Appunti di viaggio

Piove, governo ladro! San Nicola

 

 

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Sino a pochi giorni orsono ero fermamente convinto che “Piove, governo ladro!” fosse un’imprecazione inventata nell’era della Prima repubblica, ma in questi giorni mi sono ricreduto. Visitando la mostra “Casimiro Teja, sulla vetta dell’umorismo”. Con mio grande stupore ho scoperto che correva l’anno 1861 quando Casimiro Teja usò questa espressione a corredo di una vignetta che illustrava un comizio indetto dai mazziniani ed interrotto a causa della pioggia. Per certi versi i mazziniani dell’epoca si potrebbe dire sono i grillini di oggi: ai mazziniani ieri, come ai grillini oggi, non andava mai bene nulla. L’imprecazione, però, andava bene allora come va bene oggi per la Prima, la Seconda e la Terza repubblica.

 

Parlandone la sera in piazza con gli amici, lo stupore fu unanime. Lo scettico di turno, però, cominciò a infierire sul buon umore ricordando quanto ci stanno ripetendo giornali e televisioni da settimane.

 

“Qui oggi non piove ma questi politici rubano, tutti, senza distinzione di colore, di partito di appartenenza. Sono corrotti, disonesti, pensano solo alla loro famiglia. Si fanno rimborsare i regali che fanno a Natale, le spese per il matrimonio dei figli e persino la nutella …”

 

L’elenco cominciò ad allungarsi. Ci scoprimmo alla fine qualunquisti e con la rabbia che saliva sempre di più. Qualcuno sentiva però un po’ di invidia! Ma l’ultimo della fila, quello più sordo ma più saggio della compagnia, suggerì di tagliare corto e chiedere aiuto al santo patrono. Ultimamente è diventato un assiduo frequentatore di San Nicola.

 

L’indomani, di buon mattino per evitare occhi indiscreti, ci ritrovammo seduti al banco davanti al santo patrono.

 

“Comincia tu … no no comincia tu invece” di fatto tutti stavamo zitti. Ma il santo patrono ci tolse dall’imbarazzo.

 

“Noto che vi frequentate di più. Sembra che vi faccia bene!”

 

“Si. Proprio così. E’ da alcuni giorni che, tempestati dalla televisione e dai giornali, parliamo solo dei politici che rubano, che sono corrotti, che sono disonesti. E’ possibile che non si possa amministrare la “cosa pubblica” diversamente?”

 

“Forse dovreste andare a messa un po’ più spesso”.

 

“E perché?”

 

“Almeno avreste la possibilità di sentire quello che vi dice il padrone di casa. Qualche settimana addietro c’era un brano del Vangelo di Luca che descriveva la figura dell’amministratore disonesto”.

 

“Quell’amministratore ha fatto quello che fanno tutti”.

 

“Tutti no! Questo è il modo di fare di alcuni amministratori sia di aziende private che pubbliche. Forse non sono tanti”.

 

“Intendi amministratori comunali, provinciali, regionali, del governo?”

 

“Anche”.

 

“Ma a maggior ragione come amministratori pubblici non dovrebbero farlo, invece lo fanno. Perché?”

 

“Perché scelgono la strada più breve, più comoda per guadagnarsi la vita!”

 

“Magari i loro capi sovente li lodano!”

 

“”Quella è una lode alla tangente. L’abitudine alla tangente è una abitudine mondana, fortemente peccatrice”.

 

Queste parole improvvisamente ci risvegliarono dal torpore delle nostre solite chiacchiere. “Certamente è una abitudine che non ha a che vedere con Dio?

 

“Esatto. Dio ha comandato di portare a casa il pane con il proprio lavoro onesto. Invece quell’amministratore dava da mangiare ai suoi figli pane sporco. Quel papà portando a casa pane sporco aveva perso la dignità”.

 

“Ma almeno portava a casa pane!”

 

“Ragionate sempre come il mondo. Lo sapete anche voi che si comincia, forse, con una piccola bustarella, ma è come la droga, alla piccola busta segue una più grande e così si finisce con la malattia dell’assuefazione alle tangenti”.

 

“Ah! Questa assuefazione cosa centra con la dignità?”

 

“Centra, centra. La corruzione è non guadagnare il pane con dignità?”

 

“Ma non c’è una via strada cristiana, una «furbizia cristiana»?”

 

“Certo che c’è. Lo stesso Gesù ha detto siate astuti come serpenti e puri come colombe. Questo permette di fare le cose del mondo ma non con lo spirito del mondo, di praticare l’onestà nella vita e lavorare come si deve lavorare. Ma mettere insieme queste due cose è un dono, è una grazia, che dovete chiedere”.

 

Sentendo questo ritornò la letizia. Ci congedammo dal santo patrono e prima di uscire accendemmo un lumino e recitammo una preghiera. Un nuovo giorno ci attendeva.

 

 

 

am: «Piove, governo ladro! San Nicola. Sino a pochi giorni orsono ero fermamente convinto che “Piove, governo ladro!” fosse un’imprecazione inventata nell’era della Prima repubblica, ma in questi giorni mi sono ricreduto. Visitando la mostra “Casimiro Teja, sulla vetta dell’umorismo”. Con mio grande stupore ho scoperto che correva l’anno 1861 quando Casimiro Teja usò questa espressione a corredo di una vignetta che illustrava un comizio indetto dai mazziniani ed interrotto a causa della pioggia. Per certi versi i mazziniani dell’epoca si potrebbe dire sono i grillini di oggi: ai mazziniani ieri, come ai grillini oggi, non andava mai bene nulla. L’imprecazione, però, andava bene allora come va bene oggi per la Prima, la Seconda e la Terza repubblica» Galatro, Sabato 16 Novembre 2013
 

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