senso sia di fatto ostracizzato al punto tale da ritenere inopportuno anche il semplice porre la domanda.
La domanda peraltro sarà rimossa nelle edizioni successive, non solo nel questionario riservato alla Svezia, ma anche in quello rivolto a tutti gli altri Paesi europei.
Del senso della vita non si chiederà più nulla.
Salvatore Abbruzzese
(cit. in”Ridare identità all’uomo” a cura di E. Belloni e A. Savorana pag.94 ed. BUR Rizzoli €11)

 

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L’opzione materialista, Domenica, 21/04/2014
L’opzione materialista è semplice: tutto finisce nel nulla, o quanto meno tutto si dissolve in particelle elementari, e la visione beata è solo un’invenzione della paura.
Ma qui è possibile rendere pan per focaccia: non potrebbe essere proprio il nulla l’invenzione della paura davanti a quella morte più esigente che richiede di andare alla presenza di Colui che mi scruta e senza il quale io non sono niente? Perché non potrebbe essere la riduzione alla materia a fondarsi sul terrore di dover comparire come spirito, e dunque come persona, per rispondere dei propri atti e perfino di “ ogni parola detta per scherzo>>(Mt 12,36)?
Fabrice Hadjadj, (cit. in “Il paradiso alla porta” Pag.293 ed Lindau €29)

 

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Quel cerchiamo nei piaceri è l’infinito, Domenica, 06/04/2014
Ma voi pensate che uno che capisce la natura della domanda umana possa risolvere la questione, per esempio cambiando sesso, (con la fatica e il dolore che comporta)?
Basterebbe capire la portata del problema: che quel cerchiamo nei piaceri è l’infinito; e nessuno si accontenterà con meno di questa infinità – diceva Pavese – perché quel che cerchiamo in tutto, anche attraverso queste modalità, è l’infinito.
Tutte le battaglie in favore dei nuovi diritti sono una riduzione di questo desiderio, perché sentendo un’insoddisfazione si cerca o di evitare la domanda o di dare una risposta sbagliata.
(…) E’ soltanto se uno capisce la natura della domanda che, allora, la risposta che dà gli appare come una Tachipirina per il tumore
Juliàn Carròn
(cit. in “Appunti dalla Scuola di comunità con  Juliàn Carròn Milano 26 marzo 2014  in www.clonline.org ) 
 

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Il regno del bene definitivamente consolidato, Domenica, 30/03/2014
Non esisterà mai in questo mondo il regno del bene definitivamente consolidato. Chi promette il mondo migliore che durerebbe irrevocabilmente per sempre, fa una promessa falsa […] Se ci fossero strutture che fissassero in modo irrevocabile una determinata  - buona – condizione del mondo, sarebbe negata la libertà dell’uomo, e per questo motivo non sarebbero, in definitiva, per nulla strutture buone. Conseguenza di quanto detto è che la sempre nuova faticosa ricerca di retti ordinamenti per le cose umane è compito di ogni generazione; non è mai compito semplicemente concluso.
Benedetto XVI
(cit. in “ La legge di re Salomone” pag.21  ed. BUR Saggi €11 )
 

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Per un istante il desiderio della gioia, Domenica, 23/03/2014
<<Se devo ancora rimanere in questo mondo travagliato, che mi sia amica solo la luna che splende sulla mia tristezza quando tutti gli amici sono andati via>>  (Anonimo giapponese). Ma se tutto se ne va, non basta dire “ E’ così”, perché il cuore dell’uomo esige che non sia così. La ragione è una coscienza della realtà secondo tutte le sfumature della realtà; e se è una realtà la morte degli amici e di sé, è una realtà in noi l’esigenza della felicità e della permanenza […]. Non si può identificare la ragione con una depressione dell’animo che dice: “Ah, non c’è più niente”. Questa è psicosi, questa è patologia. Certo occorre il coraggio di affermare tutta la natura come si manifesta nel cuore […] Per chi ha sentito per un istante il desiderio della gioia, è un delitto se si dice che il mondo è negativo. L’istante della gioia è come una sorgente di domanda all’infinito.
Luigi Giussani, (cit. in A. Savorana “Vita di don Giussani” pag.741 ed. Rizzoli €25)
 

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L’Incarnazione di Cristo è portata da uomini in carne e ossa Domenica 16.03.2014
La verità dell’Incarnazione di Cristo è portata da uomini in carne e ossa […] Il Mistero altrimenti ignoto si comunica utilizzando il fattore umano: Dio è venuto al mondo come un bambino nel grembo di una giovane ebrea, nascendo  nella carne esattamente come ciascuno di noi.[…] Nessuna sproporzione, inadeguatezza, errore degli uomini può essere  obiezione al cristianesimo […] perché nessuna miseria potrà eliminare la paradossalità dello strumento, cioè il fattore umano, scelto da Dio per farsi conoscere.
Luigi Giussani
(cit. in  A. Savorana “Vita di don Giussani” pag.1065 ed. Rizzoli  €25)
 

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Isolato in questo mondo, Domenica , 09.03.2014
[…] Ho imparato a distinguermi Perfettamente da ciò che mi circonda. E sono ormai isolato in questo mondo bello, sono stato scacciato dal giardino della natura, dove ho vissuto e sono fiorito, e mi inaridisco nel sole del meriggio.
F. Holderlin

L’esclusione dalla natura, l’isolamento in mezzo al mondo; una crescita senza compimento, un fiorire senza altro seguito che l’appassire: non è il dramma dell’individuo moderno riassunto in una frase?
Oliver Rey
(cit. in “Itinerari dello smarrimento – E se la scienza fosse una grande impresa metafisica?” pag.113 ed. Ares €15,90)
 

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Il male del secolo, Domenica, 02.03.2014
Nel XIX secolo, ciò che viene chiamato il male del secolo, ciò che Tocqueville chiama la fatica delle anime, è che milioni di uomini, sollecitati dalla prospettiva di un’ascesa sociale illimitata, sono delusi di non essere Napoleone e nulla li guarisce da questa delusione perché, per natura, è inguaribile – diventassero anche imperatori.
Il dominio non metamorfizza l’essere: la situazione non è cambiata, è solo indorata. L’ambizione, se frustrata, genera l’amarezza o la depressione, se esaudita, restituisce l’uomo alle sue carenze, disperato di non avere più un ostacolo al quale attribuire la propria frustrazione e oltre il quale porre la propria salvezza. L’ascesa verso le cime è un arrampicarsi senza fine, o che finisce male. Covata dal cristianesimo lungo i secoli, la cura dell’individuo ha perso, rompendo il suo guscio, la controparte che lo stesso cristianesimo le dava. La messa al bando di Dio lascia l’uomo emancipato solo con sé stesso.
Oliver Rey
(cit. in “Itinerari dello smarrimento – E se la scienza fosse una grande impresa metafisica? “ pag.112 ed. Ares  €15,90 )
 

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Signore dammi la grazia di perdonarti, 23/02/2014
Signore, io non ti ho chiesto di nascere, non ti ho chiesto che mi regalassi i dolori che mi porto addosso;
dammi la grazia di perdonarti, perché solo in questo modo potrò accettare quello che io non ti ho mai chiesto.
P. Aldo Trento, (cit. in: settimanale “Tempi” 19/2/2014 pag.44)
 

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Sono Io che l’ho fatto nascere, dice il Signore 16/02/2014
<< La cosa che Dio più mi ha fatto capire è questa: “Tutto ciò che hai fatto, tutto ciò che è venuto fuori dal tuo primo passo al Berchet, tutto ciò che si è sviluppato da quella condizione elementare […], tutto ciò che è nato sono Io che l’ho fatto nascere” , dice il Signore.>>
Luigi Giussani, (cit. in “Vita di don Giussani” pag.1202 ed. Rizzoli €25
 

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Qual è il senso della vita? Perché sono venuto al mondo se io non l’ho chiesto?, 09/02/2014
Il punto di partenza sono le domande che il mondo odia, molte volte dimenticate dagli stessi cristiani e che il dolore o la morte, si voglia o no, risvegliano. Qual è il senso della vita? Perché sono venuto al mondo se io non l’ho chiesto? Perché mi hanno fatto nascere per soffrire? Perché mi hanno portato in questa vita senza il posto adeguato che è la famiglia? E poi, la vita ha un destino? Qual è il senso del dolore? Che cosa c’è dopo la morte? A cosa mi serve conquistare il mondo se poi tutto finisce? Come posso accettare che i miei genitori mi mettano al mondo per il loro piacere o per un errore di calcolo?
Queste sono le vere domande che tormentano l’uomo e che fanno disperare gli adolescenti, alla ricerca di una ragione per non buttarsi nel fiume. Sinceramente, se non esistesse una risposta a queste domande io, padre Aldo, sarei il primo teorico del suicidio, specialmente per chi non abbia avuto la fortuna di una vita quasi perfetta, senza neanche un mal di testa.
P. Aldo Trento (cit. in settimanale “Tempi”  12 febbraio 2014 pag.44)
 

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Abramo è l’origine dell’io, 02/02/2014
<< Abramo è l’origine dell’io, cioè è l’origine di un uomo che ha riconosciuto di essere voluto da Dio.
A noi capita tutto quello che capita agli altri, noi siamo come tutti gli altri, ma siamo voluti, siamo stati chiamati, il papà e la mamma ci hanno introdotti a questa vita per sempre. Per cui tutta la vita viene ripercorsa come un disegno su di noi, qualcosa che si compie, qualunque cosa accada >>
Giancarlo Cesana
(Cit. in  A. Savorana “Vita di don Giussani” pag.1077 ed. Rizzoli € 25)
 

 

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Vivere nella situazione così com’è, 26/01/2014
Per vivere il cristianesimo non ci è richiesto di rinunciare a  nulla, ma di cambiare il modo di rapporto con tutto […].
“Pur vivendo nella carne”, vale a dire nella situazione così com’è – davanti alla ragazza che mi colpisce, nella famiglia in cui papà e mamma litigano sempre, impegnato nel lavoro dodici ore al giorno, ammalato, incapace di fare tutto quel che occorre fare, distratto, smemorato - , “vivo nella fede del Figlio di Dio”, cioè appartengo a un Avvenimento, a un’origine che cambia la modalità dello sguardo: la modalità dello sguardo diventa fede.
Vivendo nella carne, partecipo a un Avvenimento che mi rende capace di una intelligenza nuova, più profonda e più vera, delle mie circostanze.
Luigi Giussani
(cit. in : A. Savorana “Vita di don Giussani” pag. 1038 ed. Rizzoli  €25)
 

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L'umiliazione, 19/01/201
<<..per umiliare qualcuno si deve essere in due: colui che umilia, e colui che è umiliato e soprattutto: che si lascia umiliare.
Se manca il secondo, l’umiliazione evapora nell’aria.>>
Etty Hillesum
(cit. in www.tracce.it/cultura )
 

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Il ruolo del cristiano nella storia dell’uomo, 12/01/2014
La nostra professione nel mondo, cioè il nostro ruolo nella storia dell’uomo, è definito dal fatto che siamo stati mandati a portare un messaggio, a ricordare all’uomo di ogni tempo- all’uomo,  quindi, contemporaneo – che qui e ora la presenza di Dio fatto uomo esiste: la presenza di Cristo.
Non siamo stati mandati per rendere migliore il percorso che deve fare il sindacato per ottenere dal governo un maggiore stipendio o condizione migliori.
Non siamo stati mandati per dare un parere sullo sciopero (se sì  o no).
Non è questo il nostro compito! [….] [Ovviamente] che tutto ciò che interessa l’uomo interessi anche noi in un modo che è cento volte maggiore e più acuto di quanto sentono gli altri, è un altro problema: è una conseguenza da verificare come conferma della bontà della nostra posizione.
Ma se noi perdiamo di vista il primo punto, questa seconda parte, questa conseguenza, ci mangia tutti e non riusciamo a realizzarla se non mutuando dal mondo – con uno sforzo ridicolo di maggior scaltrezza – i suoi criteri e i suoi metodi.
Il mondo è più intelligente, più forte, più scaltro di noi, per cui ci batterà in ogni modo.
Luigi Giussani,
(cit. in  A. Savorana “Vita di don Giussani” pag.915 ed.Rizzoli €25)
 

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L'indifferenza e la passione del vero, 05/01/2014
Quante volte troviamo persone indifferenti verso se stesse…..quante volte noi ci troviamo indifferenti verso noi stessi!
L’opposto della indifferenza a sé è la passione del vero.
Una passione del vero suppone che la realtà abbia un significato, e questo significato sfugge ogni momento, nessun momento lo può imprigionare: è qualcosa d’Altro. L’indifferenza alla realtà è vinta soltanto da una passione per qualcosa d’Altro, e perciò dal riconoscimento di qualcosa d’Altro. L’indifferenza alla realtà è ciò che  lo spirito autenticamente religioso più accanitamente combatte.
Luigi Giussani, ( cit. in A. Savorana “Vita di don Giussani” pag.889 ed. Rizzoli €25)
 

   
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Felice, domenica 15 dicembre 2013
Felice è parola molto grande che si addice solo al destino per cui Dio ci ha fatti. Però,quando uno è nella certezza che la strada è giusta, perché passa attraverso l’ubbidienza al Magistero della Chiesa; e quando si sente investito dalla misericordia di Dio per i suoi errori, allora egli non è felice, ma lieto sì. A me pare proprio di essere lieto.
Luigi Giussani
(cit. in A. Savorana “Vita di don Giussani” pag.654 ed. Rizzoli €25)

 

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Il desiderio della bellezza e del destino, domenica 8 dicembre
Puoi essere indifferente a te stesso, ma non così da togliere alla tua vita la possibilità della paura, ma più ancora, prima ancora, più acuta ancora che non la paura, il desiderio della bellezza e del destino.
Luigi Giussani , (cit. in A. Savorana “Vita di don Giussani” pag.639 ed. Rizzoli €25)
 

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La realtà è più grande di noi, domenica 1 dicembre 2013
LA differenza  profonda   è qui:  se guardiamo alla vita e alle cose con la pretesa che confermino una nostra misura prestabilita, oppure se andiamo verso le cose, dentro le cose, con una apertura umile, perché se c’è una cosa evidente è che la realtà è più grande di noi.
Luigi Giussani,
(cit. in: A. Savorana “Vita di don Giussani” pag.624 ed. Rizzoli €25
 

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L'educazione, domenica 24 novembre 2013
<<Se qualcuno invece ti avesse educato, non potrebbe averlo fatto che col suo essere, non col suo parlare>>
P.P. Pasolini ,  (cit. in A. Savorana “Vita di don Giussani” pag.537 sd. Rizzoli €25
 

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La soluzione dei problemi della vita, domenica 17 novembre 2013
[..] la soluzione dei problemi che la vita pone ogni giorno non avviene direttamente affrontando i problemi, ma approfondendo la natura del soggetto che li affronta. In altri termini, il particolare lo si risolve approfondendo l’essenziale.
Luigi Giussani , (cit. in A. Savorana:”Vita di don Giussani” pag. 489 ed. Rizzoli €25)

 

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Il desiderio, domenica 10 novembre 2013
<<Non esiste nulla che documenti la nostra povertà come il fatto che l’unica ricchezza – anch’essa donata – sia il desiderio.  […]  L’essenza della preghiera è il desiderio che è domanda, che è grido.  Il grido del niente.  Di chi non sa che cosa dire, di chi rinnega, dimentica.  Il grido che è l’aspetto più forte della nostra presenza all’Essere, alla vita, a noi stessi, agli altri, al mistero della nostra morte>>.
Luigi Giussani (cit. in A. Savorana: “Vita di don Giussani” pag.445 ed. Rizzoli €25)
 

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La dottrina sull’ambiente, domenica 3 novembre
[scrive Dostoevskij] ... Dicendo che l’uomo è responsabile, il cristianesimo allo stesso tempo ne riconosce la libertà.
Se invece con la dottrina sull’ambiente diciamo che l’uomo dipende da ogni errore dell’organizzazione sociale, allora arriveremo alla totale spersonalizzazione dell’uomo, alla sua totale liberazione da qualsiasi tipo di dovere morale personale, da ogni tipo di indipendenza, giungeremo alla più odiosa schiavitù che si possa immaginare. [Dostoevskij intende la schiavitù dei propri capricci].
Tat’jana Kasatkina , (cit. in “Dostoevskij Il sacro nel profano” pag. 51 ed. BUR €14)
 

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Se togliamo la fede in Dio dalle nostre città, si affievolirà la fiducia tra di noi, domenica 27 ottobre 2013
Quando la fede viene meno, c’è il rischio che anche i fondamenti del vivere vengano meno, come ammoniva il poeta T.S. Eliot:  << Avete forse bisogno che vi si dica che perfino quei modesti successi/  Che vi permettono di essere fieri di una società educata/  Difficilmente sopravviveranno alla fede a cui devono il loro significato?>>.  Se togliamo la fede in Dio dalle nostre città, si affievolirà la fiducia tra di noi, ci terremmo uniti soltanto per paura, e la stabilità sarebbe minacciata.
Francesco ,  (Cit. in “Lumen Fidei. Enciclica sulla fede. Par. 55 in www.vatican.va)
 

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La fede si trasmette da persona a persona, domenica 20 ottobre 2013
<<Ho creduto, perciò ho parlato, anche noi crediamo e perciò parliamo>> (2 Cor 4,13)  […] La fede si trasmette, per così dire, nella forma del contatto, da persona a persona, come una fiamma si accende da un’altra fiamma.  I cristiani, nella loro povertà, piantano un seme così fecondo che diventa un grande albero ed è capace di riempire il mondo di frutti. 
Francesco , (cit. in “Lumen Fidei. Enciclica sulla fede”. Par. 37 in www.vatican.va )
 

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Come si fa a vivere? Che cosa ci stiamo a fare al mondo?, domenica 13 ottobre
<< Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l’amore dell’anima mia;  l’ho cercato, ma non l’ho trovato. Mi alzerò e farò il giro della città per le strade e per le piazze; voglio cercare l’amore dell’anima mia. L’ho cercato, ma non l’ho trovato. Mi hanno incontrata le guardie che fanno la ronda in città:”Avete visto l’amore dell’anima mia?>> (Ct 3,1-3)  (…)  Come si fa a vivere? Che cosa ci stiamo a fare al mondo? (…)  Senza trovare quella presenza, senza trovare quella presenza amata, l’amore dell’anima nostra, ogni mattino è una cosa da piangere.  Poi possiamo distrarci lungo la giornata, ma la vita rimane una cosa da piangere, se ciascuno di noi non trova l’amore dell’anima sua, quell’amore che rende piena di significato, di intensità, di calore la vita.
Juliàn Carròn , (cit.in “Come nasce una presenza” in www.clonline.org )

 

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La soddisfazione della vita, domenica 6 ottobre 2013
Quello che ciascuno di noi cerca nella vita è sempre una soddisfazione, è qualcosa che compia realmente e senza mezze misure quello per cui ci sentiamo fatti.  E molto del disagio e della fatica che spesso viviamo nasce proprio dal fatto che per noi la soddisfazione, la realizzazione di questa soddisfazione dipende da quello che facciamo noi, e che questo venga riconosciuto dagli altri. […]  Noi siamo fatti per l’eccezionalità, non certo per la banalità, ma l’ideale della vita è che l’eccezionalità, cioè questa grandezza, possa essere sperimentata dentro la normalità, dentro il quotidiano. Ciò che soddisfa la vita è qualcosa che è dato, quello che soddisfa la vita è il rapporto vivo [..] con una presenza amata, che è data [….]
Davide Prosperi , (cit. in “Come nasce una presenza” in www.clonline.org )
 

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La verità oggi è ridotta spesso ad autenticità soggettiva del singolo, domenica 29 settembre 2013
La verità oggi è ridotta spesso ad autenticità soggettiva del singolo, valida solo per la vita individuale. Una verità comune ci fa paura, perché la identifichiamo con l’imposizione intransigente dei totalitarismi.  Se però la verità è la verità dell’amore, se è la verità che si schiude nell’incontro personale con l’Altro e con gli altri allora resta liberata dalla chiusura nel singolo e può far parte del bene comune. Essendo la verità di un amore, non è verità che si imponga con la violenza, non è verità che schiaccia il singolo. […] Risulta chiaro così che la fede non è intransigente, ma cresce nella convivenza che rispetta l’altro. Il credente non è arrogante: al contrario, la verità lo fa umile, sapendo che , più che possederla noi, è essa che ci abbraccia e ci possiede. Lungi dall’irrigidirci, la sicurezza della fede ci mette in cammino, e rende possibile la testimonianza e il dialogo con tutti.
Francesco (cit. in “Lumen Fidei” Enciclica sulla fede par.34 in www.vatican.va )
 

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Il padre è il segno immediato del Mistero, domenica 22 settembre 2013
<< Il padre […] è il segno immediato del Mistero che ci ha fatti, il segno immediato di Dio, qualunque uomo sia stato – degno o non degno non c’entra, è l’essere segno che c’entra -.
Questa è la forza per cui, invece, un altro ha scoperto il proprio padre man mano che il tempo passava dopo la sua morte; e adesso l’ha piantato dentro di sé, e rinascono in lui ricordi che non aveva mai avuti, particolari che non aveva mai sottolineati.
E, parlasse a tutto il mondo, direbbe: “Mio papà…Mio padre…” (lo dico perché lo sperimento)>>.
Luigi Giussani
(cit. in “A. Savorana : Vita di don Giussani pag.27 ed. Rizzoli €25 )
 

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Che cosa possiedi che tu non abbia ricevuto?. domenica 15 settembre 2013
<< Che cosa possiedi che tu non abbia ricevuto?>>(1 Cor 4,7)
Proprio qui si colloca il cuore della polemica di san Paolo con i farisei, la discussione sulla salvezza mediante la fede o mediante la legge.  Ciò che san Paolo rifiuta è l’atteggiamento di chi vuole giustificare se stesso davanti a Dio tramite il proprio operare. Costui, anche quando obbedisce ai comandamenti, anche quando compie opere buone, mette al centro se stesso, e non riconosce che l’origine della bontà è Dio. Chi opera così, chi vuole essere fonte della propria giustizia, la vede presto esaurirsi e scopre di non potersi neppure mantenere nella fedeltà alla legge.  Si rinchiude, isolandosi dal Signore e dagli altri, e per questo la sua vita si rende vana, le sue opere sterili, come albero lontano dall’acqua.
Francesco
(cit in. “Lumen Fidei” Enciclica sulla fede par.19 in www.vatican.va
 

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La generosità e la gratuità, domenica 1 settembre 2013 6.52
Se la generosità non è trascinata dall’amore di Cristo si trasforma in un terribile ricatto, in una grande delusione.
Avere un cuore generoso è una grazia, tuttavia se non lasciamo entrare Cristo come criterio delle nostre relazioni, la generosità si trasforma in rabbia.
Io sono solito ripetere “ grandi amori, grandi rancori”, “grandi simpatie, enormi antipatie”.
[..]
Tuttavia, tutto può diventare grazia affinché riconosciamo il Signore che vuole educarci alla gratuità in tutto.
E cosa significa gratuità?
Vivere, pensare e operare prendendo in tutto, come criterio, la tenera Presenza di Gesù.
Educarci alla gratuità significa offrire in ogni momento a Gesù quello che siamo e quello che facciamo.
<<Signore Ti ringrazio>> se le cose vanno “bene”, mentre se la cose vanno “male”, <<Signore ti offro>>
Aldo Trento , cit. in “Tempi” 28 agosto 2013 pag.44)

 

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Perché il libero arbitrio?,domenica 25 agosto 2013
Se una cosa è libera di essere buona, è anche libera di essere cattiva.
Ed è il libero arbitrio che ha reso possibile il male.
Perché, allora, Dio lo ha dato alle sue creature?
Perché il libero arbitrio, la libertà del volere, se rende possibile il male, è anche la sola cosa che rende possibile qualsiasi amore o bontà o gioia che valgano.
Un mondo di automi – di creature che agissero come macchine - non varrebbe la pena di crearlo.
La felicità che Dio destina alle Sue creature maggiori è la felicità di essere liberamente, volontariamente unite a Lui e l’una all’altra in un’estasi di amore e di letizia al cui confronto l’amore più travolgente tra un uomo e una donna su questa terra non è che latte diluito.
E per questo bisogna che esse siano libere.
C. S. Lewis
(cit. in :”Il cristianesimo così com’è” pag. 75 ed. Adelphi €14)
 

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L’esperienza dell’incontro, domenica 18 agosto 2013

[dice don Giussani]:<<Ciò che manca non è tanto la ripetizione verbale o culturale dell’annuncio [cioè una intellettualizzazione della fede o un discorso].
L’uomo di oggi attende forse inconsapevolmente l’esperienza dell’incontro con persone per le quali il fatto di Cristo è realtà così presente che la vita loro è cambiata.
E’ un impatto umano che può scuotere l’uomo di oggi: un avvenimento che sia eco dell’avvenimento iniziale, quando Gesù alzò gli occhi e disse: “Zaccheo, scendi subito, vengo a casa tua”>>.
E’ così che sono bruciati via duemila anni di storia e noi possiamo fare ora la stessa identica esperienza di Zaccheo.
Noi testimoniamo a tutti che Cristo è presente attraverso il cambiamento che sorprendiamo in noi.
Juliàn Carròn
(cit. in <<Chi ci separerà dall’amore di Cristo?>> Esercizi della Fraternità di Comunione e Liberazione pag.62 in www.clonline
.org )

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L’uomo depravato, domenica 11 agosto 2013

“L’uomo depravato è come se fosse rovesciato all’esterno, l’uomo che mostra il rovescio della propria anima e ne occulta il volto.
Lo sguardo di costui evita l’altrui sguardo e la sua bocca lancia parole marce.
Trema per paura che scoprano la sua debolezza e ostenta vergognosamente le cose più svergognate.
Il pudore è l’indice di quello che deve essere tenuto occultato ( anche se buono e dato da Dio) e di quello che deve essere svelato.
Ma quando manca il pudore si fanno avanti la spudoratezza e il cinismo che ostentano le cose segrete e nascondono le palesi.
La distorsione della vita dell’anima, che si chiama depravazione, è il venire a galla nella coscienza di tutto ciò che dovrebbe rimanere nella penombra del subcosciente, è il calarsi della coscienza
nello scuro segreto delle radici dell’essere, è la curiosità di Cam che contempla la nudità del padre”.
Pavel A.Florenskij, (cit. in “La colonna e il fondamento della verità” pag.187 ed. Mimesis €35)
 

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La fede è una forma di conoscenza. domenica 12 Maggio 2013
La fede è una forma di conoscenza che è oltre il limite della ragione.
Perché è oltre il limite della ragione?
<< Perché coglie una cosa che la ragione non può cogliere: “la presenza di Gesù tra noi”, “Cristo è qui ora”, la ragione non può percepirlo come percepisce che sei qui tu, è chiaro?
Però non posso non ammettere che c’è.
Perché?
Perché c’è un fattore qua dentro, c’è un fattore che decide di questa compagnia, di certi risultati di questa compagnia,  di certe risonanze in questa compagnia, così sorprendente, che se non affermo qualcosa d’altro non do ragione dell’esperienza, perchè la ragione è affermare la realtà sperimentabile secondo tutti i fattori che la compongono, tutti i fattori.
Ci può essere un fattore che la compone, di cui  si sente il frutto [..il frutto di un’umanità diversa], di cui si vede anche la conseguenza, ma non si riesce a vedere direttamente; se io dico:”Allora non c’è”, sbaglio, perché elimino qualcosa dell’esperienza, non è più ragionevole.>>
Juliàn Carròn (cit. in “Esercizi della fraternità di Comunione e Liberazione” 2013  in www.clonline.org )
 

Giuda, Domenica 19 Maggio 2013
Giuda <<non è divenuto colpevole a motivo della natura, ma della volontà.
Anzi, era un apostolo, ascoltava ogni giorno le prescrizioni divine, apprendeva i misteri celesti;
avrebbe potuto capire per bene agire, solo se l’avesse voluto.
Vedeva i paralitici acquistare la salute, i ciechi restituire la vista, i morti resuscitare.
Forse che non avrebbe potuto capire che era Dio chi poteva operare tali prodigi?
Ma non ha voluto capire, perché, uomo avido e con l’idea fissa del denaro qual era, ha distolto le forze del suo spirito dalla conoscenza della divinità>>.
(S. Ambrogio)
(..)
Quella di Ambrogio su Giuda non è una considerazione moralistica.
Il problema non è semplicemente l’avarizia  in quanto tale.
Il problema è l’avarizia vista come un rattrappirsi su di sé, concentrandosi sui propri desideri e sulle proprie esigenze, perché un simile atteggiamento  distoglie le forze dello spirito dalla conoscenza della divinità.
E questo riesce a banalizzare, così afferma Ambrogio, perfino l’esperienza quotidiana di prossimità a Cristo (…)
Francesco Braschi
(cit. in: “Abbiamo visto Cristo venire verso di noi” pag.31 ed. “La casa di matriona” € 12)

 

 

 

 

Memorare 2012

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La contemporaneità  di Cristo, domenica 9 settembre 2012

[…] la contemporaneità  di Cristo deve rispettare i connotati della Sua figura storica, quindi non può essere ridotta a un discorso o un’etica o a un sentimento, ma deve essere una presenza [..] presente, carnale, irriducibile, facile da riconoscere, attraente, tanto corrisponde all’attesa del cuore: << E’ in una carne che noi possiamo riconoscere la presenza del Verbo fatto carne; se il Verbo si è fatto carne, è in una carne che noi lo troviamo, identicamente. […] Se Dio si è fatto carne, se si è fatto uomo, è attraverso una realtà umana che io devo capirlo; altrimenti era inutile che si facesse uomo>>.
Juliàn Carròn ,
(cir. In “Esercizi della fraternità” pag.32 in:  www.clonline.org )
 

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Solo il divino può salvare l’umano,  domenica 2 settembre 2012

Intervento: Questa mattina ci hai detto: solo il divino può salvare l’umano, solo Lui può salvare, può abbracciare il mio umano, può svelarmi chi sono. Lui però è Dio, può farlo, noi comuni mortali, come facciamo con gli altri?

Carròn: I discepoli, Zaccheo, la Samaritana, il buon ladrone, con chi si sono incontrati? Hanno visto la Trinità? Hanno visto Dio? Che cosa hanno visto, che cosa hanno incontrato?

Intervento: Un uomo.

Carròn: Un uomo, un uomo! Non dimenticarti di questo, non hanno visto Dio, hanno visto un uomo e hanno capito che in quell’uomo c’era Dio. Perché che il divino può salvare, può abbracciare, può rivelarmi chi sono, è normale, ma questo non è il cristianesimo. Il cristianesimo è che Dio è diventato uomo, e chi guardava quegli uomini e faceva loro riconoscere il proprio umano era quell’uomo lì.
E questa è la grande differenza, perché se fosse soltanto quello che tu hai detto, che mistero c’è?
Questo non è il cristianesimo, il cristianesimo è che Dio è diventato uomo e che il divino si comunica attraverso lo sguardo di quell’uomo.
[….] Allora non è che noi siamo Dio, portiamo quello che abbiamo ricevuto, quello sguardo che ci ha investito, e non possiamo non guardare gli altri con la stessa tenerezza con cui noi siamo stati guardati, riconoscendo tutta l’ampiezza del desiderio che li costituisce, senza ridurli soltanto a uno strumento di piacere o di potere. Perché il Mistero ha voluto condividere con noi (che siamo poveracci) questo e ci ha plasmato e ci ha reso una creatura nuova; cosicchè, con tutti i nostri limiti, non possiamo evitare di guardare così, con qualche briciola di quello che  noi abbiamo ricevuto. Capisci? E’ per questo che è arrivato a te, a me e a noi questo sguardo , altrimenti noi non ce lo sogneremmo d’aver visto una cosa così.
Ma è il divino che ci raggiunge attraverso l’umano.

Juliàn Carròn, (cit. in “Esercizi degli universitari di Comunione e Liberazione” Rimini dicembre 2009)

 

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L’imminenza della morte, domenica 26 agosto 2012 7.22

[…] il nostro desiderio di gioia cozza contro l’imminenza della morte.
Ed è questo ad essere straziante.
Prova ne è che l’angoscia davanti alla morte aumenta contemporaneamente alle gioie terrene.
Più provo gioia nel tenere Elisabeth tra le braccia (Elisabeth è la mia quarta figlia), più ho anche angoscia di perderla.
In questo mondo non dovrei  tenere a niente in modo che la morte non riesca a raggiungere la mia anima: essa raggiungerebbe soltanto la mia prostata o il mio cervello.
Da qui la strategia di certe saggezze vecchie come il mondo: il distacco.
Non ci si attacca a niente per non esserne privati.
Si fa il morto per non sentire la morsa della morte
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Ma perdere l’angoscia di fronte alla morte implica l’aver perso la meraviglia di fronte alla vita.
[….]Ed è perché l’angoscia di fronte alla morte non è l’amore fondamentale per l’esistenza, ma innanzitutto, a un livello più profondo, la meraviglia di fonte alla vita.
[…] Quello che occorrerebbe, in fondo, […] è qualcosa che assuma pienamente la morte nella vita, qualcosa come una risurrezione.
Perché per fare un buon risorto, vi ricordo, bisogna essere innanzitutto un cattivo morto…..
Fabrice Hadjadj , (cit. in “Che cosa è la verità?” pag.42 ed. Lindau  € 12)

 

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A tanti la vita va bene, ma ciò non basta perché essa abbia un senso, un significato, domenica 19 agosto 2012

Gesù sa benissimo che quegli uomini [che vogliono farlo re] [..]hanno ridotto il loro umano, il loro bisogno.
[…]sapendo qual è la natura del loro bisogno, insiste:
<<Guardate  che il vostro bisogno di pienezza è più grande della vostra fame naturale di pane; infatti tanti di voi hanno pane eppure manca loro il gusto di vivere; a tanti di voi la vita va bene, ma ciò non basta perché essa abbia un senso, un significato, non basta per alzarsi la mattina, non basta per affrontare le difficoltà, non basta, non basta!
Allora, se non mangiate la carne del Figlio dell’Uomo e non bevete il Suo sangue, non potete avere la vita in voi
E’ soltanto se voi lasciate entrare Me come risposta al vostro bisogno che potete veramente essere voi stessi, quello per cui siete nati, quello che ciascuno di voi desidera per sé e per i figli e per gli amici>>
Juliàn Carròn
(cit. in “Esercizi della fraternità” pag.56  in:  www.clonline.org )

 

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Cosa c’è più della famiglia? È la coscienza di essere voluto!, sabato 11 agosto 2012

«Quando esco da qui (carcere di San Vittore) non farò più cazzate, ho capito che amo mia moglie così tanto che non sbaglierò più».
Così mi ha detto il mio nuovo compagno di cella, così mi hanno detto altri detenuti con cui parlo. Giusto, ma cosa c’è che può andare oltre lo sforzo dell’io, al lavoro per avere sostegno al proprio impegno? Davanti al dolore (il carcere è una struttura dedicata al dolore non fisico), alle contraddizioni così grandi che ti portano anche a sbagliare (famiglie, parentele, povertà, droga) cosa può sostenere uno sforzo, un proponimento? Quando faccio questa domanda c’è smarrimento.
Cosa c’è più della famiglia? È la coscienza di essere voluto! Fatto, nato perché voluto da qualcuno, voluto per un senso e uno scopo che la vita ti porta a scoprire dentro fallimenti e drammi. Sapendo che chi ti ha voluto e chi ti vuole è la possibilità che non tutto dipenda da te, dalla tua incapacità di essere giusto. Anzi, questa impossibilità a essere giusti aiuta ad attaccarsi a chi ti ha voluto e mi vuole.
Cose comprensibili qui, dove le sovrastrutture della “vita normale” sono meno presenti nei sette metri quadrati della cella, dove si sta quasi nudi per il caldo e nudi per capire cosa sei e farai.
E l’essere voluti da Dio passa necessariamente dal volto della sua storia, della Chiesa, dal volto di chi ti ama, scrive, prega per te, ti aspetta.
Antonio Simone 
(cit. www.tempi.it “trentacinquesima lettera da San Vittore”)

 

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Accogliere è perdonaredomenica 5 agosto 2012

L’accoglienza come abbraccio del diverso:io uso questa espressione per definire la parola perdono.
L’accoglienza è realmente perdono, l’abbraccio del diverso.
Accogliere e perdonare : è lo stesso.
In questo senso, in casa vostra, la prima accoglienza, e perciò il primo perdono, è con vostra moglie e con vostro marito.
L’accoglienza è l’abbraccio del diverso, e per questo vale per tutti i nostri rapporti.
L’abbraccio del diverso si chiama <<perdono>>, perché per abbracciare un diverso bisogna prima perdonarlo.
Perdonare vuol dire affermare, sotto tutto il cascame, ciò che di vero e di giusto, di buono e di bello,di essere,  c’è nell’altro.
L’essere tuo è più grande e più profondo, più importante dei mille, mille e mille tuoi peccati.
Luigi Giussani
(cit.in “Il miracolo dell’ospitalità” pag. 59 ed. Piemme)

 

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La colpa dei cattivi testimoni, sabato 28 luglio 2012

[…] la colpa dei cattivi testimoni è infinitamente più grave di quanto non pensino i loro denigratori non credenti.
Quando  chi è inviato a diffondere la luce viene meno al suo compito, la sua oscurità  è più grande per lo sfondo luminoso su cui si staglia;
inoltre, poiché impedisce all’alba di sorgere attraverso di lui, egli accresce più di chiunque altro il peso delle tenebre che gravano sul mondo.
Per giunta egli aggiunge alla sua colpa un crimine mortale: sfigura il volto della  Chiesa agli occhi di coloro che, pur senza saperlo, ne cercano la bellezza.
Fabrice Hadjadj
(cit. in “La terra strada del cielo- manuale dell’avventuriero dell’esistenza” pag.88   ed. Lindau  €14,50)

 

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Per il fatto di avere incontrato Cristo viene risparmiato qualcosa all'uomo?, sabato 21 luglio 2012

Quante volte ci siamo meravigliati di vedere come tanti nostri amici affrontano la morte, la malattia.
Per il fatto di avere incontrato Cristo viene loro risparmiato qualcosa?
Nessuno ci ha promesso questo. Gesù vuole generare un io, una creatura così nuova che possa stare davanti a tutto. Questa è la creatura nuova.
Il problema non è che ci venga risparmiato qualcosa: no, sarebbe poco, perché (…) una persona potrebbe riuscire a guarire, il Signore può farla guarire, ma la vera questione è che questo non basta, 
la vera questione  è se c’è una risposta adeguata alla morte, perché anche dopo la guarigione dovremo stare davanti alla morte.
Questa è la creatura che Cristo vuole generare, e questa è la possibilità per noi, per i nostri amici, per i nostri cari, per il mondo: che vi sia nel reale, nella storia, nel nostro posto di lavoro, nella nostra famiglia, tra i nostri amici, un io nuovo, consistente.
Juliàn Carròn
(cit. in “Non vivo più io, ma Cristo vive in me” pag.66 in www.clonline.org )

 

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Nessun padre è all’altezza dei desideri del figlio. sabato 14 luglio 2012

<<Tratto t’ho qui con ingegno e con arte;
       lo tuo piacere omai prendi per duce;
       fuor sé de l’erte vie, fuor sé de l’arte…
 Non aspettar mio dir più né mio cenno;
       libero, dritto e sano è tuo arbitrio,
       e fallo fora non fare a suo senno:
per ch’io te sovra te corono e mitrio>>.
(Purg.XXVII, 130-132; 139-142)

In questa scena vediamo il coronamento di ogni paternità umana.
Nessun padre è all’altezza dei desideri del figlio.
Il padre naturale di Dante lo ha fatto crescere, ma non abbastanza.
Anche Virgilio lo ha fatto crescere, ma ad un certo punto anche lui si deve allontanare.
In definitiva, la paternità si compie consegnando il figlio al vero Padre, il <<fine di tutti i disii>>.
Jonah Lynch
(cit. in “Nessuno genera se non è generato” pag.47  ed. I ROMBI MARIETTI 1820 € 6)
 

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Il matrimonio è, nello stesso tempo, un contratto e più di un contratto, sabato 7 luglio 2012

Il matrimonio è, nello stesso tempo, un contratto e più di un contratto
Avendo come scopo estremo la comunione delle persone e la nascita dei figli, presenta la strana proprietà di non poter essere infranto senza un’intima violenza, anche quando le due parti pretendono di separarsi  amichevolmente.
La comunione che presuppone il “Ti amo” vieta ogni rottura: il suo termine è l’altro, e non questa o quella delle sue qualità.
Se avessi detto soltanto: <<Amo il tuo culo>> o << Amo il tuo successo>>, avrei potuto liberarmi non appena il mio congiunto avesse conosciuto l’insuccesso o le sue natiche si fossero afflosciate.
Ma ho detto:<< Io amo  te>>, ossia la tua persona nella sua totalità successiva, quella che è oggi, ma anche quella che sarà domani e che ancora non conosco.
Non è come un contratto con un’azienda che posso rescindere qualora io sia insoddisfatto o l’obiettivo non sia stato raggiunto.
Fabrice Hadjadj
(cit. in “Mistica della carne- La profondità dei sessi”  pag.134 ed. Medusa €17,50)

 

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Dio non permette  mai che accada qualche cosa, se non per una maturità, sabato 30 giugno 2012

[dice don Giussani] Dio non permette  mai che accada qualche cosa, se non per una maturità, per una nostra maturazione.
Anzi, è proprio dalla capacità che ognuno di noi e che ogni realtà ecclesiale ha ( famiglia, comunità, parrocchia, Chiesa in genere)  di valorizzare come strada maturante ciò che appare come obiezione, persecuzione, o comunque come difficoltà, è dalla capacità di rendere strumento e momento di maturazione questo, che si dimostra la verità della fede. (…)
Resta sempre vero che, per chi capisce Dio e vuole Dio, tutto coopera al bene; e resta sempre vero che, nella difficoltà, viene a galla il fatto se tu voglia Dio o no.
Juliàn Carròn
(cit. in :”Appunti dalla Scuola di comunità con Juliàn Carròn. Milano 30 giugno” in www.clonline.org )

 

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Questa è la natura del nostro desiderio, sabato 23 giugno 2012

[….] Neanche se accogliete tutti i figli smarriti dell’universo potrete riempire il desiderio di infinito del vostro cuore.
Tutto è piccino per  la capacità dell’animo.
Questo deve essere chiaro, perché altrimenti l’affido si riduce al tentativo di risolvere un problema personale non risolto.
Non lo risolverete così, anzi, lo complicherete se non capite questo.
Perché il punto non può essere che il figlio venga a riempire un buco, un vuoto.
Non lo riempie, come non l’ha riempito il marito o la moglie e come non l’hanno riempito i figli naturali: non lo riempie nessuno, perché questa è la natura del nostro desiderio, questa è la natura della esigenza che ci troviamo addosso.
Se non succede un’altra cosa, se non succede l’incontro con Colui che risponde, il punto di partenza, anche essendo cristiani (…), torna ad essere  il senso religioso, cioè il nostro tentativo.
E poi ci arrabbiamo perché non basta.

Juliàn Carròn, (cit. in “Il punto sorgivo della gratuità” in www.clonline.org

 

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Non me ne importa niente delle prove dell’esistenza di Dio, domenica 17 giugno 2012

<< Non me ne importa niente delle prove dell’esistenza di Dio.
Però, come Monod, ho questo sasso sullo stomaco: non accetto volentieri l’idea che il carnefice e la vittima scompaiano insieme nel nulla>>.
P. Rossi

 (cit. in “” Appunti dall’Assemblea di Juliàn Carròn con un gruppo di operatori sanitari, Milano 2 maggio 2012. In www.clonline.org )

 

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Messaggio agli amici colpiti dal terremoto in Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, sabato 2 giugno 2012
Julián Carrón , 01/06/2012

Cari amici, questo è il momento della persona!
Dobbiamo renderci conto di Chi ci dà la vita adesso, di Chi ci dà il punto di appoggio sicuro per affrontare questa situazione senza fuggire. Ora le spiegazioni penultime non servono.
Anche «se trema la terra, se crollano i monti nel fondo del mare», «Tu sei il mio Dio»: questa è l’espressione ultima della autocoscienza dell’uomo. Io chi sono? Sono una parte di questo tutto che crolla o sono qualcosa d’altro?
Ciascuno, per stare davanti al reale, è costretto a non rimanere nell’apparenza. Qui si vede chi siamo, dov’è la nostra consistenza. Il terremoto può essere l’occasione attraverso cui il Mistero ci fa prendere coscienza di noi stessi domandando a ciascuno di noi: «Vi rendete conto chi siete voi e Chi sono io?».
Rispondere a questa domanda non lo si fa una volta per tutte. Occorre rispondere in continuazione, come giudizio, come riconoscimento di Chi ci fa ora.
Come ci diceva don Giussani, io sono «tu-che-mi-fai».

Julián Carrón - Messaggio agli amici colpiti dal terremoto in Emilia Romagna, Lombardia e Veneto (52,09 KB)
 

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<<Tu dunque pretendi che Dio s’immischi costantemente nelle azioni degli uomini, che, con la sua intromissione, renda impossibile le azioni cattive, e che ciò accada senza indugio.
Se volessimo essere coerenti nell’esigerlo, Dio dovrebbe paralizzare la lingua del maldicente e del bugiardo prima che potesse proferire la maldicenza o la menzogna;
il ladro, che tende la mano verso il bene del vicino, dovrebbe ravvedersi;
i sensi dell’adultero dovrebbero mancare al loro ufficio appena i suoi occhi si posassero bramosi sulla donna del prossimo.
Sì, in tal modo Iddio potrebbe escludere tutto il male del mondo, ma distruggerebbe insieme anche l’esistenza umana.
Poiché noi diventeremmo fantocci, incapaci di decidere; sarebbe la fine della nostra libertà;
la nostra volontà rimarrebbe paralizzata e non potremmo più amare Dio.
L’amore, infatti, ha per premessa il libero arbitrio;
l’amore deve essere spontaneo, altrimenti non è amore.
Ma amare Dio è il senso e lo scopo della nostra esistenza>>.

Louis de Wohl, (dal dialogo tra l’arcidiacono Leone e l’imperatrice Galla Placidia in “Attila – la tempesta dall’oriente “pag.39  ed. Bur-Rizzoli  €10,90 )

 

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Il segreto dell’educazione: non avere il problema dell’educazione, sabato 28 aprile 2012

[…] il segreto dell’educazione è non avere il problema dell’educazione; perché se è un problema per te diventa un problema per i figli.
E da un problema, da una pretesa, dal sentire che l’altro gli dice: <<Devi essere diverso>>, da questo il figlio si difende.
Se invece il rapporto tra l’educatore e il figlio è:<<Io ti amo [ti accetto..]così come sei, io ti affermo per quello che sei, però sto facendo questa strada, sappi che io sto andando in questa direzione, sto guardando queste cose che rendono felice me, se vuoi vieni>>, questo lo lascia libero; anzi, lo intriga, lo incuriosisce e magari gli viene voglia di venirti dietro.
Quando tu hai il problema di educare, psicologicamente diventa un problema insopportabile per il figlio. Tu devi avere il problema di educare te stesso e basta, ce n’è d’avanzo.
L’educazione non ha quasi bisogno di parole. O meglio, l’unica parola che ha senso nell’educazione è la risposta a una domanda che si pone, che i figli esplicitamente pongono; mai dare risposte a domande che non si pongono, che i ragazzi non avvertono come urgenti per sé.

Franco Nembrini
(cit. in”Di padre in figlio-conversazioni sul rischio di educare” pag.140 ed. Ares €15).

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Il padre ha lasciato andar via il figliol prodigo; anche se era evidente che stava sbagliando, che si sarebbe fatto del male domenica 22 aprile 2012

E’ andato da suo padre e gli ha detto:<< Sono stufo di questa casa, voglio andar via>>.
Tutti i bambini hanno fatto le valigie: chi a cinque anni, chi a tre, chi a undici, tutti i figli hanno  fatto almeno una volta la valigia.
E finché la fanno a cinque anni ci si fa una risata; ma quando ne hanno diciotto e cominciano a dire <<Sono stufo di questa casa>, è una ferita terribile.
Il papà del figliol prodigo lo ha lasciato andare.
Noi non lo facciamo mai.. Noi chiudiamo la porta a chiave e diciamo:<<No, tu da qui non esci! Questa è casa tua. Con tutto il bene che ti voglio, con tutte le cose che ho fatto per te, la fatica che ho fatto in questi anni…..>>; e quello si spara o ti spara, una delle due. Noi chiudiamo la porta a chiave.
Il papà del figliol prodigo invece gli ha dato la parte dei beni che gli spettava e gli ha detto:<<Vai>>.
Ma perché il figliol prodigo ha potuto tornare? Per la certezza assoluta che aveva di avere una casa e chi lo aspettava.

Franco Nembrini
 (cit. in “Di padre in figlio-conversazioni sul rischio di educare” pag.26  ed. Ares €15)

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Papà, perché devo essere buono? domenica 15 aprile 2012

[..] che cosa deve rispondere un genitore a un figlio che gli chiede:<<Papà, perché devo essere buono? Dove fondi questi valori che mi chiedi di praticare?>>?
Tu gli devi poter dire: << Ragazzo mio, sono anch’io come te, siamo sulla stessa barca, ho lo stesso problema tuo, ho il problema che hai tu di fronte al male, di fronte alla noia, di fronte al nulla che a volte sembra divorare le cose, vivo lo stesso dramma che vivi tu, vivo la stessa possibilità che la vita sia al fondo una tragedia.
Da questo, da questa tragedia, da questa possibilità di male, dalla possibilità che la vita sia niente, sia polvere, sia distruzione, sia il nulla che vince, da questa possibilità di male io sono stato salvato, tirato fuori, mi è accaduta una cosa>>.
Lo dico da cristiano, ma la sfida è uguale per tutti.
Se doveste alzarvi e dirmi:<<Ma io non credo>>, direi che non importa, vale la stessa cosa perché, giratela nella forma più laica che conoscete, la sfida è identica, è tuo figlio che ti guarda e ti dice: <<Dimmi comunque qual è l’ipotesi di bene su cui basi la tua vita>>.
Tu devi poter rispondere, non a parole ma per un’esperienza vissuta, per la testimonianza di un’esperienza vissuta.

Franco Nembrini
(cit. in “Di padre in figlio-conversazioni sul rischio di educare” pag.47 ed Ares €15)

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Cristo è risorto! E’ veramente risorto! domenica 8 aprile 2012

Non c’è alternativa tra Cristo risorto e la decadenza totale verso il niente, verso la fermentazione che uccide, altera e uccide.
Non c’è niente che possa togliere la differenza tra quella verità e la menzogna nei nostri rapporti: l’adesione a quella verità o la menzogna, nei nostri rapporti.
Anche il più intimo e il più amato, fino all’ultimo ci lascerebbe con assoluto disinteresse.
Mentre il rapporto più amato diventa eterno, un possesso già eterno, come ha detto Dante, perché in esso <<trasluce>> qualcosa che tu riconosci.
E perciò abbracci ciò che tu ami con quel distacco dentro che ti fa dire:<< In te trasluce il grande Altro, Cristo. Amo te come Cristo, amo Cristo in te, amo te in Cristo.>>.
Luigi Giussani
(cit. in :”La familiarità con Cristo” ed. San Paolo pag. 95 € 14,50)

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Le madri della nostra cultura di morte, che uccidono per paura del Sacrificio, domenica 1 aprile 2012

“Non avevi morte, o mio Dio,
per salvare il mondo….O dolore! Laggiù
una sera la tua morte d’uomo, nera, abbandonata,
piccolo mio,sono io che te l’ho data”.
Per questo, consentendo alla Croce di suo Figlio, Maria è Madre della  Vita. Nel presentimento di un destino tanto terribile, altre avrebbero chiesto di abortire. Molte, sul Golgota, avrebbero pensato a una iniezione per inoculare un decesso rapido e indolore alla loro prole.
Sono le madri della nostra cultura di morte, che uccidono per paura del Sacrificio. Il parto è una gioia ma anche una responsabilità.
Maria lo rammenta nel più forte dei modi. Dare la vita è anche esporre alle tenebre, alla sofferenza e alla morte. Per una resurrezione , certamente, che però sarà quella della Gioia eterna o del sempiterno orgoglio. I genitori non si aprono radicalmente alla vita se non consentendo questa avventura al contempo tragica e beata.
Devono preservare il più possibile il figlio dal dolore, come Maria e Giuseppe a Nazareth, ma se lo accecano rispetto alla morte e trascurano di insegnargli il peso della Storia e l’amore della Verità fino al dono totale di sé , il povero piccolo cercherà la luce tra gli scaffali illuminati al neon dei negozi, la vitalità nei prodotti biologici, l’eroismo  nell’eroina, la contemplazione nello spettacolo, a così via.
Ben presto si stancherà, non saprà che fare della propria sofferenza,[..] e chiederà di essere abbattuto come un vecchio ronzino, o svuoterà da solo le confezioni di calmanti.
Se non si educa al martirio, la carezze possono essere anche moltiplicate, soavi e protettive, ma non fanno altro che predisporre al suicidio.

Fabrice Hadjadj
(cit. in “Farcela con la morte anti-metodo per vivere.” Pag.376 Cittadella Editrice €29,50

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La carità, come attrattiva, (domenica 25 marzo 2012 )

Dice san Tommaso d’Aquino che la carità, come attrattiva, per l’uomo pur ferito dal peccato, è più potente, come intensità di attrattiva e diletto, che qualunque attrattiva naturale.
La carità è imparagonabile, come attrattiva avvincente, rispetto all’attrattiva naturale dell’uomo verso la donna.
Non avendo esperienza di questo, forse, hanno dipinto san Giuseppe come una persona anziana, quasi per difendere così la verginità della Madonna.
Invece era il paradiso presente, era il di più presente che rendeva verginale, così umano quel rapporto: nessun uomo ha voluto bene alla sua sposa come Giuseppe ha voluto bene a Maria.
Perché  era un amore che nasceva dalla felicità, non nasceva da una mancanza, come tante volte è il nostro povero affetto.
Quando nasce da una mancanza, l’affetto inevitabilmente è segnato da un’ultima violenza.
Nasceva da una pienezza di felicità: questo era l’amore di quell’uomo, di quel povero uomo di nome Giuseppe verso la più bella delle creature che era Maria.
Giacomo Tantardini
(cit. in “L’umanità di Cristo è la nostra felicità “ in  supplemento al numero 11 -2011 di 30GIORNI)

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Il cristiano sa che non c’è stata alcuna  Età dell’oro, domenica 18 marzo 2012

Il cristiano sa che non c’è stata alcuna  Età dell’oro.
Sa che il tempo in cui il Verbo si è fatto carne ed è sceso sulla terra è stato anche il tempo in cui l’abbiamo crocifisso e maledetto.
Sa infine che l’epoca in cui vive è per lui la migliore, perché è quella in cui può rendere testimonianza.
Ora, quello che c’è di più meraviglioso in questo mondo senza Gesù, è che ci è vietato di accontentarci di qualche buona parola e qualche piccola devozione, come ai tempi della cristianità: questo mondo esige da parte nostra una testimonianza completa di santità, una testimonianza di amore a morte, una verità che invade anima e corpo.
Questo mondo ci chiede di essere altri cristi per il nostro prossimo.
La modernità è nostra alleata e la post-modernità non è un ostacolo.
Più il mondo è senza Gesù e più questo è il mondo in cui si deve realizzare l’Incarnazione.
Più il mondo è popolato di peccatori e più deve essere il mondo della Redenzione
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Fabrice Hadjadj
(cit. in “Modernità contro modernismo” in www.cmc.milano.it/Archivio/2011
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Il senso dell'incompiutezza  (sabato 28 agosto 2010)
[..] l'incompiutezza, il senso dell'incompiutezza delle cose a cui più teniamo ti rende molto più desiderosa di camminare verso la compiutezza, di camminare verso il destino; e, camminando verso il destino, insieme alla cosa che ti preme, porti anche tutte le altre cose. Mentre, senza questo senso dell'incompiutezza, la cosa che hai davanti e che ti piace ti ferma, e la bellezza diventa tomba, prigione.[..]
Senza senso dell'incompiutezza uno cerca e tende ad arrestarsi in quello che più gli piace, e questo, dopo un pò di tempo, diventa tomba, corruzione; [..]
Luigi Giussani
(cit. in "L'io nasce in un incontro" pag. 386 ed. Bur-Rizzoli

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Come è possibile che un'esperienza nel tempo, può poi diventare qualcosa che non mi dice più niente?  (sabato 19 dicembre 2009)
Come è possibile che un'esperienza così - per cui all'inizio diciamo:<<Io non posso vivere senza questa persona qua>> - ,nel tempo, può poi diventare qualcosa che non mi dice più niente, fino al punto di divorziare? [.....] Se io non riesco a vivere il rapporto nella sua verità, il tempo e le circostanze e la insufficienza lo fanno venir meno come interesse della vita;  non perchè io voglia che venga meno, ma perchè non è in grado di prendermi tutto, perchè si palesa che non è quello per cui io sono fatto,che non è quello per cui  è fatto l'altro. Allora la questione è come vivere il rapporto in modo tale da vivere nella prospettiva di quello che riempie tutti e due; e questo dobbiamo testimoniarcelo a vicenda: come io vivo un rapporto in modo tale che questo diventi sempre interessante e non venga meno?
Juliàn Carròn
(cit. in "Appunti dalla Scuola di comunità con Juliàn Carròn/5"del 22/12/09 in www.tracce.it )
 

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Qual è la natura del nostro io? Perchè i valori non bastano?   (sabato 12 dicembre 2009)
[...] e qual è la natura del nostro io? Che il nostro io è esigenza di compimento e noi questa esigenza di compimento, questo quid animo satis? [...] con che cosa possiamo riempirlo? Con che cosa tutti gli uomini cercano di riempirlo?
Con le due cose possibili: le cose o le persone.
Per questo noi ci aspettiamo la pienezza dal possesso, degli uni o degli altri, o del figlio o della moglie o dei lavoratori che lavorano con me o dei colleghi, o dall'accumulo delle cose.
Perchè succede così?
Perchè non posso togliermi da dosso questa esigenza di pienezza, è impossibile.
Allora perchè i valori non bastano?
Perchè con essi io non posso evitare di desiderare tutto, e perciò niente è sufficiente.
Per questo, se io non ho un'esperienza di risposta positiva a questa domanda (cioè che succeda qualcosa nel presente che riempia il vuoto di cui sono fatto, che sia in grado di compiere il desiderio), io mi posso scordare di avere un rapporto libero con le persone o con le cose.
Juliàn Carròn
(cit in "Appunti dalla scuola di comunità di Julian Carròn" in www.clonline.org )
 

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L'amicizia è ...  (venerdì 4 dicembre 2009)
<< La relazione con l'altro è sempre abbraccio e scontro>> (Angelo Scola).
L' altro è il diverso, è l'alterità. Se tu vuoi veramente entrare con rispetto e con fiducia nell'alterità, devi accettare il dolore. L'esperienza dell'amicizia passa dunque per il dolore. L'amicizia autentica rispetta una alterità. Ciò significa accettare il diverso, con gratitudine, perchè il diverso mi completa.
[..] L'amicizia non è una pacca sulle spalle. L'amicizia è   compromettersi per il bene dell'altro, è passione di camminare insieme, desiderio di volere le stesse cose.
Cristiana Piccardo
(già badessa della Trappa di Vitorchiano)
( cit. in "Fraternità e missione" n. 12. www.sancarlo.org )
 

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La vita dell'uomo consiste nell'affetto che...   (sabato 28 novembre 2009)
<< La vita dell'uomo consiste nell'affetto che principalmente lo sostiene e nel quale trova la sua più grande soddisfazione>> (San Tommaso)
Può esistere un affetto così?
C'è un affetto che corrisponda così tanto alla nostra attesa da potere diventare fondamento in grado di resistere a qualsiasi battaglia? [...]
Siccome l'uomo è esigenza di totalità, soltanto qualcosa di totale può corrispondere a tale esigenza.
Solo un uomo nella storia ha avuto tale pretesa: Gesù di Nazareth, il Mistero fatto carne.
Solo che ha avuto la grazia d'incontrare un dono così, può capire cos'è quella soddisfazione che consente di sostenere tutta la vita.
Juliàn Carròn
(cit. in "La tua opera è un bene per tutti" in www.clonline.org )
 

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Chiedete a questo padre se ... (sabato 21 novembre 2009)
Chiedete a questo padre se il momento migliore
Non è quando i suoi figli incominciano ad amarlo come degli uomini,
Lui stesso come un uomo,
Liberamente,
Gratuitamente,
Chiedete a questo padre i cui figli crescono.

Chiedete a questo padre se non c'è un'ora segreta,
Un momento segreto,
E se non è
Quando i suoi figli incominciano a diventare degli uomini,
Liberi,
Lo amano come un uomo,
Libero,
Chiedete a questo padre i cui figli crescono.

[...]
Ora io sono loro padre, dice Dio, e conosco la condizione dell'uomo.
Sono io che l'ho fatta.
Io non domando troppo a loro. Non domando che il loro cuore.
Quando ho il loro cuore, trovo che così va bene. Non sono difficile.

Tutte le sottomissioni di schiavi del mondo non valgono un bello sguardo d'uomo libero.
[...]
Per ottenere questa libertà, questa gratuità ho sacrificato tutto,
Per creare questa libertà, questa gratuità,
Per fare entrare in gioco questa libertà, questa gratuità.
Per insegnargli la libertà.
Charles Pèguy
(cit. in "Lui è qui- Pagine scelte" ed. BUR-Rizzoli pag 374. E' appena uscita la ristampa)
 

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La tentazione più grande, psicologicamente parlando più diffusa: Non fossi mai nato!  (sabato 14 novembre 2009)
 La tentazione più grande, psicologicamente parlando più diffusa, in chiunque, a qualunque livello, è quella di Geremia e  Giobbe:<<Non fossi mai nato!>>. Invece è il contrario! Da vecchi si capisce anche quello che non si era mai capito, si diventa cioè più giovani: si capisce che esistere è un bene in sè, evidente per immediatezza naturale, come è per un bambino. La non accettazione è solo un <<contro>> e basta, perciò è violenza; tutta la violenza ha questa radice, originalmente.
Luigi Giussani
(cit. in "L'uomo e il suo destino - In cammino" ed. Bur pag.80)
 

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Invece di guardarlo parlare con la bocca ti arriva addosso con le nostre presenze,  (sabato 7 novembre 2009)
  [...]. Invece che Lui coi capelli al vento, invece di guardarlo parlare con la bocca che si apre e si chiude, [Cristo] ti arriva addosso con le nostre presenze, che siamo come le fragili maschere, la fragile pelle, le fragili maschere di qualcosa di potente che è Lui che sta dentro, che non sono nè io nè lui nè te, eppure passa attraverso me, passa attraverso te, passa anche attraverso lui e le cose di oggi  non te le dice nessuno. Non sono mie, sono di Colui che Andrea e Giovanni quel pomeriggio eran là a guardare che parlava; parlava,e  parlava, così vincendo tempo e spazio ha parlato oggi a te; e ti parlerà dopodomani e fra dieci anni.
Luigi Giussani
(cit. in: " Esperienza: lo strumento per un cammino umano" in www.clonline.org pag.32)
 

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Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni può credere  (sabato 31 ottobre 2009)
<<  Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni può credere, credere proprio, alla divinità del figlio di Dio, Gesù Cristo? >>.
F. Dostoevskij
(cit. in "Qui e ora" di Luigi Giussani ed. Bur-Rizzoli € 12)
 

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La persona prima non esisteva. Il metodo dello sviluppo   sabato 24 ottobre 2009 20.05
<< La persona prima non esisteva: perciò quello che la costituisce è un dato, un prodotto d'altro. Questa situazione originale si ripete ad ogni livello dello sviluppo della persona. Ciò che provoca la mia crescita non coincide con me, è altro da me>>. L'evento della nascita non è dunque il << big bang>> che dà avvio ad una singolarità che poi si evolve e  si struttura per proprio conto,[...] : il rapporto all'altro è il metodo permanente dello sviluppo, in ogni senso e ad ogni livello, dell'identità dell'io. << L'uomo si sviluppa per rapporto, per contatto con l'altro. L'altro, tanto è originariamente necessario perchè l'uomo esista, altrettanto è necessario perchè l'uomo si avveri, si inveri, diventi sempre più se stesso>>. [...] Senza l'altro, senza l'incontro, l'io non può pervenire alla coscienza di sè e non può farsi coscienza del mondo, << auocoscienza del cosmo>> [...].
Carmine Di Martino
(cit. in " La conoscenza è sempre un avvenimento" in www.meetingrimini.org )

 

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Non c'eri, ci sei, non ci sarai più, dunque dipendi     (sabato 17 ottobre 2009)
<< Non c'eri, ci sei, non ci sarai più, dunque dipendi>>. (Giussani)
L'essere-generati rende posticcia ogni pretesa di autonomia, di cominciamento da sè, di cominciamento assoluto.
Non vi è un solo uomo che non abbia anzitutto dovuto nascere, che cioè non sia stato preceduto dall'iniziativa di altri, senza aver potuto dire una parola, senza aver potuto sapere, prevedere : le mia nascita accade senza e prima di me, dell' << ego>>, di ogni << cogito ergo sum>>: essa mi accade  e mi chiama subito a rispondere, mi situa in un ritardo insormontabile rispetto a qualunque progetto di autopossesso, di appropriazione.
Carmine Di Martino
(cit. in " La conoscenza è sempre un avvenimento" in www.meetingrimini.org
 

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Esperienza come un acquisto di conoscenza     (sabato 10 ottobre 2009)
Che cosa è questa esperienza? Il paragone velocissimo che facciamo di quello che proviamo con le esigenze che costituiscono il nostro cuore [esigenza di verità ,di felicità, di bellezza..]; e quanto più bello è quello che vediamo o più brutto è quello che vediamo, tanto più facile è il giudizio, più in fretta vengono fuori tutte le esigenze e facciamo questo paragone velocissimo; e quanto più l'umano è presente, quanto meno siamo dei sassi, tanto più è facile fare questo paragone velocissimo. E' semplice.[...]
Dunque l'esperienza non è caratterizzata da una accumulazione di impatti, di impressioni, di emozioni, ma da un acquisto di conoscenza, da una scoperta, da una comprensione del senso. Senza un aumento di coscienza, di conoscenza delle cose e di sè, non si può dire che si è fatta esperienza.
Juliàn Carròn
(cit. in "Esperienza:lo strumento per un cammino umano" pag.14 in www.clonline.org )
 

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Abbiamo bisogno di fare esperienza    (sabato 3 ottobre 2009 )
Il testimone ci mostra una reale possibilità più umana di vivere nelle circostanze cui siamo chiamati, e per questo ci colpisce; ma non basta, perchè ciascuno di noi (io, tu) [...] ha bisogno di fare l'esperienza personale di ciò che il testimone mostra. Perchè diventi mio! [..] ciascuno di noi deve affrontare personalmente le circostanze, la vita, e ha bisogno di vedere lì che essa può essere vissuta in un altro modo, che la confusione può essere sconfitta, che la morte non è il destino di ogni circostanza. Altrimenti affondiamo nelle circostanze e usiamo le frasi di don Giussani come epitaffio sopra la nostra tomba...
Juliàn Carròn
(cit. in  "Esperienza: lo strumento per un cammino umano" pag. 5 in www.clonline.org )
 

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Le persone del mondo hanno bisogno di ...       sabato 26 settembre 2009
<< Le persone del mondo non hanno tanto bisogno di ciò che abbiamo, quanto di ciò che siamo>>
Edith Stein - Santa Teresa Benedetta della Croce
(cit. in: Francesco Salvarani:"Edith Stein - La grande figlia d'Israele, della Chiesa, del Carmelo" pag.280 ed. Ares € 25)
 

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Imparare a vedere gli altri portare la croce    sabato 19 settembre 2009
[...]. Dobbiamo imparare a vedere gli altri portare la croce e non potergliela togliere. E' più difficile che portare la propria....
Edith Stein - Santa Teresa Benedetta della Croce
(cit. in:Francesco Salvarani: "Edith Stein - La grande figlia d'Israele della Chiesa, del Carmelo" pag.267 ed. Ares € 25)
 

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Il metodo cristiano non è scrutare le scritture ... ma è ...     sabato 12 settembre 2009
<< Voi scrutate le Scritture credendo di avere in esse la vita eterna; ebbene, sono proprio esse che mi rendono testimonianza ma voi non volete venire a me per avere la vita >>. (Gv 5, 39-40)  Il metodo cristiano non è scrutare le scritture, non è scrutare l'io per far emergere le domande dalle Scritture o dall'io, ma è andare a Lui per avere la vita. Schlier usa un'immagine interessante quando dice che da questo punto di vista la filosofia è anacronistica. Dal momento che Dio è intervenuto così [incarnandosi], far compiere il percorso della conoscenza naturale di Dio è anacronistico. Se c'è una strada - un metodo - facile e breve (cfr. 1Cor 12,1), perchè farne una lunga, difficile, e spesso offuscata e sfigurata dall'errore? E' una cosa non umana.
Giacomo Tantardini 
(cit. in "La testimonianza di Gesù risorto" all. a 30 Giorni 1/2 2009)
 

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La coerenza
sabato 5 settembre 2009

... se la coerenza è la regola del cammino etico, del cammino morale, della coerenza noi non siamo capaci! [...] la coerenza è una grazia. Guarda, quando tu sei contento di essere coerente - <<Voglio essere coerente!>> - , sei distorto, perchè affermi te stesso, e perciò puoi addirittura commettere un errore più grave di quello che avresti commesso non essendo coerente: è l'orgoglio, l'affermazione di te come sussistente. Invece la coerenza è grazia, è il rinnovarsi della sorpresa dell'incontro con qualcosa che è più te di te, senza del quale tu non saresti te stesso.
Luigi Giussani
(cit. in " Qui e ora" (1984 - 1985) pag. 432 ed. Bur-Rizzoli € 12)
 

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"Raramente gli uomini capiscono quello che credono già di sapere".
sabato 29 agosto 2009
 [...]la verità, una cosa vera, quando più tu la senti e la guardi, tanto più è nuova. Questa è la caratteristica del vero. Quando uno dice:<< Questa roba qui l'ho già sentita>>, è perchè non l'ha mai capita, oppure non è vera la cosa.
Luigi Giussani
( cit. in "Qui e ora" (1984-1985) pag.280 ed. BUR-Rizzoli € 12)

@ sabato 22 agosto 2009
Dio si è reso presente attraverso l'umano
Questo è il genio di Dio: che si è reso presente attraverso l'umano, vale a dire attraverso circostanze contingenti. Se la Samaritana, invece di andare a prendere l'acqua mezz'ora prima, fosse andata mezz'ora dopo, non lo avrebbe visto! Se, comprendendo che era giudeo, non gli avesse rivolto la parola per albagia, se non gli avesse risposto, a avesse detto. << Và a quel paese!>>, non avrebbe avuto quell'incontro: una contingenza,  delle circostanze, la fragilità assoluta, l'effimero, l'effimero che non è nulla, come tutto il pensiero umano decide che sia, tanto è fragile. Ma, proprio attraverso questo contingente, l'eterno, il consistente, l'essere, il significato, ciò per cui vale la pena, finalmente l'oggetto per cui la ragione è fatta, per cui l'io è fatto, si rende presente. Il consistente, il permanente, la totalità è un uomo! E' attraverso una realtà contingente,  è attraverso una umanità contingente, tanto che ti può fare vomitare qualche volta, simile com'è a te, che questo uomo ti raggiunge ora.
Luigi Giussani
(cit. in "Qui e ora" (1984 - 1985) pag.426 ed. BUR-Rizzoli €12)

 

@ sabato 15 agosto 2009
<<Tu mi hai detto che la vocazione è qualcosa di essenzialmente personale. Questo mi ha aiutato a riconoscere che il problema sono io, non gli altri, le circostanze esterne, i risultati.>>
Se il problema della tua vita fossero gli altri [...], o le circostanze esterne [...] , o i risultati [...] allora il nostro valore, il valore, non sarebbe più l'io, ma sarebbe qualcosa d'altro, l'io sarebbe agganciato a qualcosa d'altro: si chiama << alienazione>>. Avremmo, cioè, un sentimento di noi stessi e del vivere alienato! [...]
L'alienazione sta nel fatto che il valore, il significato, la consistenza, il << vale la pena >> di me stesso, del vivere, sia in qualche modo legato ad altri o a circostanze esterne o ai risultati. [...]
Luigi Giussani
(cit. in "Qui e ora" (1984- 1985) pag.348 ed. BUR- Rizzoli €12)

 

@ sabato 8 agosto 2009
Dio è diventato un uomo, un uomo che piangeva di fronte all'amico morto.Un uomo. Dio è diventato compagnia a noi dentro un rapporto umano: non esiste cristianesimo, se non è questo; non sarebbe Dio, se non fosse questo. Perchè il Dio vivente è questo, non il Dio dei nostri pensieri, del pensiero dell'uomo.[...]
il fatto grande del mondo è che Dio vi sia entrato, perciò il fatto grande della storia è che si manifesti. Questo avviene attraverso la nostra umanità (Maria è il primo punto della nostra umanità), attraverso noi, ma per la potenza di Dio nel tempo, per la potenza di Dio nella storia. La potenza di Dio nella storia è lo Spirito di Cristo, è lo Spirito di Cristo risorto.
Luigi Giussani
(cit. in "Qui e ora (1984- 1985)" pag.271-272 ed BUR-Rizzoli  € 12 )
 
@ sabato 1 agosto 2009
«L'occhio guarda...è l'unico che può accorgersi della bellezza. La bellezza si vede perchè è viva, e quindi reale. Diciamo, meglio, che può capitare di vederla. Dipende da dove si svela. Il problema è avere gli occhi e non saper vedere, non guardare le cose che accadono. Occhi chiusi. Occhi che non vedono più. Che non sono più curiosi. Che non si aspettano che accada più niente. Forse perchè non credono che la bellezza esista. Ma sul deserto delle nostre strade, Lei passa, rompendo il finito limite e riempiendo i nostri occhi di infinito desiderio».
P.P. Pasolini
(cit. da Paolo Pezzi arcivescovo della Madre di Dio a Mosca. in fraternità e missione Agosto/settembre pag.7)
 
@ sabato 25 luglio 2009
Tutte le circostanze sono in sè amabili. Chi lo dice? San Paolo:<< Omnis creatura bona>>. Questa frase è la frase più rivoluzionaria che ci sia in tutta la storia del pensiero umano, perchè è l'abolizione di qualsiasi dualismo, cioè di qualsiasi gnosticismo e manicheismo. Perchè in tutti i pensieri, in tutte le concezioni c'è qualcosa che è male in sè, mentre nel cristianesimo non c'è niente che sia male in sè. Tutto è amabile ed è utilizzabile, quindi, per un esito, per un disegno, per una produzione, per una generazione buona del mondo, nella misura in cui tu vivi quella amabilità che il mistero delle cose è per il cuore dell'uomo, nella misura in cui tu vivi l'amabilità che è Dio per l'uomo.
Luigi Giussani
(cit. in "Vivendo nella carne" pag.298 ed. Bur Rizzoli )

 
@ sabato 18 luglio 2009
....perchè giacendo a bell'agio, ozioso, s'appaga ogni animale;
me, s'io giaccio in riposo, il tedio assale?
Giacomo  Leopardi
(Canto notturno di un pastore errante dell' Asia)
(cit. in L. Giussani :"Vivendo nella carne" pag.284 ed. BUR-Rizzoli )
 
@ sabato 11 luglio 2009
<< Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: "E' lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?". Ed egli rispose: "Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi". Gli dissero i discepoli: <<Se questa è la condizione dell'uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi">>.
Non dobbiamo sorprenderci, quindi. La stessa cosa che a tanti dei nostri contemporanei oggi, e spesso a noi stessi, appare impossibile, tale appariva anche ai discepoli. [....]
Come ha risposto Gesù allo spavento dei discepoli davanti alla verità sul matrimonio che stava loro annunciando? Possiamo dire con una formula: facendo il cristianesimo. Egli non si è fermato ad annunciare la verità del matrimonio, ma ha introdotto una novità nelle loro vite che ha reso possibile viverlo secondo quella verità.
Juliàn Carròn
(cit. in "L'esperienza della famiglia. Una bellezza da conquistare di nuovo" in www.clonline.org )

 
@ sabato 4 luglio 2009
Questo è il paradosso dell'amore fra l'uomo e la donna: due infiniti si incontrano con due limiti; due bisogni infiniti di essere amati si incontrano con due fragili e limitate capacità di amare. E solo nell'orizzonte di un amore più grande non si consumano nella pretesa e non si rassegnano, ma camminano insieme verso una pienezza della quale l'altro è segno. Solo nell'orizzonte di un amore più grande si può evitare di consumarsi nella pretesa, carica di violenza, che l'altro, che è limitato, risponda al desiderio infinito che desta, rendendo così impossibile il compimento di sè e della persona amata. Per scoprirlo bisogna essere disposti ad assecondare la dinamica del segno, restando aperti alla sorpresa che questa può riservarci.
Juliàn Carròn
(cit. in."L'esperienza della famiglia. Una bellezza da conquistare di nuovo" in www.clonline.org )
 
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sabato 27 giugno 2009
La sua [della donna] bellezza grida: << Non sono io . Io sono solo un promemoria. Guarda! Guarda! Che cosa ti ricordo?>>.
E' la dinamica del segno, della quale il rapporto fra l'uomo e la donna costituisce un esempio commovente [...]
Se non si comprende questa dinamica, l'uomo cade nell'errore di fermarsi alla realtà che ha suscitato il desiderio. Come se una donna che riceve un mazzo di fiori, rapita dalla loro bellezza, si dimenticasse del volto di chi glieli ha mandati, e del quale sono segno, perdendo il meglio che i fiori recavano. Non riconoscere all'altro il suo carattere di segno conduce inevitabilmente a ridurlo a ciò che appare ai nostri occhi. E prima o poi si manifesta la sua incapacità di rispondere al desiderio che ha suscitato.
Per questo, se ciascuno non incontra ciò a cui il segno rimanda, il luogo dove può trovare il compimento della promessa che l'altro ha suscitato, gli sposi sono condannati a essere consumati da una pretesa dalla quale non riescono a liberarsi, e il loro desiderio di infinito, che nulla come la persona amata desta, è condannato ad essere insoddisfatto.
Di fronte a questa insoddisfazione, l'unica via d'uscita che oggi tanti vedono è cambiare la coppia, dando inizio a una spirale in cui il problema viene rinviato fino al momento della successiva delusione.
Juliàn Carròn
 
(cit. in "L'esperienza della famiglia. Una bellezza da conquistare di nuovo". in www.clonline.org )
 
@ sabato 20 giugno 2009
[..] il primo aiuto che si può offrire a quanti vogliono unirsi in matrimonio è il prendere coscienza del mistero del loro essere uomini. Solo in questo modo potranno mettere adeguatamente a fuoco la loro relazione,senza attendersi da essa qualcosa che, per sua natura, nessuno può dare all'altro. Quanta violenza, quanta delusione potrebbero essere evitate nel rapporto matrimoniale, se fosse compresa la natura propria della persona!
Questa mancanza di coscienza del destino dell'essere umano conduce a fondare tutto il rapporto su un inganno, che si può sinteticamente formulare così: la convinzione che il tu possa rendere felice l'io.
Il rapporto di coppia, in questo modo, si trasforma in un rifugio, tanto desiderato quanto inutile, per risolvere il problema affettivo. E quando l'inganno si manifesta, è inevitabile la delusione perchè l'altro non ha compiuto l'aspettativa. Il rapporto matrimoniale non può avere altro fondamento che la verità di ciascuno dei suoi protagonisti.
Juliàn Carròn
(cit. in "L'esperienza della famiglia. Una bellezza da conquistare di nuovo". in www.clonline.org )
 
@ sabato 13 giugno 2009
[dice don Giussani] <<L'avvenimento di Cristo diventa presente "ora" in un fenomeno di umanità diversa: un uomo vi si imbatte e vi sorprende un presentimento nuovo di vita [...]. Quest'imbattersi della persona in una diversità umana è qualcosa di semplicissimo, di assolutamente elementare, che viene prima di tutto, di ogni catechesi, riflessione e sviluppo. [...]>>.
Senza questa contemporaneità della Sua presenza nel fenomeno di una umanità diversa, non sarebbe possibile la fede cristiana. E la contamporaneità di Cristo oggi è questo fatto di umanità diversa [..] fatto che sfida la mia ragione e la mia libertà.
Juliàn Carròn
(cit. in << Dalla fede il metodo>>. Esercizi della Fraternità di Comunione e Liberazione Rimini 2009 in www.clonline.org )
 
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sabato 6 giugno 2009
Noi respiriamo - dentro e fuori della Chiesa - questa riduzione, la fede ridotta a una determinata visione del mondo e della vita, a una morale a un insieme di valori che, come tale, può essere stimata o combattuta: c'è chi, come i cristiani o certi laici, la sostiene, e chi la combatte in nome del principio di  autodeterminazione radicale dell'individuo.
Il cristianesimo dei valori è una tentazione a cui noi non siamo estranei. [...]. Ma un cristianesimo così è insufficiente a sostenere la vita, e appena la vita si complica, l'incertezza prende il sopravvento.
Juliàn Carròn
(cit. in <<Dalla fede il metodo>>. Esercizi della Fraternità di Comunione e Liberazione Rimini 2009 in www.clonline.org )
 
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sabato 30 maggio 2009
[dice] don Giussani citando Cesare Pavese: quello che cerchiamo nei piaceri è l'infinito, e nessuno potrà mai smettere di cercare questa infinità. E questa è la nostra esperienza: che possiamo avere tutto quello che vogliamo, ma non ci basta, e sempre più ci rendiamo conto che non ci basta. Perchè possiamo dire che non ci basta? Perchè è così oggettivo il criterio in noi, che ci rende evidente che quello che desideriamo è più grande di quello che noi riusciamo ad ottenere. Questo è il paradosso: che il nostro cuore è questo desiderio, ma noi siamo limitati e tutto quello che facciamo è piccolo, è limitato, è incapace di soddisfare questo desiderio dell'infinito. E per questo o c'è Cristo (Uno che viene da fuori e riempie il cuore ) o possiamo incominciare a piangere, perchè quello che desideriamo non c'è.
Juliàn Carròn
(cit. in << Dalla fede il metodo>> Esercizi della Fraternità di Comunione e Liberazione Rimini 2009 in www.clonline.org )
 

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sabato 23 maggio 2009
Noi tante volte confondiamo i nostri desideri parziali con il desiderio ultimo del cuore, tanto è vero che abbiamo il lavoro e non basta, ci sposiamo e non basta, abbiamo i figli e non basta. Perchè non bastano? Perchè quello che desideriamo - come dice Leopardi - è qualcosa di più grande. Questa è la nostra grandezza, e noi cerchiamo sempre di ridurre la nostra grandezza, perchè la nostra grandezza è la grandezza del nostro desiderio.
La vera grandezza dell'uomo, il vero paradosso dell'uomo è che, essendo limitato, desidera l'infinito.
Questo è quello che non capiamo, amici.
Se noi non capiamo che quello che desideriamo è l'infinito, ditemi: perchè dovremmo essere cristiani, perchè dovremmo perdere il tempo a stare qua?
Se noi non sperimentiamo che quello per cui il Mistero ci ha fatto è per riempirci di una felicità assolutamente al di là di tutte le nostre previsioni, perchè vale la pena essere cristiani.
Juliàn Carròn
(cit. in  <<Dalla fede il metodo>> Esercizi della Fraternità di Comunione e Liberazione  Rimini 2009 in
www.clonline .org)
 

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sabato 16 maggio 2009
" [...] nell'ambito culturale occidentale, potrebbe venire in un futuro non troppo lontano il momento in cui le parabole e le immagini della religione qual è stata finora non possiederanno più alcuna forza di persuasione neppure per la gente semplice; allora, temo, anche l'etica finora vigente in breve tempo crollerà e accadranno cose di una atrocità che non ci possiamo neppure immaginare"". (Wolfgang Pauli).
Era il 1927. Quello che è successo dopo lo sappiamo tutti.
Juliàn Carròn
(cit. in Esercizi della Fraternità di Comunione e Liberazione. in www.clonline.org  ).

 
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sabato 9 maggio 2009
Noi apparteniamo a un movimento in cui don Giussani ha intitolato " Il rischio educativo" il metodo educativo. Come dicevo a un amico che apparteneva ad un altro movimento " la differenza tra il tuo movimento e il mio, è nel titolo del metodo educativo; il tuo metodo educativo ha come titolo del libro " Forgia di uomini", cioè lo bastoni finchè arrivi alla forma adeguata, il nostro è "Il rischio educativo" . A me interessa che noi capiamo questo, perchè se tu guardi la parabola del Figliol prodigo è il metodo del rischio educativo in azione. Il padre è buono, ha fatto tutto per il figlio,  ma non può evitare che ad un certo momento il figlio si intestardisca e che si metta in testa che sta perdendo la vita e che  la forma migliore per non perderla è di andare via a fare i cavoli propri.. Questo per tanti padri, [...] ti puoi immaginare quanto è stata grande la sofferenza. Tanto è così che quando il padre ha accolto il figlio, dopo averlo aspettato nella sofferenza, il figlio [maggiore] si arrabbia: " non sarebbe stato meglio bastonarlo ?" e questo facciamo fatica a capirlo. Mi spiego? Allora questo è per immedesimarci nel metodo che Dio ha messo in atto creando l'uomo così. Se lo sarebbe potuto risparmiare con un piccolo cambiamento: non avendolo fatto libero, un cambiamento da niente.... Avrebbe risposto nel modo che si aspettava ma noi non saremmo liberi. Tante volte quello che ci scandalizza e che facciamo fatica a capire è la libertà.
Juliàn Carròn
(cit. in SdC del 29 aprile 2009- da appunti non rivisti dall' Autore)
 
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sabato 2 maggio 2009
<< Sei arrivato a casa tua/
E adesso vorresti sapere a che cosa serve essere lì seduto,/
A che cosa serve essere seduto come un naufrago/
Tra le tue povere cose quotidiane,/
Sì, anch'io vorrei sapere/
A che cosa serve un focolare che mai è stato acceso>>
Luis Rosales
[...] E' la rassegnazione in mezzo a quello che ogni giorno ci riempie di noia, come se fossimo dei naufraghi che si accontentano di sedersi lì, ma consapevoli dell'insufficienza di una casa che non serve più come luogo dove la vita è accolta, perchè somiglia a un focolare che mai è stato acceso.
La noia sta a indicare una rinuncia al desiderio che richiama l'attesa di quell'avvenimento per cui siamo nati.
Jesùs Sanz Montes
(cit. in " Il cammino della speranza - Dalla noia al desiderio" pag.55 ed. Marietti  € 10)
 
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sabato 25 aprile 2009
Stacchiamo sempre il segno dalla sua origine: allora i segni non  ci confermano  che Egli è all'opera, ma sono segni che poi possono sempre venire meno. Invece Egli è all'opera, e perciò sarà Lui a preoccuparsi di darmi altri segni, di farsi vivo ancora in altre modalità, di venire fuori perchè è Lui l'unico che ha detto: << Io sarò con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo >>. Questo non è un nostro problema, ma Suo, capite? Rilassatevi: c'è! Rilassatevi, ragazzi. Possiamo dire in continuazione <<Cristo>>, <<Il cristianesimo è un evento>>, ma quando parliamo, in fondo, pensiamo che lo produciamo noi. E' la riduzione etica del cristianesimo. O, detto in altro modo, ancora siamo al senso religioso ridotto a quello che noi dobbiamo tenere in piedi, come se dovessimo sostenere il mondo, capite?  Per questo siete sempre stanchi: dovete sostenere il mondo! Rilassatevi, andate a dormire in pace, che a sostenere il mondo ci pensa Lui! Sono battute, ma sono battute che hanno dentro tutto lo spessore che ci dice qual è il lavoro da fare.
Juliàn Carròn
(cit. in "Che cosa introduce veramente al reale? Un fatto presente" in
www.clonline.org )
 
@ sabato 18 aprile 2009
[...] per noi l'educazione cos'è? Fare lezione agli altri? Ma l'educazione, come ci ha detto don Giussani, è la comunicazione di sè, cioè del proprio modo di vivere il reale. E noi possiamo educare, se per primi accettiamo la sfida del reale in ogni cosa, anche in chi non è d'accordo, anche in chi obietta, perchè anche lui ci è dato. Perchè ti è dato chi ti obietta? Perchè tu possa cercare di dirlo in un altro modo,  di esprimerlo più intensamente, di renderlo più presente, di testimoniarlo più potentemente. Se questo ci blocca, la partita è finita. Se invece io lo percepisco come il contributo che lui dà, anche obiettando alla modalità con cui io posso entrare di più nel rapporto col Mistero, entrare di più in tutto, allora tutto mi è amico: il reale è mio, non perchè lo dico in modo formale, ma è mio perchè io riconosco il contributo che questo reale dà a me.
Julià Carròn
(cit. in " Che cosa introduce veramente al reale? Un fatto presente" in
www.clonline.org)
 
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sabato 11 aprile 2009
[Scrive ] Pascal:<< Con che ragione vengono a dirci che non si può resuscitare? E' più difficile che ciò che non è mai stato sia o che ciò che è stato sia ancora? E' più difficile essere o ritornare ad essere? L' abitudine ci fa sembrare facile l'essere; la mancanza di abitudine ci fa sembrare impossibile il ritornare ad essere. Che modo ingenuo, popolare di giudicare! >>. [..] Parafrasando una battuta di Chesterton potremmo dire: se bisogna credere a qualcosa che non si vede, ma mostra di esistere col produrre effetti, pare più sensato credere all'esistenza di Dio e alla presenza viva di Gesù risorto, che a quella di un microbo. Anche perchè gli effetti dell'azione nel primo caso sono un pò più visibili e interessanti di quelli del microbo.
Antonio Socci
(cit. in "Indagine su Gesù" pag.256 ed.Rizzoli € 18,50)
 
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sabato 4 aprile 2009
Il compimento della vita di ogni persona non si raggiunge con il compimento di alcune leggi morali o la conoscenza di una dottrina; è possibile nell'incontro con Gesù di Nazaret, che è ancora vivo e presente nella Chiesa. Da questa certezza nasce la resistenza dei cristiani a riporre la loro fiducia in una realtà diversa da quella del Mistero fatto uomo in Gesù. Per questo, fin dagli inizi, il cristiano non ha altro criterio di giudizio e comportamento che non sia l'amore verso Gesù Cristo. E ciò che lo caratterizza è soprattutto l'appartenenza a quella realtà umana generata dal mistero della presenza di Gesù in essa, che viene chiamata Chiesa.
Josè Miguel Garcìa
(cit. in: "Il protagonista della storia - Nascita e natura del cristianesimo" pag.433. ed.Bur-Rizzoli € 11)
 
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domenica 29 marzo
Si chiama fede l'intelligenza umana quando, rimanendo nella povertà della sua natura originale, è tutta riempita da altro, poichè in sè è vuota, come braccia spalancate che hanno ancora da afferrare la persona che attendono.
Luigi Giussani
(cit. in : Luigi Amicone: "Le avventure di un padre di famiglia" pag.141 ed. Vallecchi € 13
 
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sabato 21 marzo 2009
<< Dalla prima soglia da cui scatta l'azione dell'uomo, da cui parte la vita dell'uomo -  non dico cronologicamente quando si tratta di un bambino ancora nel ventre di sua madre o appena in fasce -, ma prima di ogni azione, a qualsiasi età, sulla soglia dell' azione, sulla soglia di ogni sua mossa, che desiderio anima l'uomo! "Un desiderio senza fine anelo" diceva il poeta. E sulla soglia, dall'altra parte, quando l'azione termina, quando l'azione finisce, se uno guarda indietro, se veramente uno si fermasse come su un'ultima soglia a guardare indietro: Dio mio che vuoto, che vuoto >>.
Luigi Giussani
(cit. in " Affezione e Dimora" nota di pag. 210 ed. Bur-Rizzoli)
 
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sabato 14 marzo 2009
[Il sacrificio] , non solo non è obiezione, ma è condizione per la realizzazione di sè. Per capire come mai è così, bisognerebbe essere Dio.
E' la tentazione che ha fatto crollare Adamo ed Eva e ci ha fregato tutti! Il non prendere il frutto era condizione per la loro realizzazione, e loro hanno detto: <<Ma non è possibile>>. E la menzogna si è insinuata e ha detto: <<Ma non è possibile! Se tu mangi tutto, se tu puoi mangiar tutto, allora sì che sei te stesso>>. Non mi spiego? E' proprio la natura del peccato originale lo scandalo, il ribellarsi al fatto che per realizzarsi occorre il sacrificio. Mentre Dio ha stabilito così, il Mistero ha fatto il disegno sull'uomo in questi termini: senza sacrificio l'uomo non si realizza.
Luigi Giussani
 (cit. in "Affezione e Dimora" pag. 146 ed. Bur-Rizzoli )
 
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sabato 7 marzo 2009
<<Vi auguro che abbiate ad incontrare un padre, abbiate a vivere l'esperienza del padre. Lo auguro a tutti i capi, a tutti i responsabili delle vostre comunità, ma anche ad ognuno di voi, perchè ognuno deve essere padre degli amici che ha lì; non dandosi un'aria di superiorità, ma con una certa carità affettiva. Nessuno, infatti, può essere così fortunato e felice come un uomo e una donna che si sentono fatti dal Signore padri e madri. Padri e madri di tutti coloro che incontrano>>.
Luigi Giussani
(cit. in: Massimo Camisasca "Don Giussani" pag.147 ed. San Paolo € 14)
 
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sabato 28 febbraio 2009
La fede è il riconoscimento di una Presenza, che consente all'uomo un'esperienza di corrispondenza così unica alle attese del cuore, da riconoscere che soltanto il divino può esserne l'origine.
Juliàn Carròn
(cit. in inserto di "Tracce" febbraio 2009)
 
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sabato 21 febbraio 2009
Per rendere plausibili i miracoli tutto ciò che bisogna fare è postulare l'esistenza di un Dio Creatore dell'universo, nient'altro. Di sicuro un Dio che ha creato le leggi naturali può anche sospenderle a proprio piacimento. E poi,
se non ci fosse violazione delle leggi naturali, non si parlerebbe certo di miracolo!
Allora Lazzaro risorse davvero? Forse si, forse no. Comunque, se Dio esiste, Lazzaro
potrebbe essere risorto. Maria era vergine? Potrebbe esserlo stata. Ci fu davvero la Resurrezione? Potrebbe esserci stata. Alcuni credono che queste cose siano vere, altri l'esatto contrario; entrambe le posizioni sono basate su una fede.
Rodney Stark
(cit. in "La scoperta di Dio" pag.385 ed. Lindau € 28)

 
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sabato 14 febbraio 2009
...sempre più vediamo che crolla davanti ai nostri occhi un mondo e che la gente è sempre più lontana. E come si riparte? Si riparte come è incominciato il cristianesimo, come è ripartito san Paolo. Tu puoi immaginare san Paolo, quando tutto il mondo pensava in un altro modo, arrabbiato per le strade dell'Impero Romano a portare Cristo? O era tutto entusiasta per quello che aveva incontrato, che gli consentiva di entrare nel reale, di affrontare tutto con la presenza di Cristo, in modo tale da verificare che cosa succedeva nella propria vita? O san Benedetto? Erano persone che vivevano una situazione come pian piano noi stiamo vivendo. Possiamo arrabbiarci con il mondo perchè non è secondo i nostri pensieri, dire semplicemente che non hanno ragione. Oppure è come dice Pèguy: Gesù non ha perso tempo rimproverando il mondo perchè era cattivo. Tagliò corto: fece il cristianesimo..[..]
Juliàn Carròn
(cit.in Esercizi degli universitari di Comunione e Liberazione. Rimini, Dicembre 2008
 
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sabato 7 febbraio 2009
Quando è arrivata la Passione anvhe loro Lo hanno abbandonato. Perchè? Perchè il grande problema del male è che fa male. E qual è il male che fa il male? In che modo il male, il dolore, la sofferenza, fa male? Noi lo vediamo: basta che uno tra di noi ci ferisca in un rapporto, subito sentiamo come un distacco da lui. Vero? Cominciamo a sentire la separazione. Questo è il male che fa il male, capite? E noi come lo vediamo? Che appena il male entra nella nostra vita e ne supera la misura, si introduce come una diffidenza, un radicale sospetto verso la bontà del Mistero. Noi non abbiamo problema con l'esistenza del Mistero, ma a un certo momento, quando arrivano queste circostanze....L'introduzione di questo sospetto è il male più profondo che fa il male.
[...]. Perchè quando le situazioni dolorose non cambiano e non si risolvono, non è tutto un grande inganno? Che cosa significa che il dolore e la prova sono il modo attraverso cui il Mistero si fa presente?
Juliàn Carròn
(cit. in Esercizi degli universitari di Comunione e Liberazione. Rimini, Dicembre 2008)
 
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domenica 1 febbraio 2009
Noi, come tanti nostri contemporanei (perchè siamo nati in una circostanza storica precisa ), abbiamo un concetto di ragione come misura, e quando la realtà ci sfida al di là di questa misura noi cediamo; e così la ragione - che è questa energia di penetrare, di addentrarsi nel significato -  è ridotta, è mutilata, è come separata dal suo motore affettivo, che è il desiderio di scoprire la verità. Se accettassimo questo e rinunciassimo ad addentrarci nel significato, noi soffocheremmo. Lo vediamo in tanti compagni che sembrano aver fatto l'opzione per una vita più semplice, non lasciandosi colpire dalla provocazione del reale. Guardate voi se i vostri compagni vivono meglio: guardate!  Non abbiate paura di guardare: guardate se per loro la vita, così, è più piena!
Il Mistero come fa? Come fa a lottare contro questa misura che ci soffoca, che rende la vita una tomba? Come il Mistero ha cura di noi? Il Mistero ci viene incontro attraverso il reale.
Jiuliàn Carròn
(cit. in Esercizi degli universitari di Comunione e Liberazione. Rimini, Dicembre 2008)
 
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sabato 24 gennaio 2009
La tristezza perchè accade? Perchè ci manca qualcosa, è il segno che ci manca qualcosa, no? Un bene assente. E questo perchè? Perchè dopo una serata bella può esserci questa tristezza? Perchè questa tristezza è il segno della tua grandezza, della mia grandezza: siamo così grandi, siamo così fatti per l'infinito, per la totalità, che la festa non ci basta. Ed è a volte quello che ci stupisce, perchè è come se noi volessimo che il Mistero ci avesse fatti un pò meno grandi e che potessimo accontentarci di un pò meno. E' come se ci venissero i brividi davanti a questa grandezza così sconfinata e volessimo ridurla. Invece capisci che questa tristezza è il segno della nostra grandezza?
Juliàn Carròn
(cit. in: Esercizi degli universitari di Comunione e Liberazione. Rimini, Dicembre 2008 )
 
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sabato 17 gennaio 2009
Noi trattiamo gli altri mutilando normalmente la loro storia [...]. Tendiamo a ridurre la storia dell'altro ai nostri criteri e alle nostre misure, al nostro stato d'animo quindi, alla nostra convenienza, alla nostra valutazione delle cose. Tendiamo a ridurre  la storia dell'altro a questo e tendiamo a mutilare la personalità dell'altro, perchè sottolineiamo quello che ci interessa, quello che corrisponde, e quello che non corrisponde e non ci interessa non lo guardiamo, oppure abbiamo una rabbia contro. Vale a dire, è la strumentalizzazione dell'altro. Questo è il primo colossale e permanente peccato nei nostri rapporti: la strumentalizzazione dell'altro.
Luigi Giussani
(cit. in "La familiarità con Cristo" pag. 65 ed. San Paolo € 14,50)
 
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sabato 10 gennaio 2009
..<<sarebbe illusorio pensare di capire adeguatamente ciò che è il cristianesimo attraverso un esame della sua storia o attraverso una lettura diretta dei Vangeli, come fossero libri da cui attingere "motti" e notizie. Quello che è il fatto dell'Incarnazione si comunica oggi come duemila anni fa attraverso un incontro umano che ci rende contemporanei ad esso, come avvenne per Giovanni e Andrea, i primi
due che incontrarono Gesù>>Juliàn Carròn
(cit. in: Antonio Socci "Indagine su Gesù" pag. 320 ed. Rizzoli € 18.50)
 
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domenica 4 gennaio 2009
Se la mia vita è nelle mia disponibilità non solo di fatto ma di diritto, posso chiedere e ottenere di subire l'eutanasia. Sono io che giudico della dignità della mia vita, io che ho diritto di disporne, io che tengo in obbligo i servizi sanitari di corrispondere a questa mia volontà. Di qui non si scappa. [...].
Se cade il tabù dell'indisponibilità normativa della vita, come invalicabile barriera culturale di radice religiosa e non negoziabile, è aperta la via olandese.
Giuliano Ferrara
 (cit. in "Il Foglio" domenica 21 dicembre 2008 pag.I )
 
   
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sabato 26 gennaio 2008
In ogni caso, la verità <<non si impone che in forza della stessa verità>>. Perciò, sollecitare onestamente l'intelligenza e la libertà di una persona all'incontro con Cristo ed il suo Vangelo non è una indebita intromissione nei suoi confronti, bensì una legittima offerta ed un servizio che può rendere più fecondi i rapporti fra gli uomini.
CONGREGAZIONE PER  LA DOTTRINA DELLA FEDE
(Nota dottrinale su alcuni aspetti dell'evangelizzazione. Roma 3 dicembre 2007)
 
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sabato 19 gennaio 2008
<<Occorre soffrire perchè la verità non si cristallizzi in dottrina, ma nasca dalla carne>>. La carne sono le circostanze concrete e inevitabili attraverso cui il Mistero ci fa passare. Noi possiamo fare qualsiasi progetto, ma il Mistero ci fa passare attraverso condizioni e circostanze inevitabili da lui fissate; e lo fa servendosi anche dei nostri sogni. Perciò c'è un sacrificio che la mattina, alzandoci, dobbiamo preventivare: il sacrificio della donna che sta per partorire e che dopo il parto è lieta. Per noi è un continuo trascolorarsi dal dolore alla letizia, dalla letizia al dolore; tutta la vita è così.
Luigi Giussani
(cit. in "L'avvenimento cristiano" ed. BUR pag.99)
 
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domenica 13 gennaio 2008
Il moralismo è la scelta unilaterale di valori per avallare la propria visione delle cose. Il moralismo si traduce in due danni gravi.
Il primo è il fariseismo. Non c'è nessuno di più antievangelico di chi si considera onesto, perchè non ha più bisogno di Cristo. Il fariseo vive senza tensione perchè stabilisce lui la misura del giusto, e la identifica con ciò che crede di poter fare. Come contraccolpo, il fariseo usa violenza contro chi non è come lui.
Il secondo sintomo del moralismo è la facilità alla calunnia.
Da un lato, dunque, giustificazione per se stessi; dall'altro odio e condanna dell'altro.
Luigi Giussani
(cit. in "L'avvenimento cristiano" ed. BUR pag.76)
 
   

Mulone Pino - Memorare

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