Meditazioni

Io sono il pane della vita;
chi viene a me non avrà più fame

 

 

di Vincenzo La Gamba


Ci ricordiamo sempre queste parole: "Io sono il pane della vita; chi viene a Me non avrà più fame e chi crede in Me non avrà più sete".

Sono tratte dal Vangelo odierno di Giovanni e pronunciate da Gesù rispondendo alla folla il giorno dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani, che con domande incalzanti: "Rabbi, quando sei venuto qua?" oppure: “Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio" ed ancora: “Quale segno tu fai perchè vediamo e possiamo crederti?", volevano conoscere non solo chi Egli veramente fosse, ma sapere di più della Sua missione in terra.

Solo più tardi quelle parole avevano senso per la folla.  Non era il pane, nella forma di "manna venuta dal Cielo" che Dio mandò a Mosè ed agli Israeliti (e si legge nella prima lettura dal libro dell’Esodo 16,2-4.12-15)" come sostentamento corporale nel deserto. Il pane  in questo caso è lo stesso Gesù ed in Lui, con Lui e per Lui celebriamo nell' Eucaristia il Suo corpo ed il Suo sangue versato per noi. Ci avviciniamo quindi all'Eucaristia e più ci nutriamo del pane della vita e del vino, simboli del sacrificio di Gesù per i nostri peccati più "sigilliamo" la venuta del Figlio di Dio, al quale dobbiamo credere.

Chiariamo un punto. Secondo Gesù la folla che lo seguiva nella sinagoga di Cafarnao, come descritto nell'odierno Vangelo, era stata attratta dal pane moltiplicato. Nel miracolo dei pani (e descritto nei precedenti Vangeli) la gente vedeva la "sazietà" dello stomaco, non quella dello spirito. Ecco perchè nel testo Evangelico di Giovanni Gesù esorta la folla in questo modo: "Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà. Perchè su di Lui il Padre, Dio, ha messo il Suo sigillo"..

Per evitare la vacuità di criteri dobbiamo applicarci al compito essenziale della sequela di Cristo, alimentandoci con il pane che sazia definitivamente la nostra  sete  e fame di giustizia, di speranza, di amore, di silenzio e contemplazione, di convivenza e fratellanza, di equilibrio e maturità. Solo così eviteremo lo scoglio che indica San Paolo nell'odierna seconda lettura:  la vanità della mente.

È un testo molto fecondo ed adattabile a diverse applicazioni.  L' Apostolo esorta i cristiani convertiti dal paganesimo perchè vivano non come i pagani nella "vanità delle loro menti, ma d'accordo con la loro nuova condizione, creata secondo Dio nella giustizia e nella verità vera, rinnovandosi nello spirito della loro mente. 

Data la nostra fame esistenziale, non possiamo prescindere dal cibo che non perisce e ci dà la vita eterna. Il pane che ci comunica Dio per mezzo di Suo Figlio, Gesù Cristo,  ci apre al Suo amore e a quello dei fratelli e sorelle in Cristo.

In ogni messa ci nutriamo del pane e del vino per saziare la fame e la sete di ogni uomo, bisognoso della parola di Dio per arrivare a capire che cosa è la dignità umana, i diritti umani, la solidarietà e la carità.

Moltiplicare oggi il pane per i poveri comporta primariamente il miracolo di amare il prossimo.
Abbiamo, quindi, sempre bisogno di credere in Gesù, di pregare e comunicare con Dio, per vivere e trasmettere speranza, libertà e dignità umana.

Altrimenti il solo pane materiale, cioè l'avere e lo spendere, ci lasceranno vuoti internamente. Quando siamo attaccati al denaro ed il denaro diventa arbitro della nostra esistenza, non solo perdiamo il gusto delle cose semplici, ma tutto è marginale e non importante, incluso Dio.

Davanti alla religione del denaro  che crea egoismo, insoddisfazione, depressione, stress, Gesù oggi proclama: "Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete".

Che altro aggiungere?
 

 

Meditazioni: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame»,  di Vincenzo La Gamba - America Oggi,  New York, Domenica  3 Agosto 2003 -  XVIII. ma di Tempo Ordinario