Appunti di viaggio

La notte degli Oscar, San Nicola!

 

 

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Era una giornata bellissima, primaverile e tiepida. Gli amici sbucavano all’improvviso e alla spicciolata. La compagnia si ricomponeva. Uno degli amici aveva lo sguardo sospeso in aria e a tratti sembrava che calpestasse qualcosa per terra. Di punto in bianco esordì: “Avete visto domenica scorsa gli Oscar?”

 

“Ah! Io non ho dormito. Mi sono goduto lo spettacolo per tutta la notte”, replicò l’intellettuale del gruppo.

 

“Che attesa c’era fuori dal teatro tra i tanti curiosi. C’erano anche diversi italiani.

 

“Anche i vari protagonisti erano molto trepidanti”, continuò l’ultimo della fila.

 

“Passeggiare lì a Hollywood Boulevard, calpestando le stelle con i nomi dei vari attori, chissà cosa si prova?”, completò l’amico con lo sguardo perso nell’aria.

 

“Ma anche poggiare le mani, sul pavimento danti al Teatro Cinese,  dove ci sono le impronte dei vari attori, deve essere una bella sensazione”, replicò un altro amico.

 

Da come si parlava la piazza dove passeggiavamo diventava sempre più piccola.

 

I pensieri viaggiavamo oltre oceano a Los Angeles, a Hollywood Boulevard, al Teatro Cinese.

 

“La notte degli Oscar è passata già da qualche giorno ed ormai è tutto digerito”, sentenziò l’intellettuale.

 

“Si però ti immagini come hanno vissuto quei momenti d’attesa i vari candidati che speravano in un possibile Oscar. Il sogno della loro vita si stava per realizzare”.

 

“C’erano milioni di telespettatori che hanno seguito questo mare di ovvietà, di sfarzo, di abiti così irreali, di luci sfolgoranti, di scenografie”.

 

“Effettivamente è molto lontano dalla nostra vita quotidiana”, aggiunse il taciturno.

 

“Però sembra molto più attraente della vita quotidiana”.

 

“Io non ho capito subito se la presentatrice era maschio o femmina” disse il saggio della compagnia.

 

“Ah non eri attento: era lesbica”, aggiunse l’ultimo della fila.

 

“Io ho trovato i discorsi un po’ noiosi. Come noiosi gli elenchi delle persone da ringraziare quando si riceveva la statuetta”, aggiunse il taciturno.

 

In quel mentre, l’occhio di alcuni di noi finì sul portone della Chiesa ancora aperto. Visto che da un po’ di tempo non andavamo a trovare il santo patrono, anche se con un certo imbarazzo, entrammo in Chiesa.

 

Appena ci sedemmo al solito banco, il santo iniziò subito togliendoci fortunatamente dall’imbarazzo.

 

“Di cosa stavate discutendo in piazza?”

 

“Della notte degli Oscar”.

 

“Vi è piaciuta?” chiese il santo.

 

“Si. Ma a tratti è stata noiosa tranne un intervento”, rispose il taciturno, aggiungendo anche “C’è stato però un bel tipo, a cui quasi nessuno ha applaudito”.

 

“Chi sarebbe?” chiese il santo.

 

“Un attore che ha vinto l’Oscar come migliore attore protagonista, per un film incentrato sul dramma dell’Aids".

 

“Ma cosa avrà detto di così scandaloso e oltraggioso?”

 

“Quest’attore, Matthew McConaughey, ha ringraziato Dio”.

 

“E giustamente questo è stato oggetto di scandalo” aggiunse il santo che cominciava a stuzzicarci sempre di più.

 

“In quel ambiente si arriva al massimo a ringraziare la propria famiglia, ma proprio Dio è stato fuori luogo. I giornali lo hanno distrutto, dicendo che era confuso e aveva detto delle cose bizzarre”, disse l’intellettuale del gruppo.

 

“Invece ha detto delle cose toste”, aggiunse il saggio della compagnia, ha detto che “Ci sono tre cose di cui si ha bisogno nella vita: qualcosa verso cui alzare lo sguardo, qualcosa che faccia guardare al futuro, qualcosa da inseguire”.

 

“Ma queste cose potevano essere condivise da tutti, al fondo non destabilizzavano il loro mondo” sussurrò il santo patrono.

 

“Il bello è stato quando ha tentato di spiegare ciò”.

 

“Cos’ha detto?” chiese incuriosito il santo.

 

“Ha detto che il Padre Eterno gli ha donato delle opportunità che non sono certo frutto né delle sue mani né di quelle di nessun altro, che è un fatto scientifico che la gratuità ripaga. Inoltre ha detto che per quanto ognuno insegue la propria immagine, non sarà mai possibile essere l’eroe di se stesso, cioè l'uomo resterà sempre incompiuto".

 

“Per il fatto stesso che in questo momento voi non siete come vorreste essere è indice che siete fatti da un Altro. Questa è una evidenza elementare. Come è evidente che la vita è nelle mani di un Altro. Voi gratuitamente date perché gratuitamente ricevete.”

 

“Cosa significa ciò?” chiedemmo all’unisono.

 

“Significa che quel attore non è piaciuto perché non è quella l’aria che si respira oggi in America e nel resto del mondo”.

 

“E’ forse la stessa ragione per cui hanno usato la presentatrice per accentuare che tipo di aria si deve respirare?” chiese l’intellettuale del gruppo.

 

“E si! La smania dell’ideologia del singolo ha il sopravvento su tutto. L’aria che si respira è che ognuno deve essere quel che  vuole, si deve definire da sé, si deve auto determinare”.

 

“Ma non è una cosa sacrosanta?

 

“Calma! Tutti dipendiamo da qualcosa. La grande sfida è verificare se conviene dipendere dal potere o conviene dipendere da qualcosa più grande di sé che rende la vita più bella”, disse il santo.

 

Questa risposta ci sorprese. Sembrava che la sfida non fosse tanto per quelli di Hollywood, ma invece per tutti gli uomini di tutti i tempi”.

 

Sfortunatamente il solito colpo di tosse del sacrestano ci avvisò che si era fatto tardi per cui congedatoci dal santo uscimmo, per tornare a casa, ma  continuammo a respirare a pieni polmoni come se un piacevole vento di aria fresca ci stesse avvolgendo.

 

 

 

am: «La notte degli Oscar, San Nicola! Era una giornata bellissima, primaverile e tiepida. Gli amici sbucavano all’improvviso e alla spicciolata. La compagnia si ricomponeva. Uno degli amici aveva lo sguardo sospeso in aria e a tratti sembrava che calpestasse qualcosa per terra. Di punto in bianco esordì: “Avete visto domenica scorsa gli Oscar?"» Galatro, Mercoledì 12 Marzo  2014
 

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