Anche voi tenetevi pronti
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di Vincenzo La Gamba
Domenica 7 Agosto, 2016 - XIX.ma di TO
Viviamo giorni difficili. Sono finiti i giorni d'incanto e anche quelli di una comoda sicurezza. Quello che potevamo fare anni fa, ora non possiamo più farlo, non solo a livello finanziario. Le cose si sono veramente complicate negli ultimi mesi. Non lo vogliamo riconoscere ma siamo in guerra. Magari una guerra spezzettata ma come ha detto bene Papa Francesco siamo nel vivo della Terza Guerra Mondiale. Il terrorismo internazionale ci mette paura perche’ ci sono pericoli dovunque: conflitti internazionali, difficoltà interne a un paese, rapinatori all'angolo di ogni strada e piazza. Quasi ogni settimana ci sono voci di nuove guerre; quasi ogni giorno sembra che stiano per scoppiare nuovi conflitti: autobombe, arresti, scioperi, violenza in ogni parte. In tutto questo rimane il lieto annuncio del Vangelo: «Non aver paura, piccolo gregge, perché è piaciuto al Padre di darvi il regno». Una promessa e niente di più, è la sola cosa che sembriamo avere. Niente altro. É sufficiente per aiutarci a sopravvivere, a tener duro, a renderci abbastanza motivati per continuare? Per Abramo fu sufficiente, come e' scritto nella seconda lettura. In forza di questa promessa Abramo lasciò la città in cui viveva. Fidandosi di questa promessa cominciò a vivere come un nomade sotto la tenda, sempre in cammino, guardando verso la città fondata, disegnata e costruita da Dio. Non la vide mai e non poté mai arrivarvi. Tutta la sua vita fu piena di complicazioni ed ebbe molti buoni motivi per dubitare. Gli era stata promessa una discendenza numerosa come le stelle del cielo, eppure, fin quasi al momento della morte, non ebbe alcun bambino da Sara. Quando finalmente gli nacque un figlio, Dio gli domandò di offrirlo a lui in sacrificio. Abramo continuò a credere a causa di quel sogno, in forza di quella città che gli era stata promessa, una dimora che non vide mai realizzata nella sua vita. Abramo è un buon esempio di che cosa può fare una promessa nella vita di una persona. Non siamo anche noi nella stessa situazione? Abbiamo forse qualcosa in più di una semplice promessa? Sì, abbiamo qualcosa in più. Siamo andati avanti, siamo più vicini. Abbiamo un modello tangibile; abbiamo con noi qualcosa che si è già compiuto. Lo abbiamo in una celebrazione come questa che stiamo facendo. Qui e ora realizziamo quello che non possiamo realizzare nella vita di ogni giorno. È qui e lo abbiamo: il Signore! Talvolta in un'assemblea riunita in chiesa, come la nostra, ci sono famiglie che non si amano, perfino che si odiano reciprocamente. Non si stringono la mano. Dicono ai bambini di non giocare fra di loro. Non si parlano e non si guardano neppure. Sono l'una per l'altra come aria, invisibile e rarefatta, eppure inquinata.
«Non aver paura, piccolo gregge,
perché è piaciuto al Padre di darvi in dono il regno». Dio ha acceso nei nostri cuori una grande luce con la speranza e la certezza della vita eterna. E il pensiero nella vita eterna ci aiuta a vivere nella bontà, nella fiducia, e secondo le parabole di Matteo, ci aiuta a vivere attenti e vigilanti, a trafficare al massimo i nostri talenti, ad amare in concreto il prossimo. E il Signore dirà ai suoi discepoli, che hanno resistito alle tentazioni del mondo, che hanno creduto, sperato e amato, che hanno dato il giusto valore a tutte le cose terrene in vista della vita eterna: "Vieni servo buono e fedele, entra nella gioia del tuo Signore". É la grazia più bella e più grande; è l'unica grazia di cui abbiamo bisogno.
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La Gamba Vincenzo M. - Meditazioni: «Anche voi tenetevi pronti» New York, La Liturgia di Domenica 7 Agosto 2016, XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C) e-mail: VJIM19@aol.com |
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