Appunti di viaggio

John Fitzgerald Kennedy un mito o il nuovo, San Nicola?

 

 

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Ripercorrere quanto stava succedendo cinquant'anni fa in America, con quegli gli occhi di un bambino o di un adolescente, rende ancora oggi struggente il ricordo vivissimo di quelle sbiadite immagini in bianco e nero che arrivavano su quell'unico canale televisivo che esisteva. Arrivavano da un mondo lontanissimo che un'improvvisa tragedia rese incredibilmente e dolorosamente vicino. Il mondo era certamente molto diverso. Quelle vicende si fissarono molto più facilmente nel cuore e nella mente, sebbene i mezzi di comunicazione fossero quelli che erano.

 

Con questi pensieri espressi a voce alta, si passeggiava in piazza tutti ben coperti per il freddo che sempre più tagliente si faceva sentire.

 

“Vi ricordate cinquant’anni fa, il 22 novembre 1963, John F. Kennedy, presidente  degli Stati Uniti dal 1960 che dopo solo tre anni di presidenza, moriva a Dallas in Texas ucciso a colpi di fucile da quel tipo strano, un tale Lee Oswald?”

 

“Che brutta fine a fatto Oswald. L’hanno arrestato ma poi, mentre era detenuto in una stazione di polizia, fu a sua volta ucciso a colpi di pistola da un altro ambiguo personaggio, un certo Jack Ruby. Questi affermò di averlo fatto per vendicare l’uccisione di un presidente di cui era un grande ammiratore” replicò un amico. Ognuno aggiungeva un particolare che affiorava alla mente.

 

“Anche a lui finì male. Condannato alla pena di morte, poi tramutata in ergastolo, Jack Ruby morì in carcere tre anni dopo”.

 

E il saggio della compagnia tentò di tirare le conclusioni “Certo con questa sequenza di eventi, senza indulgere a ricostruzioni di retroscena non dimostrabili né a specifiche accuse mai provate, restando semplicemente ai fatti, è inevitabile concludere che contro Kennedy erano mobilitate potenti forze oscure”.

 

Aggiunse subito un altro amico “La «Teoria della Cospirazione» ritorna sempre. Quali fossero e perché volessero ad ogni costo la sua morte, non è stato sino ad oggi chiarito, ma il fatto in sé risulta indiscutibile. E poi vi ricordate che nel 1968 anche il fratello di John, Bob Kennedy, suo erede politico e aspirante candidato democratico alle elezioni presidenziali in programma in quell’anno, verrà pure lui ucciso da un attentatore altrettanto «venuto dal nulla»?”.

 

“E si! Chissà se un giorno scopriremo la verità. Certamente però c'è una cosa che non potremo mai sapere: cosa avrebbe fatto di questa America JFK? O, per dirla con le sue parole, che cosa John Fitzgerald Kennedy avrebbe potuto fare per l'America: quel che avrebbe potuto essere e non è stato”, aggiunse ancora un altro amico.

 

“Poi Kennedy si mostrò come il «nuovo» contro il «vecchio» rappresentato da Nixon, vi ricordate?”

 

“Una cosa che non mi è chiara è che Kennedy è stato il primo presidente cattolico degli Stati Uniti, ma anche l'ultimo. La sua elezione c'entra in qualche modo con la sua fede cattolica o no?” replicò l’ultimo della fila.

 

I ricordi si rincorrevano, le domande aumentavano, ma restavano sempre lì, come sospesi. Fu allora che, notammo la porta della Chiesa ancora aperta e decidemmo di andare subito dal santo patrono. Dopo esserci genuflessi davanti al tabernacolo, ci sedemmo al solito banco.

 

“Siete entrati perché faceva freddo lì fuori?”

 

“ No … veramente … si … c’era anche un po’ di freddo ma volevamo capire se la fede cattolica di Kennedy c'entrasse in qualche modo, con la sua elezione a presidente degli Stati Uniti?"

 

“Siete venuti qua per risolvere le beghe politiche?"

 

“No!” rispondemmo prontamente.

 

“Avete presente il discorso di Kennedy ai ministri protestanti a Houston, nell’ottobre del 1960! Allora il suo essere cattolico minacciava di diventare un serio problema per la sua campagna elettorale. A Houston, Kennedy disse che non aveva nessuna importanza quale fosse la Chiesa in cui credeva, ma era importante in quale America credesse”.

 

“Le due cose possono davvero essere tenute separate?” chiedemmo all'unisono.

 

“Allora Kennedy affermò che la questione della Chiesa era esclusivamente un suo affare, non degli elettori”.

 

“Se era così, allora perché non rimandare alle loro Chiese i ministri con cui invece stava parlando?”, chiedemmo, ma il santo patrono tergiversò.

 

“Il punto era se dovevano essere rispettate tutte le espressioni pubbliche della fede, o solo quelle racchiuse nell’area del culto. Ancora oggi stanno discutendo di questo in America per l’applicazione della riforma sanitaria”.

 

“E della questione che Kennedy si mostrò come il «nuovo», in una società ormai rattrappita?"

 

“Anche voi qui avete avuto qualcuno che «agli inizi degli anni sessanta, appena ventisettenne, ha cominciato la sua avventura alla guida di questo paese! Paese che ha amato, per il quale ha speso le sue migliori energie, da giovane e da uomo maturo e dal quale ha ricevuto riconoscimenti, elogi, delusioni, amarezze, umiliazioni», come amava sottolineare Carmelo”.

 

Non afferrammo subito a chi si riferisse, ma il saggio della compagnia colse subito il riferimento e come rinvigorito, aggiunse: “Ne abbiamo fatte di battaglie insieme. Che squadra eravamo. Questa valle era definita la «valle rossa» inespugnabile. Ma noi giovani pieni di entusiasmo la espugnammo. Quante opere costruimmo: strade, ponti, asili, ostelli della gioventù. Quante oper portammo a termine. Portammo la luce, l'acqua dappertutto. E poi le Terme: il vanto di questo paese. Con lui le Terme sono rinate, si sono sviluppate …”

 

“Ed ovviamente le Terme o qualche strada, qualche piazza, gli è stata dedicata?” aggiunse il santo patrono.

 

A questo punto si riaprì, come una ferita mai guarita, una questione irrisolta, cui ci tenevamo tanto ma non riusciamo mai a portarla a termine. Fortunatamente le preghiere della vecchietta, inginocchiata alcuni banchi accanto al nostro, attirarono la nostra attenzione. Così la vecchietta vedendoci silenziosi ci salutò e ci tolse dall’imbarazzo con il santo patrono.

 

Vista l’ora tardi, ci congedammo dal santo patrono ed uscimmo dalla Chiesa. Appena fuori, il freddo pungente ci convinse a tornacene a casa.

 

 

 

am: «John Fitzgerald Kennedy un mito o il nuovo, San Nicola? Ripercorrere quanto stava sucedendo cinquant'anni fa in america, con quegli gli occhi di un bambino o di un adolescente, rende ancora oggi struggente il ricordo vivissimo di quelle sbiadite immagini in bianco e nero che arrivavano su quell'unico canale televisivo che esisteva. Arrivavano da un mondo lontanissimo che un'improvvisa tragedia rese incredibilmente e dolorosamente vicino. Il mondo era certamente molto diverso. Quelle vicende si fissarono molto più facilmente nel cuore e nella mente, sebbene i mezzi di comunicazione fossero quelli che erano» Galatro, Sabato 30 Novembre 2013

 

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